"31" di Rob Zombie

Il famoso musicista e regista horror torna al cinema quest'anno riproponendo la formula del "gioco al massacro" che aveva fatto le fortune del suo esordio con "La casa dei 1000 corpi"

Rob Zombie è sicuramente uno di quei registi che ha sfondato la porta del cinema senza bussare o farsi annunciare educatamente con il dovuto pre-anticipo.

Forse non sfondato al punto da diventare un icona del cinema blockbuster alla Steven Spielberg, ben inteso, nè alla James Cameron o Christopher Nolan; ma comunque riuscendosi a creare un suo spazio e un suo "zoccolo duro" di fedelissimi che assicurano sempre buoni incassi ai suoi film quando escono al cinema.

Noto precedentemente come leader dei "White Zombie", una band metal che poi ha mollato per intaprendere una più proficua carriera da solista e soprattutto una ancora più proficua carriera come regista.


Non che il rapporto tra lui e la videocamera fosse una cosa inedita, in quanto già autore di videoclip e perfino una puntata di CSI Miami ("L.A." - Stagione 8 Episodio 16) nonchè del falso trailer del film "Werewolf Women of the S.S.", inserito tra gli altri umoristicamente a inframmezzare gli episodi del doppio film "Grindhouse" dell'accoppiata Robert Rodriguez/Quentin Tarantino.

Dopo il travagliatissimo esordio con il suo "La casa dei 1.000 corpi", chiaro rimando nonchè sequel spirituale del celeberrimo "Non aprite quella porta"  film cult del 1974 diretto da Tobe Hooper; recentemente riproposto in una serie di scialbi remake/prequel tuttosommato "carini" come teeneger-horror ma che non hanno nulla dello spirito e lo stile "mockumentary" che fecero la fortuna dell'originale, risultando quindi solo gli ennesimi film macelleria a buon mercato con poveri sventurati fatti a brandelli in luoghi isolati dalla solita marmaglia psicopatica di turno.

Molto più fedele agli horror anni '70 e '80, Rob Zombie invece sceglie saggiamente la strada opposta spingendo il pedale sulla messa in scena e la caratterizzazione dei personaggi, nonchè su sceneggiature e dialoghi più furbi e ben realizzati di quanto possa sembrare a un primo impatto.


Non a caso dallo pseudo-remake del primo film passa a una storia molto più originale nel suo seguito, "La casa del diavolo", dove rigirando la frittata e mettendo questa volta gli psicopatici alla mercè di uno spietato poliziotto ancora più pazzo di loro, riesce a dare nuova linfa e una ventata d'aria fresca al genere che ristagnava da fin troppo tempo in scontati e mal realizzati horror-porn con torture e sadismo gratuito a profusione.

Ottimo l'assortimento che sceglie come cast per la fauna circense che popola le sue storie: cominciando dalla sua sexy e conturbante mogliettina Sheri Moon Zombie e i suoi amici Sid Haig e Bill Moseley, forse non attori di "serie A" in quanto a recitazione ma sicuramente "maschere" più che adatte a portare sullo schermo le follie narrative del regista.


Niente male anche il rilancio di un attore come Malcolm McDowell, ex drugo sfasciatutto per Kubrick in "Arancia Meccanica", da Zombie invece riproposto nelle vesti del Dottor Loomis, psichiatra di fiducia di uno delle icone horror per definizione, il Michael Myers della celebre saga "Halloween".

Saga che è stata riproposta in due film dal regista statunitense, il primo forse seguendo un pò troppo pedissequamente la storia dell'originale di John Carpenter del 1979, mentre il secondo invece molto più originale sia nell'evolversi e susseguirsi della vicenda rispetto al primo che ai rapporti e le relazioni di Myers con gli altri personaggi della storia.

Un personaggio quello di Myers a cui Zombie riesce a dare la giusta "potenza" senza sminuire o ridicolizzare l'aura maligna di mistero che lo circonda, in quanto quasi forza della natura più che umana che vive solo per seminare orrore e distruzione lasciandosi una scia di cadaveri mutilati alle sue spalle come testimonianza della sua reale esistenza.


