Torino, I King’s Singer coinvolgono generazioni e appassionati di ogni tendenza

Applaudito concerto della notissima ensemble vocale, domenica pomeriggio al Conservatorio

Nei mitici anni Sessanta alcuni ragazzi inglesi fondarono un gruppo musicale con l’obiettivo di conquistare con la loro musica il pubblico di tutto il mondo. No, non stiamo parlando dei Beatles, ma dei King’s Singers, un ensemble vocale che nel corso degli anni non solo ha saputo raggiungere una notorietà di livello internazionale, ma è anche riuscito a entrare nel cuore di un incredibile numero di appassionati di tutto il mondo con un approccio alla musica fresco ed estremamente coinvolgente.

Di fatto, i King’s Singers sono oggi gli unici interpreti classici in grado di fare amare qualsiasi loro scelta repertoriale, che può andare dai più eminenti compositori del Rinascimento come William Byrd, Giovanni Pierluigi da Palestrina e Tomás Luis de Victoria agli autori emergenti del panorama contemporaneo e dai grandi standard del jazz alle canzoni di tutto il mondo (il disco Postcards – Cartoline dal mondo, dove l’Italia è rappresentata da una splendida reinterpretazione di Volare di Domenico Modugno – ha raggiunto volumi di vendite incredibilmente elevati per i tempi da vacche magre in cui viviamo).

Un altro merito di questi formidabili cantori è costituito dalla loro simpatia, che dopo ogni concerto li porta a intrattenersi con il pubblico per autografare dischi, chiacchierare, fornire consigli ai loro aspiranti emuli e prestarsi con un sorriso smagliante a scattare un’infinità di selfies con fan adoranti.

Con l’andare del tempo, questo atteggiamento cordiale e del tutto spontaneo ha permesso a molti di sentirsi più vicini ai grandi interpreti della musica classica, che spesso sono stati visti come miti inavvicinabili, e di entrare sempre di più in contatto con un universo di straordinaria bellezza, che da un lato la scuola e dall’altro la maggior parte dei mass media hanno contribuito a renderci sempre più lontano ed estraneo, facendo percepire come incomprensibili cose un tempo alla portata di (quasi) tutti.

Date queste premesse, nessuno può stupirsi del fatto che i concerti dei King’s Singers registrino spesso il tutto esaurito, come nel 2017 all’Unione Musicale di Torino è successo per ben due volte, la prima in gennaio e la seconda domenica 17 dicembre.

Che si tratti di un concerto diverso dagli altri si percepisce già dall’inizio, con un pubblico comprendente tutte le fasce di età prendere posto in sala visibilmente elettrizzato al pensiero della ormai imminente esibizione, magari dopo avere acquistato l’ultimo disco dei “Mitici”.

Questo copione si è ripetuto puntualmente anche questa volta, che in realtà coincideva con un’occasione veramente speciale, visto che tra sei mesi i King’s Singers celebreranno mezzo secolo di carriera, un traguardo che solo i grandissimi possono ambire a raggiungere con questa vitalità ed energia.

Ovviamente, in questo lungo lasso di tempo nella formazione composta da due controtenori, un tenore, due baritoni e un basso si sono alternati diversi interpreti e ogni volta che si registra un avvicendamento (nel 2016 il controtenore David Hurley ha lasciato il posto a Patrick Dunachie dopo una militanza di ben 27 anni) la tristezza per un arrivederci va di pari passo con la festosa accoglienza per il nuovo arrivato.

Oggi la formazione è composta da cantanti giovani e molto attraenti, un fatto che non è passato inosservato al folto pubblico femminile presente in sala, che comunque non hanno perso l’arte di stregare con il loro inimitabile impasto sonoro chiunque li ascolti.

Come prevedibile, il programma era incentrato sulle imminenti festività natalizie, un tema che è stato declinato in molte sfumature diverse, partendo da una serie di brani tradizionali molto antichi, tra i quali spicca la toccante Maria durch ein Dornwald ging, una pagina poco nota che offre l’immagine della Vergine Maria in una macchia di alberi morti, che al suo passaggio riprendono prodigiosamente vita.

Dopo un doveroso omaggio all’epoca rinascimentale con il delicato Popule meus di Victoria, i King’s Singers si sono inoltrati nel repertorio dei giorni nostri, alternando autori noti e meno noti come Arvo Pärt, Peter Warlock, Mykola Leontovych, il giovanissimo Toby Hession (classe 1997, beato lui!) e Bob Chilcott, che in passato è stato membro dei King’s.

Chilcott è l’autore di We are, uno dei brani più apprezzati dal pubblico, che proclama con parole tanto semplici quanto commoventi la fratellanza di tutti gli uomini di buona volontà del mondo.

In conclusione i “magnifici sei” si sono esibiti in una serie di brani a sorpresa (significativamente intitolati “Christmas Stockings”, “Regali di Natale”), che ha letteralmente mandato in visibilio l’uditorio, che tra scrosci di applausi sembrava non avere voglia di uscire.

Un concerto di incontenibile energia, che ha sicuramente fatto nascere in qualcuno il desiderio di scoprire un genere di musica diverso da quella che propongono fino alla nausea le radio e le televisioni.

Grazie, King’s Singers, Buon Natale e – speriamo – a prestissimo!

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Articolo pubblicato il 19/12/2017