Estate in film - Trilogia del cuore

3 film romantici a opera di Drake Doremus, regista che fa della semplicità e i sentimenti il suo punto di forza e marchio di fabbrica

Proseguiamo nella nostra "estate in film", dopo avervi consigliato tre film buoni sia per gli adulti che per i più piccini, passiamo invece a tre film "romantici" da guardare magari accocolati assieme al vostro partner per una serata dedicata alla dolcezza.

Come autore per la trilogia in questione scegliamo Drake Doremus, regista statunitense i cui film si incastrano perfettamente nella tipologia dei "film di cuore", al contrario di tanti film del genere diretti però in maniera intelligente, asciutta, semplice e sempre in un certo qual modo fresca e originale.

Doremus lascia fuori la maggior parte degli scontati facili melodrammi e trucchetti cui si ricorre per narrare con le immagini una relazione di coppia, la sua nascita, il suo sviluppo e il suo proseguio o la sua fine improvvisa.

Scordatevi quindi le solite corse in finale all'aeroporto con riappacificazione edificante per lo spettatore, così come il solito scontato "micro-dramma" nato da un equivoco o un personaggio cattivone che fa traballare la salda unione della coppia.

Questo regista come detto utilizza un linguaggio semplice e diretto, riuscendo con delicatezza e senza banali espedienti a far scivolare lo spettatore nell'empatia verso i suoi protagonisti, senza fretta e senza bisogno di scurrili volgarità o epici "Deus ex machina", interventi semi-divini che a mo' di Cupido vogliono per forza unire o separare due persone.

Ma andiamo a guardare uno per uno questi 3 film d'amore che vi andiamo a consigliare oggi.


LIKE CRAZY (2011)
Vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival del 2011, rimane a oggi probabilmente il film più apprezzato del regista sia da parte della critica che dal pubblico.

Di cosa parla questo film?

Semplicemente di un ragazzo americano e una giovane inglese che si conoscono, si innamorano e incominciano una "relazione a distanza" che sarà il motore trainante di tutto la storia.

L'amore tra i due è grande ma i chilometri che li separano non perdonano, rendendogli la vita difficile per via del lavoro e l'ottusa burocrazia che si accanisce sulla ragazza, rea di essere rimasta in America nonostante un visto scaduto pur di passare l'estate assieme al suo innamorato.

Costretti a rimanere separati per lungo tempo, i due hanno anche altre relazioni ma non riescono a dimenticare l'amore lontano da cui sono divisi, arrivando comunque a sposarsi e vivere insieme dopo un lungo e tortuoso periodo di separazione.

La bellezza del film sta come detto (scusate se mi ripeto) nella sua semplicità, l'eleganza pulita e minimale con cui il regista mette in scena i due protagonisti, la veridicità e l'effetto dei dialoghi.

Dialoghi quasi mai sopra le righe a parte qualche minimo, inevitabile litigio dovuto più alla frustrazione dello dover stare lontani che a infantili ripicche tra i due cuori in tempesta.

La fotografia poi è ben curata e semplice anch'essa, con un ottimo montaggio che ci rende partecipi soprattutto del doloroso scorrere del tempo quando i due sono separati e che invece è più "frenetica" e veloce quando stanno assieme.

Molto credibili poi i vari personaggi secondari come i rispettivi genitori, colleghi e principali di lavoro, il solito "giro di amici" e il partner segreto con cui essere infedeli, tutt'altro che perfetti quindi, nonostante l'evidente fortissimo legame tra i due cuori lontani.

Ottimi i due personaggi principali, Anton Yelchin per il ruolo americano, simpatico e vispo protagonista del film che vi avevo consigliato la scorsa settimana (Charlie Bartlett) e Felicity Jones per la dolce metà inglese, apparentemente più tenera e introversa ma altrettanto determinata a portare avanti la relazione contro tutti gli ostacoli che intralciano il cammino dei due innamorati.

Un film che ci parla molto di "ostinazione" ad andare avanti comunque, pur sapendo di soffrire e con una forte possibilità che l'amore finisca comunque; perfetto quindi per la massima storica:


    "E' meglio aver amato e perduto, piuttosto che non aver amato mai"


BREATHE IN (2013)
Sempre con protagonista la bellissima Felicity Jones, questo film affronta invece l'amore da un'altra prospettiva, quella dell'amore "distruttivo".

Distruzione che colpisce in questo caso la famiglia che decide di ospitare questa ragazza in casa sua per tutto un semestre, nell'ambito di un programma di studi per giovani dall'estero.

Inizialmente bene accetta dai genitori e la figlia della casa, la giovane inizia quasi involontariamente a fare breccia sempre più profondamente nello spirito e nel cuore del padre, ottimamente interpretato da Guy Pierce.

Un film dove il motivo trainante è questa volta la musica, nella passione repressa del genitore che vorrebbe suonare di professione ma è invece costretto a fare l'insegnante per mantenere la famiglia.

Musica che è poi anche un segreto per la ragazza, bravissima suonatrice di pianoforte che però diniega e nasconde il suo talento, cresciuto e maturato in una sofferta condizione familiare fin da quando era bambina.

Un film dove paradossalmente i due personaggi che ne escono meglio, pur nella loro tresca segreta e socialmente "immorale" tra adulto e ragazzina, sono proprio i due innamorati che si fanno sempre più trascinare via dal loro sentimento reciproco.

Mediocramente ipocriti e fasulli invece sembrano alla fine tutti gli altri, partendo dalla moglie completamente disinteressata alle aspirazioni artistiche del marito e che preferisce avere uno stipendio sicuro a fine mese e un tetto sopra la testa.

