Poche ed eleganti parole, ma tanti fatti: l’escalation di Flavia Pennetta

La carriera di colei che verrà ricordata come la tennista italiana più forte di tutti i tempi

Ci sono delle imprese sportive che fanno venire voglia di scrivere cose sensazionali. Parole auliche che rimangano impresse nel tempo e nelle menti delle persone e che facciano scuola, che suscitino delle emozioni uniche, di un Nando Martellini che urla: “Campioni del Mondo! Campioni del Mondo!” o  di un più recente “Rossi c’è!”, che faccia alzare tutti dal divano, alla Guido Meda. Ebbene, non sempre si possono pronunciare frasi memorabili, a volte bisogna ripiegare, se di ripiego si può parlare, a parole semplici. La stessa semplicità con cui Flavia Pennetta è arrivata all’appuntamento con la storia.

E le sue di parole, hanno reso l’idea dell’accaduto, anzi no, perché: “E’ una cosa assurda. Non ci credo neanche io, quindi non so come spiegarla agli altri”. Flavia Pennetta ha vinto il torneo del Grande Slam degli US Open, e lo ha fatto battendo in finale un’altra azzurra, la conterranea Roberta Vinci. Già perché 70 km dividono i paesi di origini delle due tenniste: Brindisi e Taranto. Una finale tutta italiana a cui, per innalzarne la storicità, non servono ulteriori spiegazioni.

La carriera di Flavia è stata piena di soddisfazioni, ma è mancata per troppo tempo di quel guizzo che avrebbe portato il suo talento negli annali. Altre sue colleghe avevano già fatto il loro exploit, da Francesca Schiavone, che aveva vinto l’edizione 2010 del Roland Garros, altro Slam sulla terra rossa (gli Slam sono i tornei più prestigiosi della stagione e sono 4 in un anno compresi gli Australian Open e Wimbledon) e arrivando in finale nella stagione successiva. Anche la bolognese Sara Errani era giunta all’appuntamento finale della manifestazione francese nel 2012.

Tutte sue compagne di nazionale, dove l’Italia è stata protagonista assoluta negli ultimi anni in Fed Cup. Francesca Schiavone, Sara Errani, Flavia Pennetta e Roberta Vinci si sono aggiudicate questo prestigioso premio per ben quattro volte (2006, 2009, 2010, 2013). Ma se le prime due avevano già, come detto,affrontato il loro apice, non lo stesso si poteva dire per le due ragazze pugliesi. E con quale modo migliore il fato avrebbe potuto sopperire a questa mancanza se non metterle una di fronte all’altra nell’epilogo americano?

Pensare che la storia tra le due comincia nel secolo scorso, nel 1999 quando, in coppia, vinsero il titolo nel doppio del Roland Garros under 18. Poi la carriera di Flavia è stata un crescendo, ma per la maturazione definitiva ci sono voluti almeno 10 anni da quel giorno. Nel 2009 vince un torneo a Los Angeles, e nel seguente evento a Cincinnati batte agli ottavi Venus Williams. Un grande risultato che avrebbe permesso alla brindisina di raggiungere la posizione numero 10 del mondo a pari merito con la serba Ana Ivanovic, cosa fin lì mai riuscita per una tennista azzurra, ma le regole WTA non prevedono l’ex equo e così la gioia è stata rimandata, ma di un giorno solo. Battendo infatti ai quarti la slovacca Daniela Hantuchova, agguanta l’agognato traguardo in solitaria. Con queste 15 vittorie consecutive stabilisce il record italiano.

Il 2010 sarà un altro anno da favola per Flavia, che si aggiudica il torneo di Marbella, poi nel doppio con Gisela Dulko, vince prima gli Internazionali di Roma e successivamente il Master di fine anno dedicato alle coppie più forti del ranking. Nel 2011 la successiva affermazione, sempre al fianco dell’argentina, agli Australian Open, le permette di arrivare (prima volta di nuovo, per un’italiana) alla posizione numero 1 della classifica del doppio.

Poi arriva il 2012 e per Flavia, ormai trentenne, giunge un brutto infortunio. Dopo un’annata iniziata molto bene infatti, è costretta ad operarsi al polso, saltando l’intera seconda parte di stagione. Il rischio di non tornare più ad alti livelli c’è, soprattutto in uno sport logorante come il tennis dove molto spesso le atlete, per stress o per infortuni vari, si ritirano ben prima dei 30 anni. Ma per Flavia il dolore è parte del mestiere e a mollare non ci pensa minimamente.

Così nel 2013 torna su palcoscenici di livello e la vetta la raggiunge guarda a caso agli US Open, guarda a caso contro Roberta Vinci. Sì, perché sconfiggendo lei giunge per la prima volta alle semifinali di uno Slam. Ma è ormai un’escalation continua, un crescendo implacabile che porta la brindisina, l’anno dopo, a conquistare gli Indian Wells, uno dei più importanti tornei, forse il più importante, dopo i quattro mostri sacri. Fino ad arrivare ai giorni nostri con il trionfo agli US Open di cui si è ormai detto di tutto e di più.

Gli Stati Uniti, come visto nelle righe precedenti, gli hanno sempre portato fortuna e l’hanno consacrata anche per mezzo stampa. Dopo il successo però arriva l’annuncio del ritiro, seppur con qualche piccolo barlume di speranza per il ripensamento: “Lascio un 2% si possibilità: meglio di niente no?”.

A 33 anni a Flavia Pennetta è con ogni probabilità venuta voglia di costruirsi una famiglia con il collega Fabio Fognini. Ma di questo si interesseranno giornali più specializzati nel rovistare nella vita privata delle persone. A noi tutti appassionati invece, non ci rimane che esser grati ad una figura femminile che per tutti questi anni ci ha fatto meravigliare con le sue gesta e che, tanto per tornare alle frasi megalomane d’inizio articolo, grazie a tutti i successi ottenuti, possa essere considerata a tutti gli effetti la tennista italiana più forte di tutti i tempi.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 28/09/2015