Prima di parlare finalmente del film di oggi accenniamo anche al suo ottimo ultimo film "Le streghe di Salem", da me consigliato nell'articolo "TANDEM TRA FINZIONE E REALTÀ: Streghe al cinema – seconda parte", sempre con la sua bellissima consorte nel ruolo di una DJ via via sempre più risucchiata dalla pazzia di una congrega di streghe che la vedono come la chiave per il nuovo avvento e la nuova venuta dello spirito maligno a cui sono assoggettate.

Un film dove Zombie è stato tacciato da molti critici di "pretenziosa vacuità" nel voler mettere in scena con tempi dilatati e troppo dispersivi, invece secondo scritto proprio il merito maggiore del film che ci estrania lentamente dalla realtà come avviene per la sua protagonista, inconsapevole della sua eredità di sangue e malvagità che il suo nome gli ha lasciato come retaggio.

Ma arriviamo finalmente a parlare del film di quest'anno, "31".

Cos'è? Di cosa parla? COME ne parla? Scopriamolo più nel dettaglio analizzandone le sue varie caratteristiche assieme.


IN DEVIL WE TRUST
Pur non possedendo nessuna componente "sovrannaturale", la malvagità innata è presente in ogni inquadratura e in ogni personaggio del film di Zombie.

La storia è sempre la stessa, ormai un clichè dei clichè più abusati dagli horror: un gruppo di amici in gita spensierata durante la festa di Halloween del '76 viene preso ostaggio da una misteriosa banda armata e trascinata a forza dentro il "The Murder World", un vecchio casermone industriale ormai abbandonato da decenni.


All'interno dell'edificio i 5 superstiti saranno costretti a giocare a "31", una gara di sopravvivenza fino all'alba dove un assortimento colorito di malati mentali armati fino ai denti faranno a gara per farli fuori.

Quello che fa veramente la differenza sono sia i protagonisti, volutamente quasi più volgari e antipatici dei loro sadici aguzzini; oltre che naturalmente la messa in scena del baraccone luna park dove i giochi hanno atto.

Sequenze buie fanno da contraltare ad altre tinte di luce rossa o verde o blu, immersa in quei colori che il nostro maestro Mario Bava e i suoi accoliti come Fulci e Argento amavano immergere le loro turpi sequenze di omicidio.


Spoglie stanze sporche e anguste sono poi contrapposte ad ambienti più grandi e arredati ad arte in base alla psicosi del sadico di turno, dai muri nudi e crudi dei corridoi del punto di partenza all'abbondante e terrificante "banchetto" preparato per rifocillare i partecipanti al gioco durante la loro lunga notte di terrore.

Un film dove la malvagità innata all'uomo è talmente esplicita da non doverla neppure nominare, dove ogni speranza di sopravvivenza viene stroncata sul nascere dal regista fin dal lungo e terrificante primo piano in piano sequenza con cui si apre il film.


UN CIRCO DI MASCHERE E FOLLIA
Se da un lato abbiamo parlato dei protagonisti, menzione meritano anche i variopinti e allucinati "cacciatori" che li braccano durante tutta la storia.

Abbiamo accennato al lungo piano sequenza iniziale che fa da apertura introducendo il più letale killer del mucchio, DOOM-HEAD (un grandioso Richard Brake), personaggio che apre e chiude il film interpretando "l'arma letale" definitiva con cui si conclude ogni edizione di "31".


Al suo fianco ma non da meno abbiamo il lillipuziano SICK-HEAD, un agghiacciante nanerottolo nazista ricoperto di svastiche e coi baffetti alla Hitler; che farà da cicerone introducendo i protagonisti al gioco mortale.

Con la mano alle loro fedeli motoseghe e bambola giocattolo (vivente) ricoperta di latex ci sono poi i fratelli PSYCHO-HEAD e SCHIZO-HEAD, sicuramente parto di una famiglia disfunzionale ma una delle attrazioni principali e più cattive del MURDER WORLD.


