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Cronaca
Ezio Gribaudo ci ha lasciati, il mondo ha perduto uno scrigno di sapienza e bellezza
Ricordando il grande artista, ma soprattutto una figura unica e insostituibile, pioniere e pilastro di molti sensi della vita
Articolo di Carlo Mariano Sartoris
Pubblicato in data 19/07/2022

Questo non è tanto un epitaffio in omaggio a un grande artista torinese, maestro del 900 e del nuovo millennio, quanto piuttosto un gemito di dolore personale, certamente condiviso da Torino, la sua amata città, e non solo. Frammenti e ricordi di un personaggio che partendo ha lasciato un vuoto incolmabile e il mondo è un po' più povero.

Ezio Gribaudo aveva 93 anni e la notizia della sua morte mi ha colpito e addolorato come poche altre volte è capitato nella mia pur complessa vita. Vorrei qui ricordarlo non come un dovuto, evocativo comunicato di cronaca, ma da un punto personale, uomo immenso che, in poco più di un decennio di conoscenza, ha saputo arricchire di fiducia e di sapere la mia esistenza.

Ci siamo conosciuti durante una conferenza sull’arte. Entrambi sul palco, come due cani che si riconoscono e cominciano a giocare tra loro, abbiamo iniziato a parlottare suscitando persino qualche lamentela, indisciplinati relatori andati fuori tema e al di là della scaletta. Quella sera è nata un’amicizia che mi ha arricchito la vita. Ezio Gribaudo è stato per me un amico, un fratello di storie e di pensieri, e in più di un caso, quel mentore che tante volte avrei voluto.

Ezio ha capito le sofferenze imposte dal fato alla mia vita. Un po’ se ne parlava  e poi mi diceva: “peccato che non ci siamo conosciuti prima”, concludendo con poche parole tanti pensieri che scaturivano da un comprendere profondo. Poi, tra un racconto e l’altro della sua scorribanda nel tempo, a metà tra un grande artista e un sapiente interprete delle cose del mondo, talvolta abbassava la voce e con complicità, mi faceva partecipe di qualche confidenza.

Divertenti aneddoti di un uomo che reputo uno dei più grandi interpreti dell’esistenza, selettivo, quindi generoso, divertente, inarrestabile affabulatore prima ancora che immenso uomo d’arte, di cultura e di sapiente intelligenza. Argonauta del tempo che ha arricchito se stesso e gli altri, la filosofia e ogni pionieristico viaggio intrapreso alla ricerca dell’armonia espressiva, maestro tra i maestri, durante la seconda metà del 900 fino a un giorno fa, l’ultimo per lui su questo stanco mondo.

Potrei riempire pagine elencando opere, monografie, riconoscimenti, o narrare di funambolici incontrI con i più prestigiosi artisti del 900, oppure di metaforica arte condensata nel profilo di un grande dinosauro, firma simbolica che dall’alto dei tempi, comprime, descrive e racconta dell’uomo e del mondo.

Invece, vorrei ricordare Le debolezze umane, quando mi confidava di quanto i suoi problemi alla vista gli impedissero il piacere di leggere, o di quella volta che eravamo per strada e voltandosi a guardare il suo aggettante atelier che trabocca d’arte & cultura, castello incantato abitato dalle più giocose, antropomorfe meraviglie, guardato a vista dal grande brontosauro di pietra, con tono triste e rassegnato Ezio mi disse: “come posso lasciare tutto questo?”

Sentiva l’età già troppo avanti e di morire non aveva nessuna voglia. La strada di una vita d’arte e bellezza, non si capacita di intravedere un terminal, chiamata a rapporto da sorella morte, figura triste e incapace d’ogni forma d’arte, di gioia e di ironia.

Raccogliere pensieri e confidenze del Maestro è stato un privilegio infinito. Quelle poche volte in cui ultimamente abbiamo incrociato opinioni e familiarità, Gribaudo era cambiato. L’avanzare dell’età gli aveva reso più lenta la parola, non il suo significato. Ezio era triste, aveva colto come pochi fanno, tutte le deformità che in un lesto decennio hanno imbruttito il nostro bellissimo e maltrattato mondo.

Telefonate e brevi incontri: un sincero “come stai?” E poi, da esperto intenditore dei popoli, custode di misteri che col tempo mi ha svelato e quindi, ovattato avventuriero, mi ha sempre anticipato, come amava dire: “in tempi non sospetti”, il futuro della politica, il ruolo e il retroterra dei nostri governanti, di segreti di Stato, della mentalità dei russi; vittimistici pittori, etici e conservatori, e degli americani; insaziabili squali geopolitici e liberisti artisti, anticipando la resa dei conti. Ezio parlava comprimendo tutto, scindendo in una frase il bello e il brutto di ogni argomento. Icona culturale della sua città, era noto e apprezzato in tutto il mondo. 

Due momenti tra tanti, che non potrò scordare: una mostra a due mani che mi concesse in quel di Pollenzo una manciata d’anni fa e poi, il 7 maggio, l’ultimo incontro in un’altra mostra a due mani: A REGOLA D’ARTE, Ezio Gribaudo e Silvio Vigliaturo ad Avigliana. È ancora aperta fino al 24 luglio. Chi può non se la perda. In quel frangente, vedendomi arrivare sulla mia carrozzina, fu quasi commosso e mi strinse a sé, per poi ringraziarmi in pubblico mentre parlava con la stampa.

Chiedo scusa se ho voluto ricordare Ezio Gribaudo soprattutto da un punto di vista del tutto personale, tralasciando la sua imperdibile catena editoriale e artistica ben rintracciabile sul Web. È stato più forte di me, raccontare d'istinto e con sentimento è come avrebbe voluto lui, sempre ansioso di un commento, di un ricordo, di due righe sincere come queste.

Il suo ricordo resterà conservato nello scrigno migliore della mia immodesta memoria… Buon viaggio Maestro! Ovunque sia diretta la tua sensibile essenza, il luogo è fortunato. Si arricchirà di favole, di amarcord in dialetto piemontese, di pungente ironia e soprattutto di un giocoso e profondo senso di bellezza.

Link della mostra: A REGOLA D’ARTE ancora aperta ad Avigliana (TO)

https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=44631

Infine, grande vicinanza alla famiglia, personale e dal giornale. A Carlo e Paola in modo particolare.

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