Sei più lungo di un giorno senza pane

Il giovane amico di Pietro Micca nel romanzo storico di Mario Reviglio

Quando ho iniziato a leggere il romanzo di Mario Reviglio per recensirlo, non ho pensato subito all’illustre precedente costituito da “Dragoni azzurri” di Luigi Gramegna, apparso nel 1906.

 

Ho pensato che quando frequentavo la terza, o la quarta, elementare (e si studiava ancora la storia del Piemonte), avevo fatto un disegno ispirato al sacrificio di Pietro Micca. Non riesco più a evocare nella mia mente l’esatta figura dell’eroico minatore, ricordo bene, però, che nella parte destra del disegno avevo disegnato il piede e la caviglia di una gamba del soldato che si allontanava di corsa, quello che Pietro Micca aveva allontanato dicendogli: «Vai, sei più lungo di un giorno senza pane!».

 

Circa mezzo secolo dopo, il proprietario del piede da me evocato viene “identificato” da Mario Reviglio, docente nelle scuole medie per molti anni ed ora in varie sedi dell’Università della Terza Età, e anche guida volontaria da anni al Forte di Fenestrelle e al Museo Pietro Micca di Torino.

 

Dopo vari saggi storici di variegato argomento, Reviglio si cimenta per la prima volta con questo romanzo storico, “Sei più lungo di un giorno senza pane” con l’eloquente sottotitolo “Il giovane amico di Pietro Micca”.

 

Il protagonista del romanzo si chiama Pietro Ducco detto Pierin, un giovane sfortunato che rimane presto orfano di padre e deve quindi accollarsi il suo lavoro di carbonaio per tirare avanti, con l’aiuto della madre e della sorella.

 

La vita del giovane Pierin è come una corsa ad ostacoli: termina una guerra, ne inizia una nuova e così Pierin è arruolato nella Compagnia Minatori addetta alla Cittadella. Qui diventa amico, e compagno di squadra, di Pietro Micca.

 

La sera del 29 settembre 1706 i francesi tentano di penetrare nelle gallerie e proprio allora il minatore di Sagliano compie il suo gesto eroico: quando sta per dar fuoco alle polveri, vedendo che Pierin, impacciato, non riesce a innestare la miccia, gli dice: «Vai, mettiti in salvo, finisco io, che sei più lungo di un giorno senza pane!».

 

Fin qui restiamo nella Storia con la esse maiuscola, con qualche “integrazione”, assai verosimile e sicuramente accattivante, come c’è da aspettarsi da chi, come guida volontaria, frequenta da anni il Museo Pietro Micca di Torino e sa coglierne il fascino.

 

Reviglio ha voluto proseguire il suo romanzo oltre al sacrificio di Pietro Micca. Così vediamo il suo eroe Pierin ancora impegnato nella guerra e, dopo la vittoria, possiamo seguirlo in una nuova vita, ricca di emozioni, avventure e… d’amore.

 

Reviglio scrive nell’Introduzione di avere intrapreso l’avventura di questo romanzo perché è stato invitato dai suoi figli a scrivere “qualcosa di meno barboso” rispetto alla sua precedente produzione.

Non condivido questo giudizio, troppo severo come spesso avviene quando a giudicare sono i parenti stretti, ho apprezzato Reviglio come saggista e divulgatore ed ora lo apprezzo come romanziere: gli auguro, in conclusione, che anche i suoi esigenti figli siano soddisfatti…

 

 

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Articolo pubblicato il 04/05/2014