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Economia e finanza
Torino - Stangata bollette: l'osservatorio U'Broker prevede aumenti a grande impatto
Tassi di interesse al massimo storico, PIL in flessione, aumento del costo della materia prima
Articolo di Massimo Calleri
Pubblicato in data 02/10/2023

 

Siamo finalmente arrivati alla fine? Oppure è solo l’inizio?

 

Partendo da queste domande l’Osservatorio uBroker per l’energia ha preso i dati del trimestre appena conclusosi e ha confermato la drammatica previsione fatta a inizio estate per il IV trimestre. Prima di scendere nel dettaglio della ricerca è bene, però, soffermarsi sulla salute macro-economica dei Paesi dell’Unione Europea e dell’Italia. Infatti, se quello previsto atmosfericamente sarà un inverno mite, non è lo stesso per l’economia e il settore energetico. La stagione autunno-inverno alle porte si prospetta rigida, soprattutto per il portafoglio dei consumatori.

 

Un passo indietro.

 

Dal 27 luglio 2022 la BCE ha provato in tutti i modi a raffreddare l’economia dell’Eurozona, con ben 10 rialzi consecutivi dei tassi di interesse, portandoli, in appena 14 mesi, da 0 a 4,5%. Questa politica economica restrittiva, da manuale di macroeconomia, ha dato i suoi frutti, visto che l’11 settembre la Commissione Europa ha stimato l’inflazione in rallentamento, per il 2024 dovrebbe rientrare sotto la soglia del 3%; al contempo però sono stati rivisti al ribasso anche i tassi di crescita del PIL di quasi tutti gli Stati Membri. Su tutti impressiona il dato della locomotiva tedesca, che segna un “bel” -0,4%. Dal report ne esce malconcia anche l’Italia che fa registrare un timido +0,9% per il 2023 e un +0,8% per il 2024. Insomma, la medicina funziona, ma tutto sulle spalle di cittadini e imprese, che vedono sempre più complesso ed oneroso il ricorso al credito.

 

Tuttavia, fortunatamente, questo ciclo potrebbe essere arrivato al capolinea. Molti analisti e i mercati (la Borsa di Milano ha chiuso il 14/9 con un +1,4%) credono infatti che questo aumento (deliberato con decisione non unanime di Francoforte) possa essere l’ultimo di questo ciclo: per il futuro le “colombe” potrebbero avere la meglio sui “falchi”.

Quindi tutto bene? Non tanto! All’orizzonte alcune questioni critiche.

La prima, il governo Meloni si appresta a varare la sua seconda Legge di Bilancio con davvero poche risorse: su un fabbisogno di circa 30 miliardi, da dividere per finanziare le operazioni su Quota 103, Ape Sociale, taglio del cuneo fiscale, riforma dell’Irpef, misure di welfare e avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto, al momento il portafoglio è mezzo pieno (o mezzo vuoto): 4,5 miliardi saranno ricavati in deficit, 2,5 dagli extraprofitti sulle banche (misura dal futuro tutt’altro che certo), 4/8 mld dai tagli alle agevolazioni fiscali. Insomma, c’è ancora molta strada da fare.

 

Pare inoltre che tutti gli esperti, gli economisti e perfino i politici si siano dimenticati dell’energia elettrica e del gas:

 

"Già proprio le commodities che tanto hanno contribuito al fenomeno inflattivo, sembrano essere finite nel dimenticatoio. È vero che nel 2023 i prezzi hanno subito una importante contrazione, ma siamo sempre su valori più che doppi rispetto al periodo pre-covid"

 

racconta Cristiano Bilucaglia, a capo dell’Osservatorio uBroker per l’energia e voce autorevole del settore, che insiste:

 

"E cosa ci aspetta per il futuro? Guardando al IV trimestre 2023 le prospettive potrebbero essere poco rosee. Se da un lato abbiamo riempito gli stoccaggi oltre il 94% e diminuito efficacemente la dipendenza dal gas russo, ora siamo molto più vulnerabili alla volatilità sul GNL (sul quale gravano alcune incognite: dagli scioperi australiani, iniziati il 07/09, al fabbisogno in aumento della Cina, Sinopec ha indetto una gigantesca gara d'appalto per un totale di 25 carichi di gas naturale liquefatto). Inoltre, la fine del mercato tutelato potrebbe essere rimandata (per l’ennesima volta) di ulteriori 6 mesi e, soprattutto, dobbiamo sperare in un inverno mite. Quello che ci attende nei prossimi mesi potrebbe non essere confortante e a dirlo sono i dati”.

