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Cultura
Aosta – Capolavori inediti di Joan Miró per la prima volta in Italia
Dipinti, sculture, libri d’artista, documenti fotografici per celebrare i centotrenta anni e quaranta anni dalla scomparsa dell’artista catalano al Museo Archeologico Regionale di Aosta fino al 1 ottobre 2023
Articolo di Gianfranco Piovano
Pubblicato in data 31/05/2023

Un evento unico, ci accompagnerà per tutto  il periodo estivo fino all’autunno inoltrato, la grande mostra, per un grande autore del Novecento,”Joan Miró. È quando sogno vedo chiaro”.

Gli ambienti del Museo Archeologico Regionale di Aosta, accolgono  per la prima volta in Italia, capolavori unici del grande artista catalano, uno dei massimi  protagonisti dell’arte del secolo scorso. L’esposizione promossa dall’Assessorato Beni e attività culturali, Sistema educativo e Politiche per le relazioni intergenerazionali della Regione autonoma Valle d’Aosta, presenta nelle varie sezioni del percorso espositivo, sculture, olii , i fantocci di Mori el Merma(Morte al fantoccio), la sovversiva e festosa opera teatrale del 1978 ,  tredici famosi libri d’artista e quattro  videocassette - realizzate appositamente per questa mostra – a persone che conobbero o lavorarono con Miró, tra cui il nipote Joan Punyet Miró, Rosa Malet, Colita,Joan Baixas.  

Le opere esposte provengono da varie istituzioni quali la Fundació Pilar e Joan Miró de Mallorca, il Museu Es Baluard d’Art Contemporani de Palma, la Diputaciód’Alacant, Harvard Art Museums de US, il fondo familiar de Succesió Miró e da diversi collezionisti privati.  Daria Jorioz – Dirigente della Struttura attività espositive e promozione identità culturale delle Regione autonoma della Valle d’Aosta - scrive nel catalogo,”Joan Miró ha percorso l’arte del Novecento come una stella luminosa, amatissima da molti, ritenuta scontata da alcuni: acclamato per la limpidezza del suo sguardo infantile e per l’esuberante creatività, ma anche criticato per l’accattivante facilità di lettura e per l’immediatezza delle sue opere.

Surrealista multiforme e indisciplinato, attratto dal dadaismo e ispirato dalla dimensione onirica e all’automatismo psichico, l’artista catalano ha fatto della libertà espressiva il fondamento della sua avventura creativa, con inattesi e imprevedibili mutamenti di stile, superando ogni teorizzazione precostituita. L’acuta e profonda sensibilità ambientale, l’interesse per le arti primitive, l’amore per la cultura popolare, l’impegno politico e civile, la lotta per l’autodeterminazione dei popoli, una visione poetica  della realtà che ci riconduce alla nostra segreta vita interiore, lo rendono un uomo nuovo, il cui linguaggio espressivo  è attualissimo. La mostra è accompagnato da un catalogo bilingue italiano - francese edito da Dario Cimorelli Editore riccamente illustrato con saggi di Daria Jorioz,  Pep Camps, Josep Massot, Enrique Longinotti.

Una breve storia del grande Joan Miró, che  nasce il 20 aprile  1893 a Barcellona, figlio di un orologiaio di Cornudella del Montsant (Tarragona). Di carattere introverso e taciturno, le sue oscillazioni di umore si riflettono nella sua pittura. Dopo aver sofferto per un esaurimento nervoso e per le febbri tifoidi, suo padre cede al suo desiderio di diventare pittore. Miró attribuirà il merito della sua guarigione anche al contatto con la natura nella fattoria che sua madre, originaria di Maiorca, compra a Mont-roig del Camp(Tarragona).

Dal 1917 al 1922 Miró studia arte in accademie ispirate al Noucentisme, braccio culturale del nazionalismo catalano, mentre Barcellona si trasforma nel rifugio degli artisti cubisti e dadaisti che fuggono dalla prima guerra mondiale, alla quale la Spagna non partecipa. Miró guarda con ammirazione all’attenzione per il dettaglio della pittura giapponese e ai fauves, e sperimenta strutture cubo-futuriste, con Cézanne , Van Gogh e Picasso come riferimenti.

