L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Torino, da capitale a periferia

Il Salone del Libro arriverà al trentennale?

Nel mondo crisi economiche, instabilità politiche e terrorismo dilagante e disperato dominano tristemente la scena, ma anche a Torino, la settimana che si chiude ha creato non poche fibrillazioni.

Ci riferiamo in modo particolare all’ostracismo deciso sin dal mese di febbraio ed ufficializzato solo nei giorni scorsi, di gran parte degli editori, aderenti all’AIE, per il trasferimento del Salone del libro a Milano, nell’area EXPO di Rho Fiere, a detrimento, ovviamente del Lingotto.

La politica, o meglio “la concordia istituzionale” si è data una mossa. Alcuni editori si sono dissociati dal diktat dell’AIE e pare che una nuova proposta formulata dalla Fondazione, includente gli editori nella cabina di comando    e fortemente appoggiata dalla sindaca Appendino stia prendendo  le mosse.

Nel Consiglio comunale  di giovedì scorso, la sindaca Appendino ha confermato l’intenzione di procedere con la riproposizione del Salone del Libro a Torino nel 2017. “Si lavorerà a un nuovo format, diverso da quello di Milano: sarà competitivo, di alto profilo culturale e includerà spazi cittadini”.

Chiara Appendino ha  poi rassicurato il Consiglio sulla “piena consapevolezza nostra e di tutti i soggetti coinvolti nella Fondazione. Lavoriamo fin d’ora molto seriamente per organizzare un Salone ed un format competitivi”.

Ci sarà tempo sino alla primavera del 2017 per verificare la fondatezza e le chanches effettive che il rinnovato impegno produrrà, cercando di superare le conseguenze delle collusioni di un ex assessore ancora inquisito e le torbide manovre della precedente regia.

Tifiamo al progetto, che Torino prevalga!

Intanto nei mesi scorsi, alla chetichella, anche gli organizzatori di Expoferroviaria, una mostra che a scadenza biennale si teneva a Torino, e che raggruppa i produttori di sistemi e costruzioni ferroviarie, hanno annunciato che la prossima esposizione si sarebbe trasferita a Milano.

Poiché la lista si snoda purtroppo nel tempo e non riguarda solamente esposizioni e mostre, ma attività produttive, meno d’immagine, ma ben più solide dal punto di vista occupazionale, è doveroso soffermarsi sulle criticità di Torino, rispetto a Milano.

Torino è indubbiamente attrattiva sotto molti aspetti: paesaggistici, ambientali,  culturali e storici, ma non  riesce a coinvolgere coloro che devono organizzare e svolgere attività che necessitano di contatti con il mondo e rapporti con un territorio circostante competitivo.

Nel caso in esame la maggior parte delle case editrici, ha sede a Milano e i relatori dei numerosi convegni e conferenze provengono da ogni parte del mondo.

Milano rappresenta un notevole polo di attrazione perché Milano è l’Europa ed il Mondo e compete con città come Zurigo e Lione. Facile da raggiungere e ben servita dagli aeroporti che collegano ogni angolo del mondo.  Così per il sistema ferroviario e stradale per non parlare delle infrastrutture.

Milano è stata gestita negli anni da forze politiche in competizione che si sono alternate al potere, nella prima e nella seconda repubblica. I mariuoli, anche lì non sono mancati.

Tangentopoli é nata a Milano per poi esportarsi celermente in ogni dove, Torino inclusa. Ma anche gli amministratori disonesti ( per usare un termine contenuto) hanno operato scelte intelligenti e sono stati portatori di una vision di ampio respiro, con strategie, magari diluite nel tempo, lungimiranti e non autodistruttive.

Purtroppo negli ultimi trent’anni a Torino e in Piemonte, a prescindere da partiti e formule di governo ci si è comportati in modo molto differente. L’emblema attualissimo di questo stato di cose, senza giri di parole si può riscontrare nella vicenda del grattacelo del Lingotto che dovrà ospitare gli uffici della regione. Scelta dapprima pasticciata, iniziata dall’indicazione del progettista, dominata da motivi ideologici. Sono poi seguite questioni tra il progettista e la regione per il cambiamento arbitrale di parti del progetto e dei materiali usati nella costruzione senza il suo consenso.

Affidamento dei lavori a committenti che non godevano dei giudizi più lusinghieri sotto il profilo dell’affidabilità e della professionalità e via su una scia disonorevole di intoppi susseguitisi, difficoltà e incomprensioni che ancor oggi procrastinano di anni il giorno dell’apertura, con sperperi di denaro pubblico vergognosi e contenziosi aperti.

