Torino. Magnificat!

Un concerto forse irripetibile per la bravura degli interpreti, conclude la terza rassegna Back to Back

La terza edizione della rassegna Back to Bach si è chiusa martedì 5 novembre con uno splendido concerto incentrato sul tema mariano, che ha visto protagonisti nel Tempio Valdese – in un vero “intreccio barocco” – i solisti e il coro del Maghini e l’ensemble strumentale dei Musici di Santa Pelagia diretti da Elena Camoletto.

Come ha messo giustamente in evidenza il pastore Paolo Ribet nel corso dell’“invenzione a due voci” condotta con il musicologo Paolo Cavallo che ha preceduto il concerto, la Vergine Maria riveste un ruolo di primo piano sia per i cattolici sia per i luterani, un fatto che ha spinto un’infinità di compositori di entrambe le confessioni a dedicarle alcune delle loro opere più sublimi.

Questa devozione era già stata presa in esame nell’edizione precedente, quando gli stessi interpreti avevano eseguito il Magnificat BWV 243 di Bach, una pagina forse meno eseguita rispetto agli altri capolavori sacri del sommo Cantor lipsiense ma non per questo di minore fascino. Il Magnificat – il canto di Maria, come sottolineato dal pastore Ribet, con cui la Vergine rende grazie a Dio per averla scelta come protagonista nella Redenzione dell’uomo – viene proposto quest’anno nella splendida versione di Georg Philipp Telemann, un’opera di ampio respiro che accanto alla compagine di archi vede la presenza di tre trombe naturali e dei timpani, che contribuiscono a conferirle un’atmosfera di grandiosa radiosità.

Eseguita per la prima volta nel settembre del 1704 per celebrare l’inaugurazione del nuovo organo della Neukirche di Lipsia, quest’opera dell’allora ventitreenne Telemann fu accolta con grande favore e con la distinzione che si riserva di solito a un maestro ormai del tutto affermato e probabilmente fu uno dei motivi che nel 1722 spinsero il Consiglio cittadino a chiedere insistentemente al compositore di Magdeburgo di prendere il posto del defunto Cantor Johann Kuhnau, che in seguito fu assegnato – come terza scelta! – a Bach.

Sotto il profilo stilistico, questo lavoro risente in maniera molto chiara dei modelli italiani, come si può notare in diverse arie e soprattutto nel magnifico coro conclusivo. La lettura di Camoletto ha esaltato la luminosa gioia che pervade quest’opera, grazie a un eccellente gruppo di solisti, in cui si sono distinti in particolare il soprano Valentina Chirico e il basso Dario Previato, e a un coro compatto, coeso, perfettamente bilanciato e ricco di sfumature e di chiaroscuri, che si è messo in luce fin dal festoso «Magnificat anima mea» che ha fatto seguito alla breve Sonata introduttiva, per chiudere con l’esaltante fuga di «Sicut erat in principio».

Tra i momenti più belli del Magnificat meritano di essere citati l’aria del contralto Maria Russo «Quia respexit», soffusa da una intensa vena elegiaca, e lo spumeggiante duetto dei bassi Dario Previato e Francesco Coppo «Fecit potentiam».

Il brano più atteso della serata era però quello successivo, la cantata Herz und Mund und Tat und Leben BWV 147, una delle opere sacre più famose in assoluto di Bach, composta per la Festa della Visitazione della Beata Vergine del 1723, circa un mese e mezzo dopo avere assunto il posto di Thomaskantor. Con questo brano – che in realtà era già stato abbozzato nel 1716 a Weimar, senza però essere eseguito – Bach mirava a imporsi definitivamente in una città che durante il casting per l’assegnazione della principale carica musicale gli aveva preferito non solo Telemann ma anche Christoph Graupner, ottenendo in entrambi i casi un secco rifiuto.

Le attese del folto pubblico presente nel Tempio Valdese non sono state deluse, perché questo capolavoro dalla bellezza quasi ultraterrena è stato eseguito con una soffusa delicatezza, che ha espresso con grande efficacia il testo poetico di Salomo Franck. Nell’ensemble strumentale si sono distinti gli oboi d’amore e da caccia, con la bravissima Rei Ishizaka che ha accompagnato un’intensa Maria Russo nella struggente aria «Schäme dich, o Seele nicht».

Un altro momento di particolare commozione si è toccato con l’aria «Bereite dir, Jesu, noch itzo die Bahn», che ha visto il violino di Enrico Casazza intessere un tenero dialogo con il soprano Valentina Chirico, seguita dal corale «Wohl mir, dass ich Jesum habe».

A questo punto – ponendosi nel solco della tradizione luterana – ha preso la parola il pastore Ribet per una breve riflessione sul tema della cantata, a cui ha fatto seguito la seconda parte dell’opera, iniziata con l’aria del tenore Michele Concato «Hilf, Jesu, hilf dass ich auch dich bekenne» e conclusa dal celeberrimo corale «Jesu bleibet meine Freude», nella sua semplicità tra le pagine più toccanti della storia della musica, che alla fine è stato ripetuto come bis per rispondere ai caldi applausi del pubblico.

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Articolo pubblicato il 09/12/2017