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Economia e finanza
"Caro scuola": nuova stangata in arrivo per le famiglie italiane
Inchiesta sui rincari che aspettano i genitori in vista del nuovo anno scolastico.
Articolo di Andrea Elia Rovera
Pubblicato in data 26/08/2022

Sempre più lettori ci chiedono di seguire l’aumento spropositato dei prezzi e le stangate che colpiscono i consumatori ogni volta che fanno la spesa e ricevono uno scontrino.

Oggi abbiamo deciso di occuparci della “mazzata” che colpirà i genitori che devono approvvigionare i loro figli di tutto il materiale necessario per affrontare l’anno scolastico 2022/2023. Secondo gli esperti del Codacons libri, zaini, quaderni e penne subiranno un aumento del 7% rispetto allo scorso anno.

Il centro monitoraggio e studi del Codacons fa sapere che “quest’anno il prezzo di uno zaino di marca raggiunge i 200 euro, mentre per un astuccio griffato attrezzato (con pezze, matite, gomma da cancellare e pennarelli) la spesa tocca il picco di 60 euro. Altra voce che incide sull’esborso per il corredo è quella relativa al diario, che quest’anno raggiunge i 30 euro per le marche più note”.

Ma cosa giustifica prezzi così alti per prodotti che fino a pochi anni fa si acquistavano quasi alla metà?

Le associazioni dei consumatori puntano il dito contro il “caro energia” conseguente all’impegno sociale e militare che il Governo Draghi ha assunto nei confronti dell’Ucraina per contrastare la Federazione Russa. Grazie a questa presa di posizione – per la quale il Popolo italiano non è stato ovviamente interpellato – i costi dell’energia sono lievitati e le aziende hanno subito un impennata delle bollette di luce e gas che, ovviamente, riversano sul consumatore finale.

Le famiglie sono seriamente preoccupate perché le stime fatte nell’ultimo trimestre dicono che “le spese totali per il materiale scolastico dell’anno scolastico 2022/2023 possono arrivare a quota 588 euro a studente su base annua, cui va aggiunto il costo per libri di testo, altra voce che inciderà pesantemente sui portafogli delle famiglie italiane, variabile a seconda del grado di istruzione e della scuola, con la spesa complessiva a carico delle famiglie che – tra corredo e libri – potrà facilmente raggiungere quest’anno il 1300 euro a studente”.

Il Governo Draghi viene descritto da tutti i soggetti del mainstream dell’informazione come il “governo dei migliori” ma a ben guardare queste cifre pare del tutto evidente che non è così. Una famiglia che ha due figli in età scolare si vedrà portar via – secondo le stime del Codacons - 2600 euro in un solo mese.

Anche sul fronte alimentare, però, non si scherza perché - come scrive Cristina D’Amicis del quotidiano “Today” – “i prezzi dei generi alimentari stanno aumentando a causa del caro energia, della guerra e della siccità. Secondo l’Economist però a pesare come un macigno su questi rincari è soprattutto la speculazione”.

E anche qui è d’uopo una riflessione.

Come mai il Ministero dell’Economia e delle Finanze non ha conferito mandato alla Guardia di Finanza di fare controlli capillari negli esercizi commerciali, per evitare che i commercianti si approfittassero della situazione economica globale, speculando sulla povera gente?

Perché l’economista Mario Draghi non si è messo al lavoro per impedire che il consumatore finale venisse “spennato” dai soliti furbetti dello scontrino? Dov’è lo Stato quando il cittadino ha bisogno di essere protetto e tutelato?

Come cronisti non possiamo restare insensibili dinanzi alle tante segnalazioni che riceviamo da voi, nostri lettori, e non tener presente che “l’inflazione continua a correre facendo registrare a luglio prezzi in crescita degli alimentare del 10% rispetto allo scorso anno”.

Qui le cose sono due: o riduciamo del 10% il peso del cibo che consumiamo o lo Stato rivede i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro ed aumenta le tabelle retributive portandole in linea con l’aumento dell’inflazione.

Vedendo come stanno andando le cose nel nostro Paese è senz’altro più facile che la gente faccia rinunce alimentari, andando così ad incrementare il lavoro dei calzolai per fare nuovi – e per nulla incoraggianti – buchi alla cintura.

C’è da chiedersi come l’Italia abbia potuto ridursi in questo modo quando, fino a pochi anni fa, era una nazione autorevole, competitiva e molto stimata dai mercati internazionali.

Noi certamente continueremo a monitorare il “caro scontrini” e a raccogliere le vostre segnalazioni con la speranza che il 25 settembre segni un punto di svolta per la nostra economia e la nostra indipendenza nazionale.

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