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Cronaca Nazionale
Marco Cappato aiuta un uomo nel suicidio assistito
Ennesimo viaggio in Svizzera per porre fine alla vita di un uomo malato.
Articolo di Andrea Elia Rovera
Pubblicato in data 26/11/2022

Negli scorsi mesi vi abbiamo raccontato di Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione “Luca Coscioni”, che aveva accompagnato una donna in Svizzera per sottoporsi al suicidio assistito.

Questa volta Cappato è andato in Svizzera per sostenere ed aiutare un cittadino italiano, il signor Romano, affetto da Parkinson atipico desideroso di sottoporsi alla triste pratica del suicidio assistito.

La moglie del prossimo suicida, rivolgendosi all’opinione pubblica, ha fatto sapere che “la scelta del fine vita è un diritto fondamentale dell’uomo. In queste ore se mio marito confermerà la sua decisione consapevole e responsabile sarà libero di porre fine alle sue sofferenze”.

Quello che lascia perplessi è che il sofferente in questione “non è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale” e dunque la sua eutanasia contravviene pienamente alla Sentenza numero 242/2019 della Corte Costituzionale che permise al dj Fabo di porre fine alla sua esistenza.

Per Cappato questa è una delle tante disobbedienze civili messe in atto dalla sua associazione. Interloquendo con gli organi di stampa ha infatti dichiarato: “Sono di nuovo in Svizzera per far valere quello che dovrebbe essere un diritto fondamentale”.

La moglie del signor Romano, nello spiegare il perché di questa decisione, ha detto: “Mio marito Romano è affetto da una grave malattia neurodegenerativa, una forma di Parkinson molto aggressiva che gli ha paralizzato completamente gli arti e che ha prodotto una disfagia molto severa che lo porterà a bere a una alimentazione forzata.

Quando a inizio luglio Romano ha espresso in maniera molto responsabile e consapevole il desiderio di interrompere questa lunga sofferenza ci siamo rivolti all’Associazione “Luca Coscioni” e abbiamo chiesto aiuto anche a Marco Cappato. Tutto questo per evitare problemi legali visto che nel nostro Paese non esiste un quadro legislativo chiaro sulla scelta del fine vita che è un diritto fondamentale dell’uomo”.

Una volta in Svizzera la signora ha concluso dicendo: “Per romano siamo arrivati in Svizzera e stiamo aspettando la visita del dottore. Davanti al dottore confermerà la sua decisione consapevole e responsabile già espressa. Sarà libero di porre fine alle sue sofferenze”.

Quando ci troviamo a parlare di queste vicende lo facciamo sempre in punta di piedi perché dietro ad una decisione tanto drastica ci sono storie e sofferenze difficilmente immaginabili.

Nostro compito non è esprimere giudizi di assenso o di condanna ma narrare i fatti con la speranza di porre tra i nostri lettori un barlume di riflessione, utile a dare il giusto valore alla vita.

Chi è credente sa che “la Chiesa Cattolica, nei suoi duemila anni di storia, ha sempre difeso la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, con una particolare attenzione alle fasi fragili dell’esistenza. Il no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico sono un sì alla dignità e ai diritti della persona: inguaribile non vuol dire incurabile”.

Con queste parole del collega Amedeo Lomonaco di “Vatican News” vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno a chi vive una condizione di sofferenza, una diagnosi cronica che lascia poco spazio alla speranza e una condizione di precarietà della vita difficile da immaginare.

Sicuramente torneremo a trattare questo tema e lo faremo – come sempre – in punta di piedi.

#Eutanasia
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