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Cronaca
Anacronistico asfalto nella zona verde del medievale Comune di Barolo (CN)
A forza di piccole cause, grandi effetti ambientali stanno fiaccando il pianeta. È ora di dare l’esempio e avere il coraggio di dire basta
Articolo di Carlo Mariano Sartoris
Pubblicato in data 18/06/2022

Stimolati da alcuni articoli ambientalisti proposti da Civico20News, sono giunti molti commenti di approvazione. Ultimo tra questi è la denuncia di una operazione in atto nel comune di Barolo (CN), dove si sta procedendo a disboscare l’ampio spazio verde dello storico campo sportivo per trasformarlo in un ulteriore parcheggio, svendendo un’altra fetta di terra a un principio di mobilità privata che sta facendo i conti con gli errori del passato, inventandone di nuovi.

 

La segnalazione, corredata da immagini, mette in chiaro la triste intenzione di sradicare alberi di alto fusto e cancellare il valore dell’area polifunzionale e in parte boschiva, che consente uno sfogo fresco e ombreggiato a due passi dal paese. Un campo sportivo, ma non solo; un ampio luogo di ritrovo per famiglie, bambini, gite a piedi fuori porta e tutto ciò che, pur in un’area agricola come le Langhe, sta diventando più unico che raro; un rifugio per cittadini che fin da giovani hanno usufruito di natura pubblica a km zero, ai piedi della Collina dei Cannubi e del Comune di Barolo.

I latori del malumore pubblico, oltre a segnalare il luogo, laddove le ruspe stanno già prendendo di mira i vecchi alberi, mettono in evidenza una profonda chiusura della giunta comunale, nei confronti di ogni forma di protesta o di ogni alternativa al seppur modesto ecocidio del terreno.

Dunque, in quest’epoca post-covidale, dove un globale, prepotente potere “a monte” ha imposto dove e come accettare passivi, azioni di controllo e di chiusura verso libertà acquisite, anche la sorte di un campo sportivo destinato a Sua maestà il parcheggio, ha un suo plurimo motivo per suscitare interesse e attenzione 

È una decisione che suscita stupore in questo momento in cui, certa politica accenna di aver compreso i concetti di sviluppo sostenibile e dietro-front nel consumo del territorio, in molte aree già ampiamente sature di cemento. Una miope umanizzazione del paesaggio, già interessa terreni delle Langhe votati ad altro (es: ospedale di Verduno). Interventi che stridono con un territorio patrimonio dell’Unesco dai due volti non equamente rappresentati e rappresentativi.

Dunque, l’attenzione ritorna a Barolo, solerte Comune che in una manciata di decenni ha saputo diventare un luogo iconico e un centro di riferimento mondiale gastro-enologico, battezzando il Re dei vini e contribuendo non poco alla rinomanza del Piemonte. Un borgo "capoluogo d'altro", capace di disperdersi in un forzato palcoscenico per un happening ormai eretico nei confronti del territorio e della sua più intima, etica memoria.

Era il 2009 quando, a Novello fu creato Collisioni, festival di letteratura e musica in collina, benedetto dal patrocinio di ogni ente preposto (un progetto destinato a far dimenticare “l’affarie” del Premio Grinzane Cavour). Un festival che negli anni ha fatto slittare il suo baricentro, da letterario a musicale, sempre più pop e rock, con l’invito di star internazionali, mutando il festival Collisioni in un rendez-vous di massa, che dal 2011 ha trasferito la sua sede a Barolo comprimendo epici maxi concerti in un luogo ristretto.

Oggi il festival agri-rock si è esteso alla pianura, altri afflussi previsti a sei cifre e sul concetto di business, quasi non ci sarebbe da ridire, non fosse che, da molti anni ormai una fetta dei 682 abitanti di Barolo, avesse di che recriminare.

Barolo è un piccolo Comune di origine barbarica, quindi marchesato e oggi perla della viticoltura avviluppata da un meraviglioso anfiteatro naturale. È un borgo dal profumo medievale, non la spianata di Woodstock. La morfologia del terreno non si può cambiare (per fortuna), e nemmeno violentare la sua storia. Collisioni ha portato qualche giorno di folla mordi e fuggi che di certo è un tornaconto per qualcuno, ma non è un richiamo per ben altro sviluppo turistico internazionale, colto ed ecologico, che si sta espandendo tra vigne e noccioleti.

Così come è nato, già il festival si sta spostando verso spazi più capienti e prima o poi modificherà il suo volto.

La cultura regionale è tornata a proporsi in ambiti più tipici e modesti, ma di certo, le opere dell’uomo resteranno sul terreno. Il parcheggio laddove era il “parco sportivo” di Barolo sarà tra questi, opera da farsi a tutti i costi, poiché di costi e benefici si tratta, non certo di amore per la terra e la sua gente.

Cronaca di un fatto di ecologico s’costume e di attualità, segnalato da cittadini di un comune famoso nel mondo. Un luogo e una dialettica ben nota a chi ne scrive, rimasto invischiato in chilometriche code ai piedi di Barolo (2016, concerto di Elton John), mentre cercava di recarsi altrove.

“Somma di piccole cause, somma di grandi effetti”: il “terreno è un bene non rinnovabile”, quando diventa asfalto e cemento, per questioni di inerzia termica influisce sul microclima anche a distanza. Una volta coperto poi, il terreno muore.

I fiumi sono in secca, non piove e non pioverà. Alcune cause della sinergia climatica sono note, sarebbe stato logico arginare almeno quelle.

 

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