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Miti nordici. Dči e tradizioni dell'Europa settentrionale
Con Marco Maculotti alla scoperta della mitologia norrena, un’ereditŕ europea (di Dario Noascone)
Articolo di Milo Julini
Pubblicato in data 30/09/2023

Innumerevoli sono le parole spese, in passato e ancora tutt’oggi, per definire cosa si intenda con “radici culturali dell’Europa”, tra faziose polemiche e stolte censure che oscillano fra il sublime e la parodia. Gli scontri che ne conseguono hanno spesso il solo esito di escludere elementi che, invece, potrebbero giocare un ruolo primario nella definizione di un’identità europea.

A dare nuova linfa a questi ultimi giungono, per fortuna, opere quali l’ultima prova editoriale dell’infaticabile ricercatore Marco Maculotti, “Miti Nordici. Dèi e Tradizioni dell’Europa Settentrionale”, uscito quest’anno per i tipi della Diarkos.

Già fondatore di una delle più interessanti realtà online dedicate alla Storia delle Religioni, all’Antropologia del Sacro e alla Simbologia, il sito web Axis Mundi (www.axismundi.it), Maculotti ci sorprese piacevolmente lo scorso anno con “L’Angelo dell’Abisso” (edizioni Axis Mundi), originalissima disamina sugli aspetti più complessi e contrastanti della figura di Apollo.

Lo stesso autore oggi torna, titolare e “direttore d’orchestra” di un gruppo di eccellenti studiosi e ricercatori (Andrea Anselmo, Fabrizio Bandini, Alessandro Bonfanti e Alberto Brandi), con un ricco volume in cui la religione norrena viene analizzata in tutte le sue manifestazioni, dalla cosmogonia alle divinità e alle sue concezioni del mondo, della vita, dell’uomo, della magia e del soprannaturale.

L’argomento non è nuovo e, anzi, l’autore riconosce ampiamente il valore del contributo dei suoi predecessori, che cita e coordina in nuove e stimolanti sintesi, ma il valore di questo lavoro consiste soprattutto nell’approccio audace alle tematiche trattate e alla fitta rete di interconnessioni che porta alla luce.

Prendendo le mosse dall’imprescindibile Canzoniere Eddico (Edda Poetica) e dall’Edda in prosa di Snorri Sturluson, il mondo degli dèi nordici viene qui trattato come un vasto ipertesto in cui i richiami ad altre civiltà e religioni sono parte integrante di un affascinante universo, popolato da creature potenti e volubili, non diversamente dalle figure del pantheon greco-romano. Ne emerge una nuova visione, ben lontana da quella - largamente diffusa – di un semplice corpus di racconti mitici buoni come base letteraria: si tratta piuttosto un sistema complesso e strutturato che delinea ben definiti concetti religiosi e filosofici attraverso la voce del Mito.

I termini e le parole, soprattutto, assumono un ruolo fondamentale: più volte al lettore capiterà di rimanere abbagliato – o illuminato, meglio ancora - dalle trasfigurazioni delle radici semantiche indoeuropee, attraverso le quali nomi e concetti si rivelano interconnessi oltre le barriere geografiche, ed è qui che si manifesta uno dei principali pregi del libro: è proprio attraverso questo fil rouge di fonemi danzanti che le radici profonde dell’Europa si rendono evidenti. Chiunque abbia letto il già citato “L’Angelo dell’Abisso” troverà familiare questo approccio, che prende le mosse dall’analisi linguistica e semantica per tracciare e mappare concetti e idee, fino a rintracciare associazioni tanto ardite quanto rivelatrici, come la sorprendente assonanza tra Mimir, il Gigante custode della Fonte dalla quale Odino trarrà la Conoscenza lasciando in sacrificio il suo occhio, e il latino “memoria”, poiché la Conoscenza altro non è che “memoria primordiale”.

Oppure ancora la sorprendente citazione di Dumézil, altro nume tutelare di quest’opera, che pone in relazione le Rune, il vedico Varuna e il greco Ouranos, questi ultimi intimamente associati a Odino.

Pagina dopo pagina, emerge il vero motore dell’opera nel suo complesso, vale a dire il retaggio indoeuropeo col quale la nostra cultura ha il dovere – l’onore, l’orgoglio… - di confrontarsi costantemente. Attraverso le affascinanti figure di Odino, di Thorr, dell’ambiguo ma necessario Loki – oscuro doppiogiochista, ma parte imprescindibile dei destini degli dèi di Asgard -, del misterioso e antico Heimdallr, e di creature quali i Giganti, i Nani, gli Elfi (queste ultime creature note ai più attraverso il filtro deformante della letteratura Fantasy, ma in realtà parte integrante della Weltanschauung norrena), prende forma un universo in cui ogni forza è necessaria, senza quelle contrapposizioni nette a cui ci  abituerà successivamente il Cristianesimo. Lo stesso Odino, sovrano degli Dèi, a volte si manifesta luminoso e potente, altre volte oscuro e terrificante, vera furia della guerra.

E lo stesso Cristianesimo non è esente da connessioni che,  ancora una volta, rivelano un tessuto arcaico comune, come dimostra uno dei passaggi più interessanti del testo, in cui le  figure di Loki, Lucifero e Prometeo paiono fondersi in un unico archetipo, o tra le   pagine vertiginose in cui Maculotti, trattando del Ragnarok (la Fine dei tempi e la conclusione del ciclo vitale secondo la religione del Nord) trova il modo di accostare le teorie “eretiche” sull’energia di Rupert Sheldrake, le visioni dei mistici cristiani – Ildegarda di Bingen in primo luogo – e la cosmogonia norrena.

Nell’opera di Marco Maculotti troviamo, ancora una volta, quel raro brivido intellettuale che sempre vorremmo incontrare in un saggio: non freddi accademismi, ma orizzonti di ipotesi che si aprono, risposte che regalano domande, coraggiosa Storia della comune cultura europea.

Un mai enunciato ma chiaro invito a non avere timore di accogliere tra le nostre Radici quella più antica, quel retaggio indoeuropeo che precede non solo cronologicamente, ma anche concettualmente qualunque altra realtà culturale europea, e che permea in modo più o meno evidente ogni visione successiva.

È nell’ambito del sacro che troviamo le nostre origini, non solo nella Cristianità, ma anche nelle più lontane vestigia pagane: da grande uomo di cultura quale fu, prima ancora che teologo, Benedetto XVI non negò mai la valenza dell’esperienza pagana, ma evidenziò come il Cristianesimo, in fondo, la incluse e superò. Si chiama eredità europea, della quale il pantheon nordico è parte imprescindibile.

Dario Noascone

 

Classe 1971, Dario Noascone vive a Cuorgné (TO), dove ha scelto di abitare, con la propria famiglia, in una tranquilla frazione di campagna circondato dai suoi libri. Laureato in Lettere, ricercatore nell’ambito dell’antropologia delle religioni, della storia antica, della Tradizione e delle simbologie, da anni si diletta nell’organizzazione di eventi culturali sul proprio territorio, ed in passato ha ricoperto il ruolo di Consigliere delegato alla Cultura per il Comune di Cuorgné.

Già fondatore del circolo culturale Centro Studi Elementa, attualmente non operativo, è ora responsabile per la zona del Canavese di CulturaIdentità, per la cui pubblicazione mensile scrive con frequenza.

È anche Consulente Generazionale Familiare secondo i principi della Genodiscendenza®, affascinante ambito nel quale si occupa di dinamiche relazionali dell’individuo nel contesto familiare.

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