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Cronaca
Eurovision 2022, a Torino trionfo dell’Ucraina con il gruppo Klaush Orchestra
Sabato 14 maggio 2022: data memorabile per un messaggio di pace in mondovisione, armonico schiaffo al Cremlino
Articolo di Carlo Mariano Sartoris
Pubblicato in data 16/05/2022

La finale di Eurovision Song Contest che dal Pala Alpitour di Torino, si è propagata in mondovisione, è stata introdotta da una bravissima Laura Pausini, voce e conduttrice dello spettacolo insieme a Mika e Cattelan. Un evento che ha regalato un'intensa manifestazione canora e un coinvolgente finale, forse annunciato, ma niente affatto banale.

Infatti, nel corso della manifestazione, vinta dal gruppo ucraino “Kalush Orchestra” con il brano “Stefania”, le interferenze politiche e i venti di guerra che spirano da oriente si sono inseriti più volte nello spettacolo. Dapprima con un breve discorso del presidente Zelenski, quindi con l’appello lanciato in diretta dalla stessa band ucraina: “aiutate il popolo ucraino, aiutate Mariupol”, scatenando una marea di applausi.

Il brano della Klaush Orchestra ha vinto certamente sospinto dalla tragedia che sta devastando l’Ucraina, ma non ha rubato nulla di immeritato. Musicalmente gradevole, folcloristico e intervallato da momenti rap e breakdance, “Stefania” ha restituito l’immagine di un popolo antico, legato alle tradizioni e alla famiglia. Un’icona di orgoglio, resistenza e pace, contrapposta alla devastazione della guerra che si è abbattuta sulle genti di quella terra.

Le prime votazioni delle giurie nazionali avevano premiato il Regno Unito; la Svezia al secondo posto, ma una pioggia di punti ottenuti con il televoto ha sovvertito la classifica, decretando la vittoria dell’Ucraina, innescando un tripudio di gioia e di emotività che ha impregnato l’aria del Palaolimpico e perforato il video in ogni parte del mondo. È stata un’apoteosi di solidarietà indirizzata al popolo ucraino; un astratto telegramma inviato da singole moltitudini europee, e certamente pervenuto anche al Cremlino.

La vittoria di “Stefania” e tutti i suoi significati patriottici, sono stati presto cavalcati dall’arte della politica. Il presidente Zelenski ha affermato: “il nostro coraggio ha impressionato il mondo, la nostra musica conquista l’Europa”. Messaggi di congratulazioni sono piovuti dai leader dell’Unione Europea, e l’auspicio è che l’Eurovision del prossimo anno sia ospitato in una Ucraina unita e libera, magari a Mariupol.

Dunque, laddove la diplomazia continua a fallire, l’arte riesce ad essere la portavoce più limpida del consenso o del dissenso popolare. Quasi tutti i brani musicali provenienti dai quattro angoli del Vecchio Continente sono stati di ottima fattura, ne è scaturito uno spettacolo multiforme, che ha portato nelle case i tanti idiomi e i caratteristici suoni dai sapori di terre e province lontane, eppure unite tra loro. Ma soprattutto, la musicale denuncia della feroce guerra scatenata da Mosca, ha diffuso un senso di appartenenza a un’Europa unica e unita da cultura, storia e tradizioni, forse mai così prima d’ora.

Infine, la frase che meglio racchiude il sentimento generale, è stata pronunciata da una sempre elegante e sobria Gigliola Cinquetti: “La musica è una terapia antidolore per essere tutti uniti in questo momento. Qui dovrebbero esserci anche gli artisti russi perché è importante non alimentare il vittimismo putiniano…”. E forse, sarebbe stato un ulteriore messaggio di concordia e armonia scaturita dalla musica, sempre ambasciatrice di pace.

 

 

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