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Amato riapre il caso Ustica
"Gheddafi fu avvertito del pericolo e non salý sul suo aereo" di Luigi Cabrino
Articolo di Massimo Calleri
Pubblicato in data 04/09/2023

Sicuramente non comporterà gli scossoni politici suscitati dalle dichiarazioni di Marcello De Angelis sulla strage di Bologna ma l'uscita dell'ex presidente del Consiglio (ed ex pezzo da 90 del psi nella prima repubblica) Giuliano Amato sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980 ha suscitato un polverone.

"La versione più credibile è quella della responsabilità dell'aeronautica francese, con la complicità degli americani e di chi parteciò alla guerra aerea nei nostri cieli la sera di quel 27 giugno". 

"Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig della sua aviazione - prosegue Amato - e il piano prevedeva di simulare una esercitazione della Nato, con molti aerei in azione, nel corso della quale sarebbe dovuto partire un missile contro il leader libico: l'esercitazione era una messa in scena che avrebbe permesso di spacciare l'attentato come incidente involontario".

E spiega che le cose andarono diversamente: "Gheddafi fu avvertito del pericolo e non salì sul suo aereo. E il missile sganciato contro il Mig libico finì per colpire il Dc9 dell'Itavia che si inabissò con dentro ottantuno innocenti. L'ipotesi più accreditata è che quel missile sia stato lanciato da un caccia francese partito da una portaerei al largo della costa meridionale della Corsica o dalla base militare di Solenzara, quella sera molto trafficata - aggiunge - la Francia su questo non ha mai fatto luce".

E Amato torna proprio sulle reticenze dei francesi: "Mi chiedo perchè un giovane presidente come Macron, anche anagraficamente estraneo alla tragedia di Ustica, non voglia togliere l'onta che pesa sulla Francia - dichiara - e può toglierla solo in due modi: o dimostrando che questa tesi è infondata oppure, una volta verificata la sua fondatezza, porgendo le scuse più profonde all'Italia e alle famiglie delle vittime in nome del suo governo. Il protratto silenzio non mi pare una soluzione", conclude. 

Il caso giudiziario non è per niente chiuso, quello diplomatico con i cugini d'Oltralpe appena aperto

 

Luigi Cabrino

 

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