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Cronaca Internazionale
Thank you Corte Suprema USA
La Corte Suprema ha rovesciato una giurisprudenza decennale
Articolo di Domenico Bonvegna
Pubblicato in data 28/06/2022

Riporto soltanto alcuni stralci ripresi da interventi di amici e associazioni Pro-Vita in merito all’abolizione della storica sentenza “Roe vs. Wade” del 1973, da parte della Corte Suprema Statunitense del 24 giugno scorso sull’aborto. Ora sono I singoli Stati americani ad applicare le loro leggi in materia di aborto. Certo non basta una sentenza da sola a modificare il sentire comune, soprattutto delle donne, che negli ultimi cinquant’anni hanno subito la violenta campagna abortista. Occorre ricostruire, costruire con pazienza il senso comune in difesa della vita. Non sarà facile, non dobbiamo farci illusioni, c’è tutto un mondo filo abortista che darà battaglia.

Forse in queste ore potrebbe essere utile rileggere un interessante volumetto, che intende raggiungere lo scopo di difendere alcuni capisaldi della fede, come la difesa della vita, gioiosamente e senza arroganza. Il titolo è eloquente: “Come difendere la fede (senza alzare la voce)”, autore Austen Ivereigh, giornalista e scrittore inglese, co-fondatore del progetto “Catholic Voices”. Pubblicato dalla casa editrice, Lindau nel 2014.

Il testo affronta tutti quei temi “sensibili”, o argomenti “nevralgici”, che solitamente si sentono nei dibatti televisivi o nelle semplici conversazioni. Nei nove capitoli si affronta la questione dell’aborto, l’eutanasia, l’omosessualità, la contraccezione, la procreazione assistita e tanti altri temi. Il testo di Ivereigh rappresenta una specie di “prontuario efficace e comodo per riuscire a spiegarsi senza scontrarsi, difendere senza diffamare, riavviare il dialogo con umanità e buon senso: in ultima analisi per aprire i cuori e ispirare le menti”.

Ritornando alla sentenza della Corte Suprema Usa, il portavoce di Provita & Famiglia, Jacopo Coghe scrive: “Questo consentirà ora a molti Stati di restringere le maglie della legislazione vigente o addirittura vietare del tutto la soppressione di esseri umani indifesi nel grembo materno”, “Per Pro Vita & Famiglia si tratta di fondamentale passo avanti verso il traguardo definitivo: il riconoscimento della piena dignità umana del nascituro, e della conseguente piena personalità giuridica.

Ora gli altri stati occidentali, in primis l’Italia, prendano esempio: la Corte Suprema ha rovesciato una giurisprudenza decennale dimostrandoci che nessuna sentenza o legge, per quanto durature e “politicamente corrette”, sono intoccabili, come invece molti vogliono far credere sulla Legge 194/78.

Tutelare i nascituri e il loro diritto umano inalienabile di venire al mondo è il primo e più importante compito che uno Stato civile deve portare avanti, per il bene della società, di tutte le donne e dei bambini stessi”.

“La Corte Suprema federale degli Stati uniti d’America (SCOTUS) ha finalmente riparato all’abuso di potere commesso nel 1973, quando, nel 1973, chiuse il caso Jane Roe, et al. v. Henry Wade, District Attorney of Dallas County, comunemente chiamato «Roe v. Wade», stabilendo che fra le righe della Costituzione federale sta scritto quel che non c’è scritto e abrogò le leggi vigenti fino a quel momento nei diversi stati dell’Unione, rendendo l’aborto un assurdo, schifoso, omicida “diritto” federale”. (Marco Respinti, Thank you Scotus, 24.6.22 IFamNews)

La famosa e famigerata sentenza che nel 1973, basandosi su un falso clamoroso, ha per decenni antidemocraticamente imposto a tutti la morte di milioni di bimbi innocenti non c’è più. Il precedente culturale che quella sentenza cha costituito per tutti i filoabortisti del mondo è carta straccia.

Adesso l’aborto torna appannaggio delle assemblee legislative degli Stati dell’Unione nordamericana. La battaglia per la difesa della vita umana si sposta lì, e va combattuta lì con non minore passione e intelligenza. Ma per certo milioni di vite umane verranno risparmiate.

Dio renda merito ai giudici della corte Suprema federale. A chi li ha educati e istruiti. A chi li ha scelti e a chi li ha confermati in quel rango nobile. A chi li ha sostenuti con il cuore e con la ragione, con la pazienza e con la preghiera. E sì, Dio benedica gli Stati Uniti d’America e tutti gli uomini di buona volontà.

La speranza divampa ed è davvero possibile ribaltare le cose, anche le più impensabili.

E qui occorre fare una riflessione politica su chi ha scelto alcuni giudici della Corte Suprema. L’ex presidente Donald Trump qualche mese prima della scadenza del suo mandato, ha fortemente voluto l’elezione di Coney Barret, alla Corte Suprema, che ora è tra quelli che ha votato per cancellare la sentenza abortista del 1973. Capisco che non tutti condividono gli atteggiamenti pittoreschi dell’ex presidente Trump, ma non possiamo cancellare la sua forte sensibilità nella battaglia in favore della vita, al contrario del presidente in carica Joe Biden, che si dichiara cattolico, ma è favorevole all’aborto anche al nono mese.

Infine per completare la storica giornata, propongo una parte delle riflessione di don Antonello Lapicca, collaboratore di Radio Maria.

La sentenza di ieri ha svelato il dramma di questa generazione. L'assopimento della coscienza e della ragione sedotte dalla menzogna del demonio. Le reazioni delle donne, delle madri rivelano come oggi sia normale ciò che non lo è. Il peggiore dei crimini è ritenuto un diritto. E le donne, le madri, lo credono, e si agitano come fiere che difendono la preda, invece di proteggere con lo stesso zelo il proprio figlio. Come si è arrivati sin qui? Come la mente e l'anima possano essere state anestetizzate sino a questo punto?

Con la propaganda prima e la legislazione poi, che hanno distrutto prima e riplasmato poi la società nella quale le nuove generazioni sono nate e cresciute. È quasi impossibile immedesimarci in loro, che hanno bevuto l'unica bevanda avvelenata dell'ideologia. Per loro non vi sono alternative, come non vi saranno per la questione gender, l'utero in affitto e i matrimoni gay. Così per l'eutanasia e poi per ogni abominio messo in atto con la scusa della transizione ecologica.

 

 

 

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