Words and Pictures

Ne ferisce più la penna... o il pennello? Una commedia romantica "artistica" dove si sfidano parole e immagini in una lotta senza quartiere all'ultima poesia e l'ultimo disegno

Questa settimana parliamo di una commedia romantica tra due caratteri eccentrici, entrambi professori nel classico liceo americano frequentata dai giovani virgulti della solita classe media borghese.

Le commedie romantiche puntano sempre all'incontro/scontro (casuale o non) tra personaggi di cultura ed estrazione diversa o differenti modi di guardare il mondo pur appartenendo allo stesso "habitat" socio-economico-culturale.

Può essere ad esempio la coppia insolita di "Sabrina" del 1954, divertente e amorevole film di Billy Wilder in cui una giovane e un pò svampita Audrey Hepburn finisce per innamorarsi del ricco e solitario Humphrey Bogart, ricco uomo d'affari navigato a cui l'inaridito cuore di pietra finisce col battere un colpo per la ragazza che è cresciuta tra la sua servitù e inizialmente mira a far innamorare di sè il più giovane e vivace fratello William Holden.


Oppure può essere la bella scrittrice Kathleen Turner che si innamora dello sbandato e imbranato avventuriero Michael Douglas in "All'inseguimento della pietra verde" del 1984, divertentissima action-comedy in rosa diretta dall'eclettico e talentuosissimo Robert Zemeckis, indimenticato regista della trilogia di "Ritorno al futuro" e tanti altri ottimi film come "Forrest Gump" o "Chi ha incastrato Roger Rabbit".


Dopo un classico e un film d'avventura possiamo accennare poi a una "commedia metropolitana" ad altissimo ritmo che si svolge tutta in un giorno nel film "Un giorno... per caso" di Michael Hoffman del 1996, dove l'incontenibile giornalista George Clooney e la mamma solitaria e indipendente Michelle Pfeiffer si incontrano per colpa di una gita dei figli con la scuola andata a male, sopportandosi e aiutandosi a fatica per convenienza durante tutto il film, ma arrivando perciò a conoscersi profondamente e trovare l'uno nell'altra la dolce metà che andavano cercando.


Arrivando finalmente al film di oggi, "Words and Pictures", ultimo film diretto da Fred Schepisi e uscito ai cinema nel 2013; possiamo dire che il suo aspetto più interessante è l'atmosfera di amore/sfida che si viene a creare, più che tra i due protagonisti, tra le due forme d'arte e comunicazione che sono (come da titolo) per appunto la parola scritta contrapposta alle immagini.

Contrapposizione incarnata nel suo lato più romantico dai due personaggi interpretati da Clive Owen, professore di lettere ed ex scrittore di successo con gravi problemi di alcoolismo, e l'austera ma simpatica Juliette Binoche, professoressa d'arte appena arrivata nella scuola.


Una storia che filmicamente probabilmente è anche vista e rivista, come personaggi e sviluppo della trama, ma che ha nei temi sopra citati e i due attori protagonisti quella "marcia in più" che secondo il modesto parere di chi vi scrive lo eleva di qualche spanna al di sopra della miriade di commediole sentimentali che affollano i cinema ogni anno in tutto il mondo.

Ma andiamo ad analizzare più nel dettaglio i punti di forza di questo film.


UN'IMMAGINE VALE PIU' DI MILLE PAROLE
Non vi azzardate a dire questa vecchia massima al professor Owen di questo film: serve infatti solo a mandarlo in bestia sputando citazioni a raffica con cui smentirvi e sfidandovi all'ultimo sangue in un gara che è un crescendo alfabetico di parole multi-sillabe.

Dall'altra parte la professoressa Binoche è più diretta e istintiva, più legata alla sua carne sofferente e malata di artrite, nonostante questo prontissima a "dare battaglia" al suo collega secondo i suoi termini "visivi" e senza scendere a compromessi nè col suo avversario nè coi suoi studenti.


Ma le parole valgono più delle immagini? O è vero invece il contrario?

Oppure ancora sono semplicemente due media a volte compatibili e altre no, come succede nel tira e molla sentimentale tra i due personaggi di questo film; dotati di indubbio talento ma entrambi coi loro problemi che mettono a rischio i loro rapporti sociali, familiari e di lavoro pur di restare fedeli alla loro arte e non tradire i loro principi morali.

Professori che gli alunni seguono a loro volta dandosi guerra a suon di poesie e composizioni contrapposte a disegni e quadri che a volte scendono anche a livello offensivo e personale, come lo stupido e ottuso alunno che respinto dalla timida studentessa orientale cerca di umiliarla come soggetto di alcuni suoi manga pornografici.


Un confronto da cui nessuno esce vincitore e nessuno esce sconfitto, in quanto sia immagini che parole fanno parte del nostro modo di descrivere il mondo e immaginare ciò che non esiste, mezzi unici della nostra fantasia con cui parlare o dipingere i nostri desideri e le nostre paure, i nostri sogni e i nostri incubi.


