Le serie TV al cinema

Star Wars giunge alla sua ottava puntata e si avvia verso la saga infinita

Il nuovo episodio di Guerre Stellari (chiedo scusa ai giovani se uso l’italiano) si intitola “Gli ultimi Jedi” che sarebbe stato meglio intitolare “Gli ultimi Jedi prima dei prossimi” visto che si parla già non solo di un imminente seguito conclusivo ma di una nuova trilogia e di alcuni episodi con protagonista personaggi secondari delle serie precedenti (anche questa volta chiedo scusa per l’uso dell’italiano poiché spin-off sarebbe stato più comprensibile).

L’ultimo film di Star Wars è indubbiamente ben congeniato e anche migliore del precedente: grandi effetti speciali e soprattutto, per i nostalgici degli episodi degli anni ’70, il ritorno di Luke, Yoda, il maestro che insegna alla giovane apprendista, il cattivone combattuto tra il bene e il male e in generale l’essenza della forza e dell’essere Jedi veri fulcri dell’intera storia concepita da George Lucas parecchi decenni orsono.

Tuttavia, quella di Star Wars pare diventare più che una saga cinematografica, una serie TV (ah ecco tra l’altro esiste già anche una serie TV su Guerre Stellari), nella quale, per altro, ogni trilogia sembra ricalcare quella precedente con piccole variazioni sul tema (nei decenni l’apprendista è stato prima Anakyn, poi Luke e ora la giovane Rey).

Di questo ripetersi, sembra quasi che l’episodio stesso appena uscito voglia prendersi gioco con una certa autoreferenzialità quando il leader supremo Snoke (il nuovo Palpatine ma decisamente meno ben caratterizzato) deride Kylo Ren (il nuovo Dark Vener ma decisamente molto meno carismatico) per via della maschera che porta: vuol troppo assomigliare al vecchio cattivone della saga, ragion per cui porta Kylo Ren a distruggere a pugni la sua maschera come un bambino arrabbiato.

Le saghe cinematografiche (vedi Pirati dei Caraibi e Il Signore degli anelli) sono progetti interessanti che attirano e coinvolgono lo spettatore, ma le saghe che diventano serie TV mascherate per durare decenni sono forse un po’ troppo.

Da qualche anno, anche in Italia è arrivato Netflix, piattaforma a poco prezzo di abbonamento, attraverso cui non solo si possono vedere molti film, ma soprattutto serie televisive autoprodotte, soprattutto di fantasy e fantascienza.

Che sia al cinema o alla TV, l’idea della saga infinita rischia di diventare un po’ noiosa se non la si sa controllare, ma d’altra parte anche il cinema italiano in questo Natale è caduto nella trappola: dopo decenni di Vacanze di Natale (in America, sul Nilo, in India, a Miami, a New York, in crociera, a Rio, a Beverly Hills, in Sudafrica, a Cortina, …) ecco l’apice della autoreferenzialità con Super Vacanze di Natale, un tristissimo medley delle migliori (si fa per dire) scene dei precedenti film, tanto da domandarci se il ministro per la cultura Franceschini non abbia fatto male a svenarsi per costringere la TV generalista e Netflix a far vedere i film italiani, perché se i risultati sono saghe come questa, meglio rispolverare quelle vecchie nostalgiche del nostro miglior film muto con Maciste alpino, Maciste atleta, Maciste medium, Maciste in vacanza, Maciste all’inferno, … vuoi mettere le didascalie di D’Annunzio a quelle dei fratelli Vanzina?!



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Articolo pubblicato il 31/12/2017