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Economia e finanza
Energia. L’infame gabella degli ambientalisti
Purtroppo il costo dell’energia sale anche a causa delle scelte folli degli ambientalisti (mercato ETS e certificati EUA). L’intervento calmieratore del Governo
Articolo di Francesco Rossa
Pubblicato in data 19/09/2022

L’emergenza prioritaria per l’Italia è rappresentata dal caro bollette, oltre alla necessità inderogabile di sfruttare i giacimenti di gas e petrolio esistenti sul territorio e lungo le coste dell’Adriatico. A dire il vero il caro bollette è un problema che stava maturando da almeno un anno, annunciato nel settembre 2021 anche dal governo italiano, ma dal dopo vacanze, l’impennata delle bollette impone l’adozione di misure urgenti da parte del governo.

Venerdì scorso si è riunito il consiglio dei Ministri ed ha varato un corposo piano di interventi senza ricorrere allo scostamento dl bilancio tanto strombazzato da Salvini.

Nel merito del decreto, con i 17 miliardi del dl aiuti bis e i 14 del dl aiuti ter "si raggiunge quota 31 miliardi.

Il decreto prevede l'estensione dei crediti di imposta, un rafforzamento ed un ampliamento dei beneficiari. Così, centinaia di piccole imprese ne avranno accesso.  Il riconoscimento di un contributo sociale di 150 euro per 22 milioni di italiani che guadagnano meno di ventimila euro, ha annunciato Draghi. Con i nuovi sostegni del governo previsti  per famiglie e imprese che si aggiungono a quasi 50 nei mesi scorsi.

Nel complesso si agisce su un valore superiore a 60 miliardi di euro pari al 3.5% del Pil superando la media degli interventi erogati dagli altri Paesi europei

Inoltre, Il sistema bancario ha mostrato disponibilità a lavorare insieme per il Paese e sarà pronto a dare prestiti al tasso dei Btp senza commissioni aggiuntive alle imprese per il pagamento della bolletta: questi prestiti saranno garantiti dallo Stato ma con una garanzia gratuita. Si tratta  infatti di una rateizzazione delle bollette.

Draghi ha inoltre annunciato che Il 30 settembre  il Consiglio Ue straordinario sull'energia potrebbe approvare un 'price cap', e la "tendenza" è a un provvedimento generalizzato sul gas focalizzato sulle forniture via gasdotto.

Rispetto agli allarmismi diffusi nei giorni scorsi, il ministro Cingolani ha affermato che “Gli stoccaggi di gas sono all' 86,7, l'obiettivo era 90 a fine ottobre”.

Non siamo comunque la pecora nera dell’Europa, perché le conseguenze dell’aumento del prezzo dell’energia sono drammatiche ovunque, non solo in Italia.

 

In Germania, la “locomotiva d’Europa”, fortemente legata all’importazione di gas dalla Russia, il 73% delle piccole e medie aziende, nell’ultimo rilevamento, dichiara di essere in difficoltà a causa del rincaro dell’energia. Di queste, il 10% ritiene che il rincaro sia una minaccia esistenziale e nei prossimi sei mesi, rischiano di chiudere. La Germania sta tentando di tamponare la falla con un aiuto di Stato da 65 miliardi di euro, ponendo un calmiere sulle bollette elettriche di aziende e utenti privati.

Il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz offre anche sostegni aggiunti per i fragili: pensionati, studenti, meno abbienti.

 

In Francia, dove la dipendenza dal gas russo è decisamente inferiore, essendo la prima potenza nucleare civile in Europa, il pacchetto di aiuti ammonterebbe (per ora) a 20 miliardi di euro. 

 

Ma a parte la situazione contingente, dovuta a una scarsità improvvisa di materia prima, la politica ecologista europea, considerata un dogma negli ultimi due decenni, ha contribuito non poco al rialzo dei prezzi.

 

Per questo la crisi era già annunciata, ben prima che la guerra scoppiasse.

Il mercato ETSA e il commercio dei certificati EUA, che danno alle aziende il diritto ad emettere gas serra oltre le quote consentite, causano l’aumento dei prezzi.

Venendo meno il gas, in tutti i Paesi europei si deve ricorrere al carbone, la richiesta di emettere più gas serra aumenta e di conseguenza aumenta anche il prezzo dei certificati.

 

Per capire di quanto, basti considerare che in febbraio costavano 90,7 euro, quando nel 2019 la media annua era di 25 euro. Attualmente si sono assestati attorno ai 72 euro, più di tre volte il prezzo pre-pandemia.

 

Le aziende pagano i certificati, ma li ricaricano sui prezzi al consumatore.

In pratica, uno strumento finanziario inventato dall’Ue, per motivi puramente ecologici, lo paghiamo noi.

Il prezzo è prevalentemente dettato dalla politica. Si tratta di un mercato artificiale.

Quando i certificati vennero emessi per la prima volta nel 2005 i prezzi erano liberi e molto più bassi delle medie attuali. Nel 2012 ad esempio la media annuale era di 7,3 euro, nel 2013 addirittura di 4,3 euro. Fino al 2017, il prezzo era inferiore ai 10 euro a certificato. Perché?

 

Perché le quote carbonio venivano rispettate, non c’era bisogno di comprare certificati di emissione. Cosa è successo dopo?

 

Gli accordi internazionali sul clima hanno fissato obiettivi sempre più ambiziosi. Ma soprattutto: la politica dell’Ue ha creato una scarsità artificiale di certificati.

L'idea politica alla base di queste decisioni era che i prezzi bassi non incentivassero a sufficienza la riduzione delle emissioni. E che con maggiori entrate vi sarebbero state più risorse a disposizione per investire in tecnologie verdi. 

 

I prezzi sono saliti ben prima della guerra. Nel 2021, la media annuale era già di 53,5 euro.

Il mercato artificiale dei certificati è solo uno dei tanti aspetti delle conseguenze della famigerata  politica verde, di quel Green Deal tanto  costoso.

 

In bolletta, infatti, finiscono anche tutti i sussidi alle energie rinnovabili, tuttora fuori mercato perché meno affidabili (dipendendo da sole e vento, sono intermittenti), alla mobilità elettrica e tutte le infrastrutture annesse e connesse.

 

Nonostante il problema sia evidente, solo la Polonia lo ha sollevato, chiedendo di interrompere almeno il sistema ETS per due anni. Si tratta di una voce isolata e finora inascoltata.

 

Gli altri governi europei preferiscono adottare una scelta folle, Pagare tanto l’energia e poi sussidiare i consumatori, ma il sistema sta andando a pezzi. Urge una radicale inversione di tendenza.

 

Oggi non si può più tergiversare. E’ inconcepibile che si ricorra alla fiscalità (cioè ai cittadini) per mitigare la ricaduta dell’onere delle bollette, per poi gravare gli stati ed i cittadini a causa delle scelte deleterie  inventate dagli ambientalisti .

 

La ribellione ne confronti dell’ideologia verde, dovrà partire dal basso e subito.

Se gli italiani  iniziassero, a titolo difensivo il 25 settembre, a mandare a casa i vari Bonelli, Cunial, Fratoianni, il prossimo governo potrebbe affrontare la politica energetica, nel suo complesso, con maggiore serenità e lungimiranza, tirando la giacchetta anche all’Europa.

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