La sua prima mostra personale nel 1918 è oggetto di severe  critiche che ravvivano in lui l’impegno e il desiderio di andare controcorrente. Visita Parigi nel 1920, l’anno in cui Picabi, Tzara e Breton stravolgano la capitale dell’arte con la rivoluzione Dada. Nel 1924, Breton pubblica il Manifesto Surrealista e nel 1925 sponsorizza una mostra di Miró presso la galleria Pierre Loeb. È il suo primo successo. Inizia le sue prime pitture oniriche. Nel 1929 si sposa a Maiorca con la cugina Pilar Juncosa.

Il 18 luglio 1936 un colpo di stato militare si trasforma in Guerra Civile  e la catalogna attraversa un periodo di violenza rivoluzionaria senza il controllo del governo. Miró, minacciato da un anarchico di Motroig, si trasferisce  a Parigi dove ritorna al realismo. Dipinge, accanto alla Guernica di Picasso, il murale Le Faucheur nel padiglione della Repubblica per l’Esposizione Universale di Parigi.

Nel 1941, il MoMA  gli dedica la prima retrospettiva. Nel 1945, mesi prima della capitolazione di Hitler, riesce a esporre a New York le serie Constellations e Barcelona. Nel 1956, Miró realizza il suo sogno di avere un laboratorio su misura a Maiorca, isola nella quale stabilisce  la propria residenza.  Si dedica al disegno dei murales dell’Unesco, che ottengono nel 1959 il premio  Guggenheim.

Miró accresce la sua fama mondiale. Inizia a lavorare al giardino di sculture a Saint -Paul – de - Vence. Nel 1966 compie un viaggio in Giappone che lo influenza per quanto riguarda la calligrafia e per l’uso della tela come luogo per la riflessione intima e la delicata espressione poetica(Goutte d’eau sur la neige rose).

Barcellona le dedica la prima retrospettiva, alla cui inaugurazione si rifiuta di presenziare e a cui risponde nel 1969 con una mostra che denuncia velatamente la violenza della dittatura. Nel 1971, il governo gli ritira il passaporto per la sua partecipazione a una manifestazione contro la condanna a morte degli attivisti dell’ETA. Nel 1973 Picasso muore e Mirò lo sostituisce come leader culturale antifascista, sostenendo i collettivi culturali, sociali e ambientali con opera grafica e manifesti.

Nel 1974 nel Grand Palais sorprende le sue tele bruciate come protesta contro la speculazione nel mercato dell’arte. Nel 1975 celebra la morte di Franco nell’opera performativa. Morì el Merma. Miró muore il 25 dicembre del 1983 a Palma de Maiorca.

Continua Daria Jorioz “Amiamo Miró perché la sua opera “è affidata essenzialmente ad una concezione poetica dello spazio, del colore e della luce e osservandola possiamo vedere riflessa la nostra interiorità più riposta e segreta, quella che sopravvive in ciascuno di noi anche nell’età adulta”. Una grande mostra che merita assolutamente  essere visitata, per sognare e stupirci. Molte realtà che stiamo vivendo, Joan Miró le aveva già interpretate con la sua arte.

“Joan Miró. È quando sogno che vedo chiaro”. Museo Archeologico Regionale di Aosta piazza Roncas 12, fino al 1 ottobre 2023. Orario tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 19.00. Informazioni (+39) 0165. 275902

Descrizione immagini:

Foto cartolina presentazione mostra

Foto 1: Foto 5 Joan Miró “Maternité”, 1969 Bronzo,77x29x40cm, Fundació Pilar Joan Miró a Mallorca Arxiu Fotogràfic dela Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca

Foto 2 Joan Miró “Personnage, oiseau 1979 “,Olio e matita su legno cm122x122cm, Es Baluard Museu d’Art Contemporani de  Palma,depósito Familia Miró

Foto 3  Joan Miró “Dans l’espace I”, 1966 Olio su tela, 100x73cm, Es Baluard Museu d’Art Contemporani de Palma, depósito Familia Miró

Foto 4 Joan Miró “Senza titolo” 1975-1978, Olio e grafite su compensato,100x64,5cm, Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca, Ariu Fotògrafic de la Fundació Pilar i Joan Miró a Mallorca

Foto 5 Joan Miró “Programma dello spettacolo Mori el Merma al Gran Teatre de Liceu, Barcelone, Juin 1978 Luis Ernesto Canapé Collection, St. Barth  

Foto 6 foto copertina catalogo

 

Le immagini che documentano il testo sono state tratte dal catalogo della mostra:

“Joan Miró. È quando sogno che vedo chiaro”,  pp. 141, ill. col. b/n, Dario Cimorelli editore, Milano €32.00

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