Torino. Regie Sinfonie presenta la sua dodicesima edizione

La Stagione concertistica inizia il 4 novembre a Palazzo Barolo

Regie Sinfonie che negli anni continua ad avvincere gli intenditori di musica antica e barocca, principalmente riuniti nel salone d’onore del prestigioso Palazzo Barolo, presenta il cartellone della dodicesima stagione.

I Marchesi di Barolo, nobili mecenati e filantropi fecero conoscere nel mondo la poliedrica   storia di questa città ove la civiltà, il progresso economico e l’arte nelle sue molteplici espressioni dell’ingegno umano si sono sempre coniugati con “l’altro” cioè a sostegno di coloro che soffrono o sono svantaggiati.

All’esordio del 4 novembre con il concerto che si terrà nel salone aulico dello storico palazzo di via delle Orfane, i Musici di Santa Pelagia proporranno “Il Vento dei salici.

” Un concerto per oboe e fagotto, violoncello e clavicembalo, con pregevoli esecuzioni che offrono un quadro inedito del repertorio barocco.

Come di consueto, nei giorni precedenti i concerti, diffonderemo ulteriori e puntuali informazioni operative e illustrative sul programma della serata e sul curriculum dei musicisti.

Per la presentazione della stagione, ricca di novità, peculiarità ed intrecci, ci affidiamo al commento del professor Giovanni Tasso, il musicologo che da anni segue la scelta degli autori e la stesura dei programmi.


Orizzonti Lontani

“Quando si legge il cartellone di una stagione “barocca”, i nomi che si incontrano più spesso sono quelli di Bach, Telemann, Vivaldi e Händel, compositori di grandissimo valore che non ci si stancherebbe mai di ascoltare. Nonostante questo, nei concerti della dodicesima edizione di Regie Sinfonie non ne troverete la minima traccia, fatta eccezione per una sonata per violoncello e basso continuo del Prete Rosso, la classica eccezione che conferma la regola. Precisiamo subito che non si tratta di una scelta snobistica ma di una considerazione basata su un dato di fatto innegabile, che proverò a esporre di seguito. Con l’espressione “musica antica” – che in alcuni casi viene assimilata al concetto di “repertorio preromantico” – si intendono in genere tutte le opere che sono state composte prima del XIX secolo, epoca che coincide con la piena fioritura del Romanticismo e l’evoluzione dell’opera barocca verso gli stilemi dei melodrammi di Giuseppe Verdi. Quindi – a fare un rapido conto – parlando di “early music” si intendono non solo i grandi autori a cui abbiamo fatto menzione in precedenza – che occupano un ambito cronologico piuttosto ridotto, dal 1678 (nascita di Vivaldi) al 1767 (scomparsa di Telemann) – ma tutti gli stili e gli autori che si sono succeduti da Guillaume Machaut (1300-77) a Haydn e Mozart, pari a circa cinque secoli di musica. Un orizzonte temporale che può addirittura superare il millennio di storia, se si prende in considerazione anche il canto gregoriano. Una galassia comprendente migliaia di compositori e di opere pressoché sconosciute, che potrebbero allargare enormemente le nostre prospettive culturali. Per questo motivo, abbiamo deciso di dare spazio per un anno ad alcuni di questi autori minori, che in qualche caso possono riservare sorprese inimmaginabili, come il cielo notturno senza Luna consente di apprezzare lo spettacolo mozzafiato di stelle, galassie e nebulose lontane milioni di anni luce dalla nostra piccola Terra.

In particolare, Regie Sinfonie dedica ben due concerti al repertorio sviluppatosi tra il XV e la prima metà del XVI secolo, il primo imperniato sulle frizzanti frottole di autori come Bartolomeo Tromboncino e Marchetto Cara e il secondo sulla conquista di Costantinopoli da parte delle armate di Maometto II avvenuta nel 1453, un evento epocale di cui vengono prese in esame in chiave musicale le implicazioni guerresche e religiose.

A bilanciare questo affascinante tuffo nel passato ci saranno tre concerti che ci condurranno oltre le “Colonne d’Ercole” di fine Settecento, con un’incursione nel raffinato genere del trio per archi e pianoforte che abbinerà a una bella pagina di Haydn due capolavori di Beethoven e Mendelssohn, un programma inserito nel Festival Richard Strauss comprendente le opere per due clavicembali di François Couperin inserite dal grande compositore di Monaco nella Tanzsuite aus Klavierstücken von Francois Couperin zusammengestellt (composta nel 1923!) e infine l’azzeccato accostamento tra il venerando canto gregoriano e una messa per organo di un autore contemporaneo di Giuseppe Verdi, un fatto che peraltro non può stupire nessuno, visto che si trattava di una prassi consolidata nella Chiesa cattolica preconciliare.

