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Economia e finanza
Stellantis, Tavares ha deciso: Gigafactory va a Termoli
Requiem per Torino?
Articolo di Francesco Rossa
Pubblicato in data 09/07/2021

Nel primo pomeriggio di ieri la batosta tanto temuta è arrivata e l’ad di Stellantis, Carlos Tavares, ha sciolto le riserve: la Gigafactory di batterie per le auto elettriche si farà in Italia, a Termoli. Il ceo Stellantis l’ha detto aprendo l’Electrification Day dedicato alla strategia del gruppo per l’elettrificazione.

Stellantis investirà oltre 30 miliardi di euro entro il 2025 nell’elettrificazione e nel software mantenendo un’efficienza esemplare per il comparto automotive, in particolare con un’efficienza degli investimenti del 30% superiore rispetto alla media del settore.

L’obiettivo, prosegue Tavares, è che i veicoli elettrificati arrivino a rappresentare oltre il 70% delle vendite in Europa e più del 40% di quelle negli Stati Uniti entro il 2030”.

Questa è la sintesi delle prime dichiarazioni rilasciate.

 

Torino perde la prospettiva di rilancio che con accorte politiche del governo e degli Enti Locali, avrebbe consentito la ripresa occupazionale a  Mirafiori ed il rilancio dell’economia sul territorio, considerando il volano duraturo e di immediato impatto non solo occupazionale.

 

E’ presto per trarre conclusioni, ma, seppur non è ancora dato a sapere quale sia stata la causa determinante che ha condannato la nostra città, molte sono le concause che possono aver contribuito per il no.

Innanzitutto Stellantis è una multinazionale e molte decisioni assunte sono avulse dai limiti territoriali.

 

Elkann non è l’Avvocato è espressione della lobby ebraica e non si prodiga con la decisone di un tempo nell’occuparsi della situazione  sociale e di prestigio di Torino.

 

I responsabili di Regione, Comune ed i parlamentari, hanno fatto la passerella davanti a Mirafiori, dimenticando gli oltraggi che negli anni scorsi, con le loro decisioni demagogiche e di corto respiro, hanno causato al futuro occupazionale della nostra  città.

 

Quando l’auto cresceva, dagli anni ’70 del secolo scorso in poi, sindacati e politici hanno fatto di tutto per far trasferire lavorazioni al sud, con spreco di miliardi pubblici e non brillanti risultati occupazionali altrove.

 

Con l’era Appendino  si è poi  toccato il fondo con la dichiarata guerra aperta all’auto, all’Automotive ed all’industria in generale.

Tornando agli anni scorsi, se con Marchionne alcune importanti produzioni sono state trasferite in Serbia  e non allocate a Mirafiori, lo si deve alla caparbia intransigenza della Fiom. Queste circostanze non sono marginali e qualche traccia l’hanno lasciata

 

Tralasciando altri condizionamenti  ambientali, in assenza delle opportune e motivate pressioni da parte della politica e dell’industria, il governo ha favorito il sud ove politici ed industriali dell’indotto sono indubbiamente più tenaci e convincenti a perorare le ragioni del territorio.

 

Che sarà ora il destino degli impianti torinesi di Stellantis?

 

Il polo del lusso è già in declino, l’Alfa Romeo non carbura, altri modelli del Gruppo non escono e, al momento né Stellantis, né il governo si pronunciano.

Al limite, se la scelta fosse caduta su strutture  Stellantis all’estero avremo potuto capire la motivazione di scelte di equilibrio tra i partner, ma privilegiare lo stabilimento ex Fiat di  Termoli, rappresenta un ulteriore schiaffo per Torino.

 

Invece di perdere tempo sul destino già segnato dell’Embraco che era già destinata a  chiudere quando la Fiat nei decenni scorsi aveva ceduto lo stabilimento, l’opinione pubblica, il Governatore del Piemonte e le forze politiche che hanno a cuore la difesa e lo sviluppo della città, si concentrino  a sostenere il futuro di Mirafiori.

 

L’occasione elettorale è propizia. Chi dei mezzi busti che si presentano alla guida della città saprà trovare le motivazioni ed il convincimento per , dati alla mano, conferire con il board di Stellantis per presentare le legittime istanze e le potenzialità di Torino?

Tavares ed il lunare Elkann non devono dimenticare che a Torino è ancora presente la vocazione  al lavoro che non si trova ovunque.

 

Al momento riceviamo dichiarazioni di circostanza da parte delle organizzazioni sindacati che pur ricordano i rischi che corrono i 14.000 dipendenti di Mirafiori.

 

La UIL inneggia senza remore alla scelta nazionale di Termoli.

 

La sindaca da sempre a favore delle decrescita, tace.

Il candidato sindaco Lo Russo del PD, parla di una “grande occasione persa”, i parlamentari presenti alla passerella di Mirafiori Silvia Fregolent, Stefano Lepri, Elena Maccanti, Augusta Montaruli e Claudia Porchietto, con una dichiarazione comune si dicono delusi “  che non si sia voluto condividere un progetto per il rilancio di un territorio che ha fortemente contribuito a costruire la credibilità industriale italiana. Ora però Stellantis e il Governo trovino il modo per dare a Torino un ruolo industriale forte. Culla e capitale per decenni dell’automobile italiana, da troppo tempo è vittima di scelte e incentivi economici che avvantaggiano altri territori, fino a renderla oggi un’area di crisi industriale complessa. Come parlamentari piemontesi, continueremo insieme questa doverosa battaglia a difesa della comunità piemontese, da sempre generosa verso l’Italia”

 

Mino Giachino che ha inserito il SI al Lavoro nella sua lista per il rinnovo del consiglio comunale, mette il dito nella piaga e dichiara: ”sconfitta pesante per Torino e per il suo futuro. Coloro che hanno difeso Torino e il suo futuro sono pochi. Ora si capiscono le assenze a Mirafiori lunedì mattina (il latitante Lo Russo). 

 

Dopo la batosta e le dichiarazioni, chi è in grado di raccogliere la sfida senza se e senza ma?

 

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