La ragazza del treno – l’attesissimo thriller con Emily Blunt

Tratto dal caso editoriale del 2015, il film di Taylor è un buon thriller dalle sfumature oscure e attuali, con ottime prove attoriali

Anno: 2016

Titolo originale: The Girl on the Train

Paese: USA

Durata: 112 minuti

Genere: Thriller, Giallo

Regia: Tate Taylor

Soggetto: Paula Hawkins (romanzo)

Sceneggiatura: Erin Cressida Wilson

Cast: Emily Blunt, Haley Bennett, Rebecca Ferguson, Luke Evans, Justin Theroux, Édgar Ramírez

Nel 2015 la scrittrice britannica Paula Hawkins raggiunse la vetta delle classifiche mondiali con il giallo La ragazza del treno, rimanendo per mesi al primo posto in molti paesi. A poco più di un anno di distanza, la storia viene portata sul grande schermo dalla DreamWorks.

Rachel è sola e alcolizzata, per niente rassegnata alla fine del suo matrimonio con Tom; ogni giorno, dal treno che la porta a Manhattan, osserva dal finestrino le vite che le scorrono davanti, in particolare quella di una coppia che la donna idealizza come perfetta, e di cui ammira la felicità. A poca distanza dalla casa della coppia abitano l’ex marito di Rachel con la nuova moglie Anna e la loro figlioletta, quotidiana vista che getta Rachel nello sconforto.

Una mattina vede un’anomalia nella vita della donna che ammira e poco tempo dopo questa scompare, in una sera in cui Rachel era ubriaca e di cui non ricorda nulla. Le rivelazioni che verranno a galla saranno molto distanti dall’immaginazione.

Chi non ha mai fantasticato sulle persone viste quotidianamente da un treno o un tram? Esistenze distanti quanto familiari, delle quali non si ha alcuna conoscenza se non quella derivata dall’immaginazione. Il voyeurismo ne La ragazza del treno è spunto di partenza e protagonista, l’osservazione e l’ammirazione delle vite degli altri che cresce e diventa ossessione.

Nel romanzo la narrazione era affidata al punto di vista di Rachel alternato a quello di Megan, la ragazza perfetta osservata dal treno, e di Anna, seconda moglie dell’ex marito di Rachel. Pur essendo visibile la difficoltà di trasporre in immagini ciò che riesce meglio alla parola scritta, anche nel film si alternano le tre voci, tre donne inevitabilmente legate, le cui vite si intrecciano indissolubilmente e si sovrappongono in una vicenda prevalentemente femminile.

Il regista Tate Taylor (noto soprattutto per il bellissimo inno alla lotta per i diritti degli afroamericani The Help), dopo un inizio piuttosto lento, porta sul grande schermo un giallo con tutti gli elementi del genere, sorretto da una sceneggiatura se non perfetta, funzionante, il cui maggior punto di forza è l’attualità di una vicenda che, sfrondati i pretesti puramente cinematografici, potrebbe essere protagonista delle pagine di cronaca contemporanea.

Pur con qualche incoerenza e imprecisione (perché, per dirne una, lo psicologo di Megan ha un nome mediorientale ma parla con accento spagnolo??), lo svolgimento della complicata trama assorbe lo spettatore in una spirale di dubbi e atroci sospetti, spesso congelati da frequenti flashback che rivelano i tasselli del puzzle poco per volta. Un’atmosfera oscura e disperata avvolge ogni immagine, le splendide ville della ricca periferia americana appaiono come superfici splendenti sotto cui si nascondono segreti e intrighi, e il perenne stato di ubriachezza della protagonista si specchia in una regia fatta di primi e primissimi piani sul suo volto straniato e inquadrature malferme.

Il cast è uno dei motivi per cui La ragazza del treno è un buon film. Emily Blunt su tutti, nel ruolo di Rachel fornisce un’ottima, drammatica interpretazione della disperazione; imbruttita e trasandata, l’aria smarrita, il trucco colato e lo sguardo di chi non ha più nulla per cui vivere, il ruolo dell’alcolizzata sarebbe potuto diventare facilmente una parodia iperbolica, ma l’attrice riesce perfettamente a non cadere nella trappola. Un personaggio duro, difficile da amare anche per lo spettatore, che faticherà non poco a entrare in quel meccanismo di immedesimazione tipico del cinema classico.

Buone anche le interpretazioni del resto del cast, a partire dalla svedese Rebecca Ferguson nei panni di Anna, la seconda moglie preoccupata per la continua ossessione di Rachel, ma che nasconde molto più di quello che appare; bravi Luke Evans e Justin Theroux, i mariti che inizialmente sembrano nient’altro che contorni ai forti personaggi femminili ma si riveleranno centrali nella risoluzione dell’intera vicenda. Un po’ sbiadita Haley Bennett, che interpreta una Megan senza dubbio bella, affascinante e sexy, ma poco profonda in un film che fa dello scavo psicologico una dichiarazione d’intenti.

Degne di nota le musiche di Danny Elfman, mai semplice accompagnamento musicale.

Voyeurismo ed erotismo sono il fulcro di un buon thriller che non eccelle né in originalità né (ed è un gran peccato) nella cura del particolare, ma che si distingue per le ottime interpretazioni e una vicenda tutto sommato intrigante e potenzialmente reale.

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Articolo pubblicato il 15/11/2016