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Cronaca Nazionale
Novello (CN) - Il "Centro La Ninna" diventerà a breve il primo Ospedale e Centro di Ricerca per i ricci
L'unico totalmente dedicato a questa specie 
Articolo di Maria Luciana Pronzato
Pubblicato in data 05/12/2022

"Abbiamo appena vinto il premio più prestigioso del "Nature Film Festival" (Deutsche NaturfilmPreis) in Germania, con il documentario Die Igel-Retter aus dem Piemont (Il soccoritore dei ricci dal Piemonte) girato nel 2021 al Centro Ricci La Ninna per la regia di Rosie Cook e andato in onda su Arte TV per la serie Geo 360. La giuria giovanile ha infatti scelto il nostro documentario come il migliore!

Se non faremo nulla per fermare il declino di questa specie, i ricci si estingueranno in 10-20 anni. Se sono ad un passo dall’estinzione animali così comuni, i prossimi saremo noi, perché siamo - a tutti gli effetti - ad un passo dalla sesta estinzione di massa. Il nostro dovere è proteggerli, perché dalla salute dei ricci dipende anche la nostra sopravvivenza”. 

 

A parlare è il dott. Massimo Vacchetta, veterinario che dirige il Centro Recupero Ricci “La Ninna” che oggi ospita circa 200 ricci, alcuni resi disabili dall'attività dell'uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l'utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini).

 

“Nell’inverno 2022, con un incremento della tendenza negativa registrata negli anni precedenti, c’è stato un calo dei ricoveri al Centro Ricci “La Ninna” a causa della mortalità elevatissima dovuta alla siccità e al cambiamento climatico: in tutta Europa migliaia di adulti non sono sopravvissuti all’inverno precedente perché non sono stati in grado di acquisire un peso sufficiente per affrontare il letargo o si sono risvegliati precocemente per le elevate temperature dei primi due mesi dell’anno che hanno “mimato” la primavera: questi ultimi non sono sopravvissuti a causa della mancanza di acqua e cibo o per gravi colpi di calore".

 

Massimo Vacchetta insiste affermando:

 

"Sono state rinvenute, come ci hanno confermato anche colleghi dei Centri Europei analoghi al nostro, madri morte a fianco dei loro cuccioli a causa della disidratazione e debilitazione. Invece, in questo inizio d’autunno, abbiamo registrato un incremento preoccupante dei ricoveri di piccoli ricci in difficoltà, molto debilitati o orfani: un altro effetto del riscaldamento globale è il crollo drammatico della popolazione di insetti, prede d’elezione dei ricci che scarseggiano tutto l’anno e ancora di più durante l’autunno, quando il calo sarebbe stato fisiologico anche in condizioni meno critiche di quella attuale”. 

 

Per documentare i numeri di questa emergenza, il Centro Ricci di Novello (Cuneo) ha avviato una collaborazione con il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell'Università di Torino (DSV) per indagare le cause di ricovero e morte dei ricci.

 

Il progetto, coordinato dalla professoressa Maria Teresa Capucchio, cercherà di mettere a punto i parametri del profilo metabolico ematico di questi piccoli mammiferi e indagherà gli agenti infettivi e parassitari che possono essere veicolati e potenzialmente pericolosi per i ricci e l’ambiente. Si cercherà, inoltre, di capire se, a seguito di periodi di ospedalizzazione di almeno 10-15 giorni, i ricci possono sviluppare resistenza agli antibiotici o modificare il proprio microbiota intestinale.

 

Saranno presi in considerazione i ricci ricoverati e deceduti presso il Centro Animali Non Convenzionali (C.A.N.C.) del DSV e quelli del Centro Recupero Ricci “La Ninna”.

 

I dati preliminari sinora disponibili sono stati ottenuti esaminando i soggetti deceduti presso il C.A.N.C. da gennaio 2018 a luglio 2022 e quelli deceduti nel Centro “La Ninna” nel 2022. Un totale di 160 ricci è stato sinora incluso nello studio. 

 

I risultati sono in accordo con la letteratura, che considera i traumi, la debilitazione e le malattie infettive come le principali ragioni di ricovero. I traumi rappresentano una delle cause più comuni di mortalità nei ricci e nella maggior parte dei casi sono legati all'uomo. Le malattie infettive (batteriche o parassitarie) che colpiscono principalmente i polmoni o il tratto gastrointestinale sono un'altra importante causa di morte.

 

Sono stati rilevati frequentemente vermi polmonari, ma  sono necessari ulteriori studi al fine di comprendere l'ecobiologia di questi parassiti e la patogenesi delle loro lesioni. L’aumento della presenza di malattie parassitarie potrebbe dipendere dal cambiamento climatico e/o dalla distruzione dell’habitat dei ricci da parte dell’uomo: la mancanza delle prede di cui solitamente si ciba il riccio, spinge questa specie a nutrirsi di prede inconsuete, spesso ospiti di parassiti potenzialmente letali. 

 

Sono in corso indagini istologiche e microbiologiche per verificare il potenziale ruolo degli agenti infettivi nel causare la mortalità dei ricci e nel contribuire al declino della loro popolazione.


“Credo che la collaborazione tra i due centri - aggiunge la Dott.sa Maria Teresa Capucchio - permetterà di conoscere le cause di morte e malattia dei ricci del Piemonte al fine di poter attuare misure di profilassi adeguate. È importante lavorare ora per evitare che questi piccoli mammiferi essenziali nell’ecosistema, possano arrivare all’estinzione con conseguenze molto gravi per l’ambiente che ci circonda.

 

Conoscere meglio gli agenti infettivi e/o infestivi eventualmente veicolati è altrettanto essenziale per monitorare la circolazione degli agenti biologici nell’ambiente ed i potenziali rischi per le altre specie viventi in un’ottica One Health! È inoltre molto importante valutare l’impatto dell’ospedalizzazione sul microbiota intestinale e sullo sviluppo di antibioticoresistenze per capire quanto l’antropizzazione possa determinarne modifiche/insorgenze potenzialmente dannose per la salute animale e l’equilibrio dell’ecosistema”.

 

Il prossimo passo sarà quello di trasformare il Centro Ricci “La Ninna” nel primo ospedale e Centro di Ricerca totalmente dedicato a questi piccoli mammiferi. Per questo è stata avviata una raccolta fondi. Il contributo necessario per l’apparecchio radiologico digitale è stato ottenuto, ma sono necessarie altre strumentazioni per indagare il profilo metabolico dei ricci e costruire la sala operatoria; per questo motivo, la raccolta fondi rimarrà aperta anche dopo il superamento dei 15.000 euro (Qui il link per le donazioni https://gf.me/v/c/gfm/apparecchio-radiologico-digitale)

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