UN ATTORE E UN'ATTRICE DIVERSAMENTE UGUALI E INCOCILIABILMENTE COMPATIBILI
Come detto, oltre al tema principale che è anche il titolo del film, "parole e immagini", un altro indiscutibile punto di forza del film sta nei due attori protagonisti, davvero bravi nel portare in scena i talenti e le debolezze dei due personaggi principali.



Da una parte una Binoche "dura" esteriormente, ma subito pronta allo scherzo e al gioco col collega più euforico ed estroverso; un carattere quindi aperto e tollerante che è in parte sepolto sotto il dolore della sua malattia.

Malattia che oltre a farla soffrire fisicamente le impedisce anche di esprimersi artisticamente, rendendole difficile l'uso delle mani e l'impegno nella pittura che la professoressa desidera e alla quale tornerà, pur sofferente, per combattere la sfida "tra le arti" nella quale il collega riesce a coinvolgerla assieme a tutti i suoi studenti.

Dall'altra abbiamo un professore insopportabile per alcuni suoi colleghi, alcoolizzato palese che non tenta neppure di nasconderlo, ex-scrittore di successo che però non sforna più nulla da anni; oltre che padre di un figlio ormai cresciuto con cui ha un difficile rapporto e cerca una improbabile riconciliazione.


Professore che si rifiuta di ammettere di avere qualsivoglia problema e che ha il suo posto di lavoro appeso ad un filo, pur essendo amato dai suoi studenti e buona parte dei colleghi; che preferisce saggiamente stimolare e sfidare piuttosto che seguire pedissequamente il programma scolastico e accontentarsi di dare "buono" a questo, "sufficiente" a quello e "scarso" a quell'altro ancora.

Entrambi personaggi quindi benedetti e afflitti allo stesso tempo dal loro talento creativo, quella misteriosa e indicibile anima d'artista che da una sferzata in più ai loro cuori ma li tiene anche lontani dal "cerchio dei normali", visti quindi entrambi alla stregua di due "freak" anti-convenzionali che sono anche però gli unici che riescono a smuovere la passione e il vero interesse dei loro studenti.


FARE LA SCUOLA O ANDARE A SCUOLA?
Uno dei sottotesti che possiamo trovare poi nel film riguarda poi la scuola legata all'apprendimento degli studenti.


Che tipo di scuola frequentano i giovani oggi? Una scuola dove i voti sono tutto, dove quindi l'applicazione e lo studio richiedono più una capacità "mnemonica" di imparare la lezioncina a memoria per il compito o l'interrogazione di turno, piuttosto che una vera comprensione o passione per l'argomento in sè e di per sè stesso.

Il regista, il già citato Fred Schepisi, è un autore di storie d'amore interessanti come "La casa Russia" del 1990, love-story tra Sean Connery e Michelle Pfeiffer sullo sfondo dell'ottimo libro di John le Carré; il più leggero ma non stupido "Roxanne" del 1987, versione moderna di "Cyrano de Bergerac" con un vulcanico Steve Martin dal naso gigantesco innamorato della bella Daryl Hannah; o ancora il molto originale "6 gradi di separazione" che fu poi la rampa di lancio "cinematografica" per un giovane Will Smith.


Schepisi ci propone una scuola e delle aule con una serie di studenti quasi tutti uguali tra loro, in effetti, a parte pochi caratteri come la studentessa fissata coi voti che fa esasperare Owen o la giovane asiatica dalla quale la Binoche cerca di "spremere" fuori l'arte repressa, tormentandola su un auto-ritratto di cui non è mai soddisfatta.

Due professori a cui quindi la maggioranza dei colleghi sono ostili, fossilizzati sul loro programma didattico senz'anima misurato solo in base ai voti dei loro studenti; senza alcun tipo di apprendimento "reale" quindi, ma soltanto la ripetizione a pappagallo dei passaggi di libri di testo che il professore vuol sentirsi ripetere.


Una riflessione tutt'altro che stupida ottimamente valida anche per il nostro sistema scolastico, pur non avendo il sistema idiota tutto americano dei test a scelta multipla del famoso programma "NO BRAIN LEFT BEHIND ACT" ("Nessun cervello lasciato indietro"), di cui poi si sono scoperte le nefandezze e le scorrettezze a cui scendeva ciascun distretto scolastico, pur di far passare certi alunni (e non perdere i finanziamenti federali) neppure in grado di scrivere correttamente il proprio nome in calce alla pagina.


COME AL SOLITO VI AUGURO UN FELICE WEEK-END E SPERO DI AVERVI CONSIGLIATO UN BUON FILM DA GUARDARE PIACEVOLMENTE COI VOSTRI AMICI - CARI - ANIMALI ASSORTITI... UNA PIACEVOLE COMMEDIA SENTIMENTALE BUONA PER TUTTE LE STAGIONI E CHE COME HO DETTO OFFRE PIU' SPUNTI DI DISCUSSIONE E SOTTOTESTI DI QUANTO NON POSSANO SEMBRARE AD UNA PRIMA VISIONE, SCORRENDO VIA PIACEVOLMENTE TRA LACRIME E RISATE E PERSONAGGI PERFETTAMENTE AZZECCATI PER UN FILM DEL GENERE. ALLA PROSSIMA SETTIMANA!

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 30/10/2016