 

L’Osservatorio uBroker ha ripreso in mano le previsioni dello scorso trimestre e ha analizzato i nuovi numeri a disposizione cercando di far luce su quelle che saranno le tendenze del settore energetico per il prossimo trimestre e per l’inverno. Senza eventi avversi, già ora, le statistiche raccontano di un rincaro di energia elettrica e gas, rispettivamente di +155% e +149% comparando i dati pre-covid di gennaio 2020 con quelli di agosto 2023.

                                  

"Anche se siamo, fortunatamente, molto lontani dai valori monstre dell’estate 2022, quando la variazione percentuale mostrava un +1671,631 % sul gas e un +1290,698 % sull’energia elettrica"

 

dice ancora Bilucaglia.

                                   

L’Osservatorio conferma la previsione rialzista fatta a inizio luglio per i prossimi due trimestri: un aumento della materia prima che potrebbe sfiorare il 60% per il GAS (PSV) e il 35% per l’energia elettrica (PUN)

 

MESE

PSV euro/MWh

PUN euro/MWh

AUMENTO GAS SU AGOSTO 2023

AUMENTO EE SU AGOSTO 2023

ago-23

                   33,20 €

                   110,66 €

   

ott-23

                  36,50 €

                  117,00 €

9,9%

5,7%

nov-23

                 44,85 €

                 134,00 €

35,1%

21,1%

dic-23

                 50,50 €

                 148,00 €

52,1%

33,7%

I trimestre 2024

                  52,50 €

                 150,00 €

58,1%

35,6%

 

 

 

"I dati dell’Osservatorio – continua Cristiano Bilucaglia - sono in linea con quelli prodotti da altre realtà di ricerca del settore energetico che prevedono un primo rincaro fra il 6 e il 10% a partire dal 1° ottobre. Dobbiamo sperare che quello alle porte si presenti come un inverno mite. In questo caso fonti alternative e rinnovabili potrebbero far fronte alla domanda, senza far impennare le richieste e i prezzi di gas.

In ogni caso sarebbe più che opportuno iniziare a reperire risorse extra per calmierare la spesa energetica di imprese e famiglie.

Si potrebbe attingere:

 

Anche se ormai sarebbe giunta l’ora di mettere in piedi riforme strutturali: una su tutte il nucleare di ultima generazione, oltre all’implementazioni sulle rinnovabili, interessantissimo questo studio condotto dall’ENEA, secondo il quale i tetti degli edifici residenziali in Italia potrebbero generare una grande quantità di energia elettrica. Se si coprisse l'intera superficie ottimale di circa 450 km2, si potrebbero produrre oltre 79 mila GWh di energia, con una potenza complessiva installata di 72 GW. Anche se si riuscisse a coprire una superficie inferiore, indicativamente di circa 310 km2, l'energia prodotta sarebbe ancora in grado di soddisfare il fabbisogno energetico elettrico del settore residenziale, che ammonta a un consumo medio annuo di circa 65,5 mila GWh. Questi risultati dimostrano che gli edifici esistenti potrebbero contribuire in modo significativo alla produzione di energia sostenibile in Italia".

 

Tutte queste elaborazioni suggeriscono quindi che potremmo essere di fronte ad una nuova spinta inflazionistica (senza dimenticare il petrolio oltre i 90 dollari al barile). Inflazione che porta in alto i tassi di interesse, tassi che deprimono la crescita… e il circolo vizioso della stagflazione è servito.

 

"Quindi, siamo finalmente arrivati alla fine? Oppure è solo l’inizio?".

 

 

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