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Economia e finanza
Biella: un'area industriale che resiste reinventandosi
Un angolo operoso del Piemonte da conoscere e valorizzare
Articolo di Francesco Rossa
Pubblicato in data 11/06/2021

Se viaggiamo tra le eccellenze piemontesi, pienamente funzionali, scopriremo che  il territorio di Biella è oggi uno dei pochi centri europei rimasti dell’industria tessile. Questo settore di attività, pur non riuscendo a sostenere come un tempo tutta l’economia locale, comprende alcune delle aziende più rinomate al mondo per la produzione dei tessuti in lana.

La storia industriale italiana recente, come sovente viene descritta è costellata  di racconti di aziende fallite, di realtà produttive fuggite all’estero o addirittura di interi distretti industriali entrati inesorabilmente in crisi. Il destino di marchi quali Olivetti, spina dorsale del distretto di Ivrea, oltre che vanto per l’Italia, o di poli come quello di Omegna, un tempo capitale europea del ramo dei casalinghi, hanno ispirato spettacoli teatrali, libri e persino documentari. Oltre a giustissime esecrazione nei confronti  di industriali e politici che deliberatamente  hanno condannato queste aziende, senza appello.  

La crisi industriale italiana non è di certo un’invenzione, ma è anche vero che il mondo delle fabbriche non è scomparso: esistono realtà che, pur ridimensionate, hanno tenuto e sono riuscite a trovare un piccolo ma importante spazio nell’economia globale. L’industria tessile biellese, per rimanere sempre in Piemonte, è una di queste e oggi rappresenta l’unico distretto tessile europeo che mantiene integra l’intera filiera produttiva.

E’ un filone che risale al Medioevo e all’impegno di antiche famiglie. Entrando nel biellese, ci si accorge subito di avere a che fare con un territorio dalla grande tradizione industriale. Nei piccoli centri della provincia alle pendici delle Alpi e nella città stessa non è difficile trovare, purtroppo  imponenti fabbriche dismesse a ridosso di fiumi e, spesso, in mezzo al verde. Alcuni di questi edifici sono stati recuperati e convertiti a sedi di importanti istituzioni culturali, Tra i principali citiamo la Cittadella dell’arte – Fondazione Pistoletto e la Fabbrica della ruota.

Di altri invece sono rimasti semplicemente i ruderi, a testimonianza di un passato produttivo glorioso.

L’industrializzazione nel biellese è iniziata relativamente presto rispetto ad altre zone del Piemonte. La produzione laniera locale, infatti, ha una lunga tradizione che può essere fatta risalire, com’innanzi accennato, sin dal Medioevo. Verso la fine del Settecento erano già più di 200 le realtà che lavoravano la lana, ma è solo nel corso dell’Ottocento che a Biella arrivarono i telai meccanici, introdotti in Inghilterra con la Rivoluzione industriale di fine Settecento, e la realtà della fabbrica di stampo fordista.

Fu la famiglia Sella ad avviare a inizio dell’Ottocento il processo di meccanizzazione dell’industria e furono gli stessi Sella a dare impulso alla rivoluzione industriale locale attraverso la creazione della prima officina per la fabbricazione di macchine tessili e la ricerca di nuovi mercati per l’approvvigionamento di lane pregiate sul mercato internazionale. Oggi la famiglia, attiva soprattutto nel settore bancario, è impegnata in importanti progetti di valorizzazione del passato industriale, tra i quali spicca la Fondazione Sella con le sue articolazioni. 

Così a Biella e dintorni non ci sono soltanto fabbriche chiuse. Le attività produttive ancora attive sono ben visibili. Biella è infatti riuscita a superare diverse crisi: prima fra tutte quella che nella seconda metà del secolo scorso che ha portato alla chiusura della maggior parte delle realtà produttive tessili d’Europa. Più recentemente è riuscita anche a reggere il colpo dovuto alla caduta progressiva delle barriere doganali internazionali e ha resistito alla crisi finanziaria del 2008. Per farlo ha dovuto cercare nuove strade, reinventarsi.

Per Carlo Piacenza, imprenditore e Vicepresidente dell’Unione Industriale Biellese, il cambio di strategia è stato fondamentale: "In passato eravamo come la Cina, la nostra era una produzione di massa, ora abbiamo capito che per sopravvivere dobbiamo puntare sull’eccellenza, sull’innovazione, sulla formazione e sul rapporto privilegiato che abbiamo con il mondo della moda".

Proprio i tessuti Piacenza, insieme a Cerruti, Ermenegildo Zegna, Vitale Barberis Canonico e Reda, soltanto per fare alcuni nomi, sono tra i più rinomati della produzione biellese: "Le aziende nella nostra zona forniscono i tessuti ai migliori marchi mondiali della moda. Abbiamo puntato tutto sulla qualità. Siamo una nicchia all’interno di una produzione di nicchia, ovvero quella della lana".

Per Piacenza il tessile non è assolutamente un settore destinato a estinguersi: "Io non credo a quelli che dicono che il tessile italiano sia finito". Tuttavia, non mancano le preoccupazioni: "La crisi dovuta alla pandemia ci ha messo in difficoltà: nessuno compra un bel vestito se non ha modo di sfoggiarlo durante un matrimonio, una festa o un importante riunione di lavoro. Non sarà facile, ma usciremo anche da questo brutto momento".

L’industria tessile e il suo indotto, seppur importanti, non sono più in grado di creare piena occupazione. Per questo il territorio, stando alle parole di Giovanni Vietti, imprenditore delle acque minerali e Presidente dell’Unione industriale biellese, "è alla ricerca di una sempre maggiore diversificazione. Stiamo cercando infatti di allontanarci dalla monocultura tessile per andare sempre di più verso un ecosistema produttivo multisettoriale".

Biella sta puntando infatti sulla valorizzazione dell’enogastronomia, del turismo, sull’innovazione e, non da ultimo, sulla valorizzazione del patrimonio industriale dismesso. 

I buoni propositi e i risultati non mancano, anche se occorrono ulteriori investimenti, anche da parte del pubblico. Secondo Vietti: "Oggi Biella soffre di una sorta di isolamento. Mancano collegamenti veloci con Torino e soprattutto con Milano. Anche l’accesso a internet, in particolare nelle valli, andrebbe potenziato. Nei prossimi anni occorre investire sulle infrastrutture, in primis sulla rete ferroviaria e sul digitale. Questo potrebbe davvero far decollare il turismo nei prossimi anni e aiutare tutti gli altri settori".

Anche Carlo Piacenza ha le idee chiare su tale argomento: "Con il collegamento della città alla linea dell’alta velocità ferroviaria Torino-Milano, facilmente realizzabile e non dispendiosa, e le nuove opportunità offerte dal telelavoro, Biella potrebbe diventare addirittura un centro residenziale privilegiato per chi lavora a Milano, ma vuole vivere in una dimensione più umana e a stretto contatto con la natura".  

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