Il repertorio più canonico verrà degnamente rappresentato dai primi due concerti, che ruotano intorno alle figure tanto affascinanti quanto ancora in gran parte da scoprire di Giovanni Benedetto Platti e Santo Lapis, e dall’ultimo, che vedrà I Giovani dell’Academia Montis Regalis diretti da Olivia Centurioni rievocare due delle polemiche più clamorose che videro a Parigi i fautori dello stile francese battersi senza esclusione di colpi contro gli estimatori del gusto italiano per la supremazia europea. In questo filone si colloca anche Humanità e Lucifero di Alessandro Scarlatti, un oratorio eseguito per la prima volta a Roma nel 1704, programmato per l’anno scorso ma scivolato in questa edizione per una serie di circostanze veramente “diaboliche”, che rappresenta il concreto impegno dei Musici di Santa Pelagia alla rivalutazione di uno dei più grandi compositori del nostro paese (nel caso aveste dubbi, dopo avere ascoltato questo capolavoro sarete sicuramente d’accordo con noi).

Gli orizzonti possono però essere non solo temporali ma anche geografici e nessuno può negare che la maggior parte delle opere di “musica antica” che conosciamo si riferisca all’Italia, alla Francia, all’Austria e alla Germania, lasciando pochissimo spazio – per esempio – all’Inghilterra di un autore immortale come Henry Purcell (di cui parleremo tra poco). Pertanto, per aggiungere un ulteriore tocco di originalità alla stagione, è stato inserito un concerto dedicato alla musica tradizionale armena, un repertorio che affonda le sue radici addirittura al V secolo e che costituisce il respiro vitale di un popolo fiero e coraggioso, che nel corso della storia ha dovuto affrontare innumerevoli sventure, che non ne hanno però piegato la suggestiva cultura. Si tratta di musica senza tempo e pervasa da atmosfere molto evocative, che sapranno fissarsi nel cuore di tutti coloro che vorranno ascoltarla con la dovuta attenzione.

Per finire, gli orizzonti possono anche esprimere prospettive future, che si possono concretizzare – soprattutto in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo – solo per mezzo di scelte coraggiose e il più possibile lungimiranti. In particolare, oggi non è più possibile limitarsi a guardare il proprio orticello, disinteressandosi di quello che avviene intorno. Per questo – come si sente dire sempre più spesso – oggi è indispensabile “fare squadra” e costruire reti e relazioni con la realtà più dinamiche che ci circondano. Questa constatazione è stata la molla che ha portato alla formulazione del progetto di Intrecci Barocchi, una iniziativa sostenuta generosamente dalla Regione Piemonte che secondo gli auspici di tutti porterà a un’integrazione sempre maggiore delle stagioni dei Musici di Santa Pelagia, del Coro Filarmonico Ruggero Maghini, dell’Accademia Corale Stefano Tempia e dell’Academia Montis Regalis, con la partecipazione a latere di un’etichetta ambiziosa e ricca di idee come la torinese Elegia, in grado di offrire agli appassionati di musica antica una proposta culturale sempre più vasta e variegata. Per dare inizio a una collaborazione destinata a diventare sempre più stretta, il 13 novembre I Musici di Santa Pelagia saranno al fianco dell’Accademia Corale Stefano Tempia nell’esecuzione della scintillante Ode per la festa di Santa Cecilia di Henry Purcell (eccolo!) e nel festival Back to Bach il 5 dicembre saranno protagonisti con il Coro Maghini di un grande concerto dedicato al sommo Cantor lipsiense, ai quali si aggiungerà l’esibizione dei Giovani dell’Academia Montis Regalis in programma nel mese di maggio a Regie Sinfonie. Un inizio molto promettente, che vuole preludere a orizzonti sempre più rosei.”



INTRECCI BAROCCHI

L’originalità di un progetto

“Fondata dai Romani nel I secolo a.C. nel luogo in cui sorgeva un preesistente villaggio celto-ligure, Torino vanta un inestimabile patrimonio barocco, che le ha conferito una spiccata eleganza e una inconfondibile personalità, elementi che continuano a conquistare i numerosi turisti che ogni anno visitano il capoluogo piemontese.

