Found

Originale horror ancora inedito in Italia, con un piccolo protagonista che scopre la tremenda verità del fratello serial killer

I serial killer sono sempre stati un affare sicuro per i produttori hollywoodiani, mietendo vittime così come ottimi incassi al cinema fin dalla notte dei tempi.

Si può cominciare dalla saga sul famoso psichiatra cannibale "Hannibal Lecter", iniziata nel 1987 con "Manhunter - Frammenti di un omicidio" di Michael Mann (dove in realtà Lecter è un personaggio secondario) per poi proseguire con "Il silenzio degli innocenti" del 1991, ottimo film di Jonathan Demme dove viene finalmente dato più spazio al personaggio splendidamente interpretato da Anthony Hopkins, anzichè il seppur bravo Brian Cox del film precedente.


Da allora il personaggio ha avuto altri tre film, di qualità via via sempre discendente a partire da "Hannibal" del 2001 di Ridley Scott (tra l'altro ampiamente ambientato in Italia) fino a "Red Dragon" di Brett Ratner dell'anno successivo, remake abbastanza inutile del film di Mann; per arrivare poi al prequel "Hannibal Lecter - Le origini del male" con un giovane Lecter interpretato dall'attore francese Gaspard Ulliel e addirittura una serie televisiva ("Hannibal" appunto) con protagonista Mads Mikkelsen.


Pochi anni più tardi sarebbe poi stata la volta del film cult di David Fincher "Seven", con la coppia Brad Pitt e Morgan Freeman impegnata a risolvere i delitti truculenti di un misterioso killer che si ispira ai sette peccati capitali per punire le sue vittime.

Meravigliosamente ambientato in una cupa e violenta città senza nome perennemente coperta dalla pioggia (tranne che nello spietato atto finale dove finalmente sorge il sole) il film ha un modo particolare di trattare gli omicidi, non mostrando mai il killer in azione ma soltanto gli effetti e i poliziotti impegnati nelle indagini; oltre che ovviamente (dato l'argomento) infarcendo il tutto con riferimenti e citazioni a profusione dalla "Divina Commedia" di Dante Alighieri al "Paradiso perduto" di John Milton.


Tornando più indietro con gli anni si può poi citare "Henry, pioggia di sangue" del 1986, diretto dall'ottimo John McNaughton e padre spirituale dei film sopracitati, forse un pò ingiustamente troppo in fretta dimenticato dal pubblico delle masse.

L'assassino in questo caso è ottimamente interpretato da un glaciale Michael Rooker, assistito nei suoi omicidi dal suo altrettanto disturbato amico Tom Towles; i quali scegliendo le vittime senza una logica e cambiando continuamente metodo negli omicidi riescono a restare lontani dall'attenzione della polizia, che per lungo tempo scambia i loro delitti come omicidi casuali o rapine finite male senza riuscire a collegarli a un unico assassino comune.


Passando invece al film di oggi, "Found", si può parlare sicuramente di una storia molto più "intima" dei precedenti in quanto ambientata tra le mura di un quadro familiare piuttosto comune, dove il più piccolo scopre che il fratello maggiore è un feroce serial killer.

Film purtroppo ancora inedito in Italia, uscito al cinema nel 2012 per la regia di Scott Schirmer, regista affezionato al genere che poi dirigerà gli altri ottimi horror (anch'essi inediti) "Harvest Lake", originale connubio di sesso e morte ai margini di un lago popolato di creature sovrannaturali; e anche il più recente e ancora validissimo "Plank face", con un uomo recluso da un branco di selvaggi che lentamente tentano di "trasformarlo" in uno dei loro per catturare altre vittime e allargare così ulteriormente l'allegra famigliola felice di sadici sequestratori.

Ma passiamo direttamente ai punti di forza del film di cui parliamo oggi.


FRATELLI DI SANGUE
La premessa della storia è semplicissima: da sempre convinto che nel suo fratello maggiore ci sia qualcosa che non va, il piccolo Marty (un bravissimo attore bambino Gavin Brown) frugando tra le sue cose trova una scatola con una testa mozzata dentro.

Inequivocabilmente sicuro della sua follia, esita comunque a dire qualcosa a qualcuno per l'affetto fraterno, unico suo vero familiare degno di nota con una madre assente e distratta e un padre oppressivo e insopportabile.


Veramente ben costruito il rapporto tra i due fratelli, entrambi consapevoli ma che ignorano la cosa per il bene comune e il quieto vivere instaurando quasi un rapporto più normale "dopo" che prima l'orribile rivelazione.

Il più grande Steve (un allucinato Ethan Philbeck) inizia così il fratello alla sua musica e il suo cinema preferito, fatto di metal duro e horror slasher dai quali sarà chiaro ha preso la sua ispirazione in fatto di omicidi.


Ma l'instabilità psicologica dell'omicida è dietro l'angolo e ovviamente questo rapporto non può avere lunga durata, dato anche il sempre più arcigno e intollerante atteggiamento del padre che vorrebbe sbatterlo fuori di casa.

Il tutto che porta all'inevitabile "bagno di sangue" finale dove è ancora il rapporto fraterno a uscire fuori prepotentemnete, con la follia omicidia in bilico di fronte all'amore che il (seppure folle) ragazzo prova verso il suo fratellino.


