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Cronaca Nazionale
Draghi tassa la casa, perché glielo comanda l’Europa!
La débacle del centro destra e il declino della nostra civiltà
Articolo di Francesco Rossa
Pubblicato in data 15/04/2022

Si è fatto un gran parlare contro la ventilata riforma del catasto. Il centrodestra è insorto, manifestando contrarietà al di fuori del Parlamento ed una delegazione di Lega e Forza Italia è stata ricevuta mercoledì da Draghi, ma  è tornata a casa sostanzialmente con le pive nel sacco, anche se qualche scusa, arrampicandosi sugli specchi l’ha trovata. Dove si nasconde l’inghippo?

Ad inizio marzo ‘22 è stata approvata la riforma del catasto, una legge delega, che prevede la mappatura degli immobili sul suolo italiano entro il 2026. Questa manovra, a dire del nostro governo, servirebbe a modificare un sistema catastale considerato antiquato e a far emergere gli immobili fantasma o accatastati irregolarmente. Se così fosse non vi sarebbe alcun argomento polemico da avanzare a questo proposito.

Argomento ineccepibile per quanto concerne vaste zone del Sud Italia, ove politica e malaffare, come le cronache giudiziarie attestano, vanno a braccetto e le registrazioni catastali, non sono, di certo ispirate al rigore.

Tuttavia, tale riforma contempla, oltre alla fotografia delle abitazioni, una revisione delle tassazioni applicate alla casa, con un conseguente inasprimento di queste.

Il catasto italiano è da sempre di carattere reddituale e le tasse vengono stabilite sulla base del reddito. Da ora questo parametro sembra non essere più sufficiente. A detta del governo, l’Europa ci imporrebbe di trasformare il catasto in patrimoniale: in sostanza, entro la fine del 2025 si dovrebbe attribuire alla casa un ulteriore parametro legato all’andamento dei mercati che ne comporterà l’aumento del valore economico, superiore a quanto vale realmente l’immobile, e conseguentemente un incremento dei pagamenti annessi per i contribuenti.

 

Le derivanti tasse graverebbero indistintamente su tutti i proprietari di case, chiamati a pagare poiché possessori di un immobile, indipendentemente dalla ricchezza che tale proprietà produce.

Non si tratta solamente di trovare il sistema per aggravare la tassazione sulla casa.
La ragione non può che essere quella di modificare gli assetti sociali riducendo drasticamente il numero di proprietari di casa, che in Italia si aggira intorno all’80% (secondo i dati ISTAT 2017).


Le direttive di queste misure, come accennato, arrivano direttamente da Bruxelles e raccomandano di rivedere gli estimi intensificando le imposizioni fiscali sulle residenze.

Un intervento, tra i tanti richiesti dalla UE, che arricchisce la Banca Centrale a danno dei risparmi degli Italiani.

 

Non è una novità. Già la UE ha confessato di voler vietare la vendita e l’affitto di immobili non in linea con determinate caratteristiche green.

Ma questo è un altro capitolo.

Il punto cruciale è che considerare la casa un bene primario ai banchieri europeisti non va giù.

 

Eppure l’acquisto della casa per gli italiani è considerato un traguardo essenziale e prioritario per impostare la propria vita personale e famigliare.

Difatti, l’Italia, nonostante i numeri in decrescita rispetto agli ultimi decenni, conta percentuali altissime di proprietari di casa da far invidia ai tedeschi, i quali invece si collocano all’ultimo posto nella classifica europea.

 

Un dato indicativo che riflette la centralità della dimora, sia in termini economici sia sociali, avvertita sensibilmente dall’italiano, geloso del significato di solidità e appartenenza rivestito dalla casa.
Piaccia o no alle innominabili Christine Lagarde e Ursula von der Leyen,  nel nostro Paese, è radicata la tradizione greco-romana, secondo la quale, la casa rappresenta in una prospettiva concreta e terrena, il nucleo primario e fondativo della vita umana e della famiglia.

 

La dimora è la prima patria, la terra dalla quale costruire i legami famigliari e trarre il reddito, come accadeva storicamente.
Il concetto di casa intesa come ambiente privato, di intimità e di appartenenza è nel mirino delle politiche dell’UE da molto tempo, le quali bersagliano gli aspetti territoriali che riguardano l’antropologia umana, intendendo sradicare l’uomo dalla propria terra, nazione o casa che sia, per ridurlo ad un migrante in fuga, ad un esule alieno dal concetto di radicamento o incapace di elevarsi dalle proprie stesse radici, sovrastato da nomadi che ci hanno invaso e sradicano i nostri legami con la civiltà cristiano-celtica.

 

La concezione solida e territoriale della vita è minacciata da una visione mobile e effimera che fa dell’abitazione non più il luogo primario degli affetti ma il tetto sotto il quale ripararsi finché fa comodo, un appoggio utile a seguire gli incerti e mutevoli impegni lavorativi.

 

L’uomo della contemporaneità, intriso di globalizzazione e migrazione, non deve essere interessato a stabilizzarsi in un posto specifico dal quale edificare la sua esistenza.

Una volta che la casa, patrimonio affettivo prima che economico e tempio privato in cui tessere i legami più sacri, diverrà un bene irraggiungibile per i costi proibitivi, gli italiani saranno costretti o ad accontentarsi di un affitto, o a pagare per tutta la vita una casa che non sarà mai propria, trasformando questo bene in un lusso per indebitare i cittadini fino all’impoverimento.

Qualcuno sta riflettendo sulla pericolosità di quest’escalation?

Continuano ad arrivare immigrati da ogni dove, si favorisce l’elargizione di sussidi di ogni tipo (dal famigerato reddito di cittadinanza alle successive elargizioni del post covid) per far scadere il Paese ad un ammasso informe di disoccupati e di questuanti. Così anche le opportunità di lavoro, che nonostante le propagande avverse, ci sono, rimangono osteggiate dalla mancanza di offerta di lavoro, indebolendo così il nostro sistema produttivo e del terziario.

Poi ad aggravare le cose stiamo, per spirito buonista, per essere invasi da frotte di Ucraini e nel contempo, quest’Unione europea che ci impone le regole di vita, non sta muovendo un passo per negoziare la resa dei russi ed un accordo sostenibile tra le parti in causa.

Ma c’è qualcuno che riflette, anche con stile politicamente scorretto, ed è in grado di aprire gli occhi agli Italiani e protestare, con cognizione di causa, o è più comodo, sin che dura, stare aggrappati al governo e concentrarsi a scagliare qualche slogan nelle piazze?

Politicanti da marciapiede!

 

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