Per esaltare questo prezioso retaggio artistico sei-settecentesco, su intuizione di Maurizio Fornero è stato creato con la concreta partecipazione dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte Intrecci barocchi, un progetto elaborato da quattro istituzioni musicali piemontesi di chiara fama, I Musici di Santa Pelagia, il Coro Ruggero Maghini, l’Accademia Corale Stefano Tempia e l’Academia Montis Regalis, che prevede una maggiore concertazione tra le rispettive proposte artistiche allo scopo di garantire un’offerta ampia e variegata, in grado di coprire senza sovrapposizioni il repertorio sia sacro sia profano fiorito tra gli ultimi anni del XVI e la metà del XVIII secolo, un ambito che da decenni catalizza l’attenzione di un numero sempre maggiore di appassionati di musica classica. Il dialogo aperto tra le rispettive direzioni artistiche consentirà di delineare un percorso organico in un patrimonio musicale ancora in gran parte da scoprire, permettendo a ogni ensemble di dedicarsi alle sue opere e compositori d’elezione, un fatto che permetterà anche a ognuno di raggiungere livelli di eccellenza sempre maggiori. Fin d’ora sarà possibile attivare proficue collaborazioni tra gruppi, come avverrà – per esempio – nella imminente esecuzione delle Odi per la festa di Santa Cecilia di Henry Purcell, che vedrà il coro della Stefano Tempia affiancato dall’ensemble di strumenti originali dei Musici di Santa Pelagia, e di utilizzare le stesse sale e strutture per prove e concerti, con una conseguente ottimizzazione di risorse.

E’ in avanzata fase di valutazione la possibilità di costituire a partire dal 2018-19 una stagione unica, con quattro filoni repertoriali ben distinti tra loro, che vanno a intrecciarsi dando vita a un cartellone di ampio respiro con la partecipazione anche di artisti di livello internazionale in grado di soddisfare le legittime aspettative degli appassionati dai gusti più esigenti e attirando in città pubblico anche da altre zone. Con la collaborazione di tutte le associazioni, in questo modo sarà possibile creare la stagione barocca più grande del nostro Paese e – sotto il profilo artistico – una rassegna in grado di reggere degnamente il confronto con le manifestazioni del genere migliori d’Europa.

La progressiva integrazione tra le quattro associazioni consentirà anche di unificare le aree organizzative di ognuna, razionalizzando il lavoro e abbattendo in maniera sostanziale i costi fissi legati alla sfera extra artistica. Sotto il profilo della comunicazione, un soggetto di grandi dimensioni potrà ottenere una visibilità di gran lunga maggiore sia sotto il punto di vista degli investimenti pubblicitari a livello locale e nazionale sia sotto quello della condivisione delle rispettive mailing list.

Oltre ai concerti nel territorio torinese, Intrecci barocchi sarà in grado di produrre spettacoli di alto livello artistico e di indiscutibile interesse che potranno essere eseguiti in altri centri regionali e anche al di fuori del Piemonte, contribuendo a rafforzare l’immagine e le possibilità artistiche di una realtà che potrebbe diventare leader in Italia.

Oltre all’aspetto concertistico, Intrecci barocchi organizzerà incontri, conferenze e giornate di studi su temi specifici in collaborazione con le principali Istituzioni piemontesi (conservatori, università) in modo da diffondere la conoscenza di un repertorio bellissimo a un pubblico sempre più vasto e – in sinergia con la Regione Piemonte – potrà svolgere un utilissimo lavoro nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado della regione volto a colmare le lacune dei programmi scolastici, per mezzo di lezioni con ascolti tenute da riconosciuti esperti nel settore, calibrate secondo il livello di ogni classe e pensate in maniera da rispondere alle richieste dei docenti. Queste attività possono essere finanziate dalle stesse scuole tramite un piccolo contributo da parte di ogni allievo.

La creazione di una stagione ricca e variegata come quella di Intrecci barocchi dimostra la fiducia dei quattro soggetti aderenti per un futuro artistico che può essere roseo al di là della terribile crisi che sta travagliando da molti anni il nostro Paese e la lungimiranza di Istituzioni che considerano il nostro patrimonio culturale non un peso ma una preziosa opportunità per diffondere i tesori del nostro passato e per offrire sbocchi di lavoro ai cantanti e musicisti del territorio, che da tempo si vedono costretti a cercare fortuna al di fuori dell’Italia. Sotto questi aspetti, Intrecci barocchi può rivelarsi un’iniziativa di assoluto interesse, che può rappresentare un modello da esportare anche al di fuori della nostra regione.”  

Giovanni Tasso

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Articolo pubblicato il 31/10/2017