OTTANTA VOGLIA DI SLASHER
Indubbiamente colmo di rimandi ai vecchi film horror da "Halloween" a "Hellraiser" e ancora le più infime e sconosciute (ma a volte follemente divertenti) pellicole di serie z sull'argomento, il film è sempre in bilico tra l'horror e la tensione.


Il regista se la cava egregiamente alternando quindi, saggiamente, atmosfere più fredde e distaccate da "thriller psicologico" ai puri e crudi momenti con spruzzi di sangue a profusione e coltellacciate nelle budella da horror puro.

Semplicemente terrificante la parte in cui il piccolo, guardando alcuni slasher in cassetta, capisce e rivede perfettamente il fratello maggiore nel protagonista del film, che tortura e uccide le sue vittime per poi decapitarle come lui è sicuro faccia suo fratello.


Un film dove comunque l'intelligenza e l'introspezione psicologica la fanno da padrona, coi genitori assolutamente incapaci di vedere il lato oscuro nella loro casa; cosa che invece è perfettamente chiara e lampante al bambino fin da subito, forse perchè ancora giovane e libero dai pregiudizi e l'ottusa cecità borghese degli uomini più adulti del suo mondo.

Aperto quindi anche ad accettare la versione del fratello, amare la sua musica e i suoi film, essere quasi orgoglioso di avere per fratello un feroce omicida capace di farla pagare cara a chiunque gli dia fastidio.


Ma capace anche quindi di giudicare il fratello e impossibilitato a seguirlo sulla strada da lui intrapresa, una scia di omicidi senza ritorno che porta alla follia e all'orrore puro di un mostro che si nasconde dietro un volto familiare, il quale a sua volta si nasconde dietro l'inespressiva maschera a gas della locandina.


DISTRIBUZIONE ITALIANA CERCASI
Come per altri film menzionati in altri miei articoli, i film di questo Scott Schirmer, più che dignitoso mestierante horror, rimangono a tutt'oggi inedita nel nostro stivale tricolore.

Inspiegabile in quanto film di sicuro successo per molti degli spettatori italiani, da sempre amanti dell'horror fin dai tempi di Dario Argento, Lucio Fulci e Mario e Lamberto Bava.


Spettatori che da anni si sorbiscono remake su remake di film di successo degli anni '70, '80 e '90; amanti di serie televisive horror come "The walking dead", "Supernatural" o "American horro story".

Un pubblico che sarebbe senz'altro più che disposto ad aprire il cuore e il portafoglio a qualche storia che abbia spessore o maggior cura sul lato umano e interpersonale dei personaggi, un intreccio e un canovaccio meno scontato e più elaborato; nonchè ovviamente fiumi di sangue e violenza sopra le righe a profusione.


Un genere che poi non è neanche poi tanto così di nicchia, "riabilitato" da film d'autore come gli horror di Romero o lo "Shining" di Stanley Kubrick; oltre che gli horror hitchkockiani come "Psycho", "Frenzy" o "Gli uccelli" e ancora tanti ottimi film come "Rosemary's Baby" di Roman Pola?ski e lo sterminato catalogo di romanzi di "Stephen King" portati al cinema e alla televisione.

Non è più plausibile quindi ricacciare l'horror sul fondo degli scaffali dei film di serie B, visti anche gli ottimi film usciti di recente al cinema e che hanno avuto gran successo di pubblico e di critica come "The witch", "It follows" o ancora il geniale "The Babadook", film australiano assorto a "cult" grazie al passaparola degli affezionati su internet; a volte spesso più informati e aperti di mente di chi dovrebbe scegliere film come mestiere.



PUR RENDENDOMI CONTO CHE L'HORROR NON E' UN GENERE PER TUTTI (SPECIE PER CHI HA LO STOMACO DEBOLE) RESTO DELL'OPINIONE CHE UN TENTATIVO LO SI PUO' SEMPRE FARE, ALTRIMENTI NON SI FA ALTRO CHE "AUTO-CASTRARSI" NEGANDOSI TANTE PICCOLE CHICCHE E OTTIMI FILM PIENI DI STORIE ISPIRATE E PERSONAGGI MEMORABILI; FILM CHE A VOLTE RACCONTANO LA NOSTRA REALTA' E IL MONDO DOVE VIVIAMO ANCHE MEGLIO CHE ALTRI COSIDDETTI "FILM D'AUTORE" FIN TROPPO SOPRAVVALUTATI, PUBBLICIZZATI E DISTRIBUITI NELLE NOSTRE SALE DAI SOLITI PRODUTTORI E DISTRIBUTORI "AMICI DI" CHE VANNO AVANTI A FAVORI RECIPROCI E LODI E COMPLIMENTI ASSOLUTAMENTE AUTOREFERENZIALI CHE ESCLUDONO INVECE LA PIU' AMPIA FETTA DI FILM INDIPENDENTI, CORAGGIOSI E AUDACI REALIZZATI TENACEMENTE DA TANTE PICCOLE PRODUZIONI SENZA NOME.

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Articolo pubblicato il 06/11/2016