Infine c'è poi l'altra coppia di cacciatori composta dal violentissimo e gigantesco DEATH-HEAD accompagnato dalla sua signora SEX-HEAD, due innamorati sicuramente dai gusti particolari che però hanno anch'essi alte quotazioni nelle scommesse sugli omicidi.

Certo perchè poi tutto il gioco è seguito in direttissima dal reverendo FATHER DEVIL, patron della serata in abiti ottocenteschi cui presta le sembianze il solito ottimo Malcolm McDowell di cui parlavamo a inizio articolo.


Un mondo schizoide popolato da personaggi che restano e che aprono a mille le valvole della fantasia del buon Rob Zombie, alla faccia (e nella faccia) di coloro che lo bollano come un regista che si limita a "fare effetto" fine a sè stesso senza nessun apporto alla storia.

I personaggi SONO la storia, in questo caso, nonostante la storia NON SIA i personaggi, ma bensì le varie sottotrame aperte o anche solo accennate nei tanti dialoghi che fanno da contorno al massacro.


ZOMBIE'S WORLD
Zombie non si limita infatti a fare solo il compitino col conto alla rovescia dei morti ammazzati e dei litri di sangue finto versati per mettere in scena gli omicidi: Zombie crea infatti un suo mondo popolato da personaggi ignoranti e violenti, molto vicini a quelli che probabilmente lui conosce bene e fanno parte di quella "America" che non va per niente bene raccontare nei miti comuni.


Un America fatta di analfabeti armati fino ai denti, estremisti per cui l'odio è un passatempo come se fosse uno sport e nient'altro; mostri però non fini a sè stessi o venuti dal nulla ma bensì creati da mostri ben peggiori di loro.

Il mostro dell'America fiera del suo secondo emendamento, dei parrucconi di destra che sollevano in aria il loro fucile urlando "Lo porterete via solo dalle mie fredde mani morte", degli hippie idioti di sinistra che ancora credono alla pace e l'amore e la libertà nonostante vivano in un paese fondato e poggiato sul sangue altrui dalla sua nascita fino ad oggi.


Cosa sarà mai il baraccone splatter di FATHER DEVIL a confronto delle guerre di consumo su cui si basa la terra delle libertà, dove l'aquila calva svolazza fiera sui campi degli onesti e dei coraggiosi a patto che questi però continuino sempre ad avere paura e continuino sempre a consumare ammassati come pecore dentro i supermercati.

Vedere ad esempio le scene inquietanti dell'ormai trascorso BLACK FRIDAY con gente accampata fuori dai supermercati e pronti alla ressa e la rissa per affrettarsi a non perdere l'occasione di comprare i loro giocattolini preferiti con lo sconto del 30%.


Un orrore al confronto cui tutti i film di Zombie messi assieme e tutti gli zombi ciondolanti e putrefatti di Romero (non a caso nel suo "Zombi" del 1978 tutti ammassati attorno a un supermercato) non fanno paura quasi per niente, anzi ci fanno amaramente sorridere pensando al mondo reale in cui viviamo e gli inconsapevoli zombie che lo popolano.


OGGI SONO SICURO DI AVER CONSIGLIATO UN OTTIMO FILM, SPECIE AGLI AMANTI DEGLI HORROR CON NOTEVOLE CURA NEI DETTAGLI E NON FINI ALLA PURA FIERA DEI "TRITACARNE" E CHE MAGARI CONTENGA ANCHE QUALCHE SPRAZZO (VOLUTO O NON) DI CRITICA SOCIALE AL SUO INTERNO. AUGURI QUINDI E LUNGA VITA AL SIGNOR ZOMBIE E LA SUA SIGNORA DALLE CURVE PERFETTE, NONCHE' AL SUO CIRCOLO DI AMICI E ATTORI CON CUI METTE IN SCENA PUNTUALMENTE FILM CHE VALE SEMPRE LA PENA DI VEDERE.

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Articolo pubblicato il 27/11/2016