Così come è fasulla la loro figlia inizialmente amica e solidale con la giovane straniera, ingiustamente giudicata "una ragazza facile" per via di un bulletto che si vanta falsamente di averci fatto sesso e verso il quale alla fine lei cercherà ripiego, finendo umiliata e sminuita dallo stesso ragazzo che criticava solo poco tempo prima.

Ottimo il cast in toto, a partire come già detto dalla solita Felicity Jones, qui più silente, triste e introspettiva rispetto al film precedente; ma capace di grande determinazione in special modo quando insegna (BREATHE IN, appunto) all'uomo come "respirare" per calmarsi prima della sua prova nel concerto.

Bravissimo anche l'attore Guy Pierce, semi-dimenticato protagonista del famigerato "Memento", capolavoro di montaggio e regia di Christopher Nolan prima che quest'ultimo si rinchiudesse nella Bat-Caverna a sfornare blockbuster a ruota libera sull'uomo pipistrello e viaggi interstellari tanto pomposi quanto dimenticabili e uno spreco del suo grande talento.

Argomento del film è quindi il tradimento, verso la moglie e la figlia da parte di Pierce; ma non soltanto: anche il tema del sacrificio per la propria famiglia contrapposto al voler dare alla propria vita uno scopo e un significato, trascinato dalla passione comune per la musica che non li giudica come il resto della società e non guarda al conto in banca o alla "famiglia tradizionale"; ma piu' semplicemente alla pura e candida felicità e realizzazione personale.


EQUALS (2015)
Arrivando al punto più alto di questa trilogia (per chi scrive, appassionato di fantascienza) eccoci in una storia d'amore ambientata in un "futuro distopico" dove i sentimenti personali sono banditi e tacciati alla stregua di crimini contro la società.

Non soltanto questo, anzi chi presenta qualche avvisaglia di emozioni "fuori dal coro" è tenuto a presentarsi obbligatoriamente in alcuni centri di cura specializzati, in quanto possibile affetto dalla "Switched On Syndrome".

Malattia che indica quindi il "sentire", "provare" nuove sensazioni che la società (chiamata "Collective") ritiene pericolose per la collettività e che quindi deve essere curata a forza di psicofarmaci o, se persistente, con la reclusione coatta in debiti "centri" per la rieducazione.

Centri che purtroppo i nostri protagonisti scopriranno essere nè più nè meno che dei "lazzaretti", sanatori manicomio in cui il personale suggerisce e incoraggia il suicidio come "via d'uscita" per gli ospiti affetti dalla SOS.

In questo clima di oppressione e intolleranza, dove la riproduzione avviene sterilmente "per sorteggio" tra le donne fertili, nasce l'amore tra i due protagonisti, i quali si scoprono entrambi "malati" di SOS pur fingendo la normalità o tentando di "curarsi" con gli assurdi mezzi messi a disposizione dalla sanità per tornare ad essere degli "equals" come tutti gli altri.

Amore che farà capire ai due però che la SOS non è affatto una malattia e che anzi i veri malati sono tutti gli altri, vittime di una pandemia di un passato riottoso e sofferente che si rifugiano nella totale assenza di emozioni per evitare il ripetersi di sommosse sociali.

Ottima la "chimica" tra i due attori protagonisti, per prima la Kristen Stewart famigerata protagonista della saga teeneger di "Twilight", qui bravissima nella ragazza che tenta inutilmente di dissimulare i suoi sentimenti prima, per poi lasciarsi travolgere dalla passione più tardi.

Passione che scoppierà inevitabile verso il suo collega d'ufficio interpretato da Nicholas Hoult, ex bimbo stressato di "About a boy" e più recentemente allucinato "figlio di guerra" nell'ultimo "Mad Max: Fury Road".

Ragazzo che cercherà di seguire le regole curandosi per la SOS prima, per poi innamorarsi sempre più in un sottile gioco di sguardi e mezze parole con la ragazza davvero ben diretto e messo in scena.

Amore che infatti cresce lentamente giorno dopo giorno tra i due, oppressi dall'ambiente e le persone che li circondano, maturando con i dovuti tempi fino al climax di metà film dove si lasciano andare ai loro sentimenti senza più remore o timori.

Amore che in una società del genere comporta però grandissimi rischi, quando uno dei due viene rinchiuso con la forza e l'altro dovrà ricorrere a una rete clandestina di persone che "sentono" pur di riuscire a liberarla, rischiando poi la vita nelle terre selvagge senza le comodità della società degli "equals", liberi però di vivere i loro sentimenti senza essere tacciati di eresia e mandati al rogo.

Un altro film che ci parla di una storia d'amore quindi, questa volta in lotta contro le ipocrisie e la pochezza umana e morale che ricorda le lotte per le coppie interrazziali di una volta e le diatribe sulle "coppie di fatto" dei nostri giorni, ancora ostacolate e marchiate a fuoco da alcuni soggetti che non si rendono conto di non vivere più nel 1200, agli allegri e spensierati tempi della Santa Inquisizione.


COME AL SOLITO SPERO DI AVERVI BEN CONSIGLIATO CON QUESTI TRE TITOLI, TRE FILM PER UNA SERATA "SOFT" LONTANA DA SUPER-EROI AL SALVATAGGIO DEL MONDO O EROI IN LOTTA COI SOLITI TERRORISTI ASSORTITI. UNA SERA MAGARI DA PASSARE IN COPPIA, GUARDANDO QUESTE COPPIE E RAGIONANDO SUL "CONCETTO" STESSO DI COPPIA, MAGARI, NON SOLTANTO ANCHE DI FAMIGLIA (VERA) E UMANITA' VERSO TIPI DI VITA DIVERSO DAL NOSTRO.

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Articolo pubblicato il 21/08/2016