Così le vicende di molte infrastrutture viarie, dai ritardi nella realizzazione del Viale della Spina, al proseguo della metropolitana dal Lingotto a piazza Bengasi. Per non parlare dell’idiozia nella progettazione e realizzazione della stazione ferroviaria di Lingotto entrata in funzione quando già si profilava la creazione del polo fieristico che oggi è ancora totalmente scollegato dalla ferrovia.

Per non parlare dell’aeroporto di Caselle, cattedrale nel deserto del post Olimpiadi, che rispetto all’operatività degli anni ’90 del secolo scorso, non contempla più i voli strategici aperti al mondo che consentivano scali internazionali celeri e di livello in particolar modo al mattino presto ed alla sera.

Sono così spariti i voli con Londra Heathrow, Vienna, Zurigo, Lussemburgo, Copenhagen, Mosca e Lisbona, tanto per citare i principali.

Purtroppo molte di queste scelte non sono piovuta a caso. La nostra classe politica ha destinato per cupidigia e dabbenaggine, a capo di enti strategici il peggio del peggio.

Un deputato trombato, incompetente in materia è atterrato a Caselle (ove dovrebbe negoziare con compagnie aeree di rilievo la  permanenza o l’acquisizione dei voli).

Un altro deputato, a sua volta trombato, forse visitatore di sagre paesane nel suo collegio elettorale, è andato a dirigere Expo 2000, quando la gestione da parte dei soci privati che aveva avviato con successo l’attività fieristica e congressuale del Lingotto e di Torino Esposizioni, è stata assorbita dalla Regione Piemonte.

Le fiere, i saloni e i congressi sono drasticamente scesi al lumicino, sono al bassissimo livello d’occupazione attuale.

Identico discorso, anche se meno doloroso si potrebbe fare per gran parte delle società a partecipazione regionale e comunale, da Infra Torino alle passate gestioni di GTT, palestra di sindacalisti fuori uso.

Per il vertice sono stati scelti i cascami della politica con professionalità inadeguate e gestione clientelare a gogo, con risvolti penali ed inchieste ancor aperte in molti casi a loro carico. Ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Per tornare un attimo al passato, non dovremo dimenticare che la telefonia, il cinema e la moda sono nati a Torino.

Poi Milano ci ha anche portato via il Samia (il salone della moda). Ma anche allora qualcuno fece spallucce, perché l’occupazione  a Torino tirava, ed il manifatturiero era l’attività prevalente per la popolazione, mente oggi, anche per lo stato comatoso di infrastrutture monche o addirittura inutili e progettualità assente, siamo con le brache di tela.

Così oggi ci aggrappiamo all’unica e nobile iniziativa rimasta, cioè al Salone del libro.

Il nodo, con tutto l’augurio che si riesca sbloccare la permanenza del Salone del Libro, sta in questo modello provinciale, frammentario, pasticciato ed episodico della gestione pubblica.

Molti politici, negli ultimi tempi si sono riempiti la bocca  esaltando il decollo del turismo, del terziario avanzato e delle proposte per il tempo libero.

Ma costoro, come già a suo tempo abbiamo ricordato, non hanno messo in conto le figuracce e le conseguenze, tanto per fare un esempio significativo, della scellerata gestione del Polo Reale che si presenta al visitatore pagante, con interi piani di palazzo Reale chiusi al pubblico o sul mancato coinvolgimento di servizi turistici,  di ristorazione e di trasporto a supporto d’iniziative tendenti a convogliare il grosso pubblico, che rendono così la vita grama al turista.

Se poi s’intende esaltare esclusivamente la venuta a Torino di saccopelisti, di ciclisti, di digiunatori e di transessuali, si abbia almeno il coraggio di ammetterlo.

Queste sono le sfide basilari che città e Regione debbono compiere. Penderemo l’impegno di denunciare e, se del caso dileggiare le nomine scandalose che regione e comune si azzarderanno a compiere, o progetti di realizzazioni strategiche monchi o controproducenti, perché li riteniamo pregiudizievoli allo sviluppo di attività atte a consentire il superamento del gap che divide Torino dalle città del mondo maggiormente competitive, oltre che offensive per la cittadinanza. 

Francesco Rossa
Direttore Editoriale
Civico20News.it

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Articolo pubblicato il 31/07/2016