Torino. L’Allegro, il Penseroso ed il Moderato

L’Accademia del Santo Spirito presenta Quodlibet. Serata dedicata ad un oratorio del XVII secolo

Quodlibet, lo spazio dedicato alla musica antica nel giorno della nascita di Bach, il 21 marzo corrisponde al quinto concerto della stagione dell´Accademia del Santo Spirito, che si terrà Mercoledì 21 Marzo alle ore 21 nella Real Chiesa di San Lorenzo in Piazza Castello.

Per la prima volta nei programmi della stagione, la serata è dedicata ad un oratorio del XVII secolo.

Si tratta de Il Trionfo della Grazia di Alessandro Scarlatti su testo di Benedetto Pamphilj, eseguito per la prima volta nel 1693 presso l'Oratorio dei Filippini a Firenze.

In epoca barocca durante il tempo quaresimale all'interruzione delle rappresentazioni teatrali corrisponde l'esecuzione degli oratori che, per quanto adeguati nella sostanza e nella forma al tempus clausum, assumono un vero e proprio ruolo di intrattenimento.

Il Trionfo della Grazia sarà eseguito durante il periodo quaresimale in questo spirito.

L'evento sarà inoltre inserito nell'ambito delle manifestazioni organizzate per la sesta edizione dello European Day of Early Music


Alessandro Scarlatti (1660-1725)

Il Trionfo della Gratia, overo La Conversione di Maddalena


Oratorio per soli, archi e continuo


Maddalena Valentina Coladonato soprano

Gioventù Valentina Chirico soprano

Penitenza Roberta Garelli contralto


Orchestra dell'Accademia del Santo Spirito

Alessandro Conrado, Laura Bertolino violini I

Paola Nervi, Ljiliana Mijatovic violini II

Fulvia Corazza viola

Massimo Barrera violoncello

Roberto Bevilacqua contrabbasso

Maurizio Piantelli tiorba

Luca Ronzitti organo

Andrea Banaudi clavicembalo


In collaborazione con il Réseau Européen de Musique Ancienne

VI edizione dell’European Day of Early Music

Ingresso libero


Nota di Sala


Il trionfo della Grazia, ovvero la Maddalena

Le vicende di molti compositori vissuti in epoca barocca dimostrano che il panorama musicale fiorito tra il XVII e il XVIII secolo si basava su criteri fortemente meritocratici, che – pur con qualche eccezione che conferma la regola – lasciavano spazio solo alle personalità di maggiore talento, destinate a lasciare ai posteri una produzione di altissimo livello, di cui si serba memoria ancora oggi.

Sotto questo aspetto, la parabola creativa di Alessandro Scarlatti costituisce un capitolo esemplare, in grado di gettare luce su uno dei periodo più splendidi e fecondi della storia della musica.

Nato a Palermo nel 1660, si trasferì a Roma a soli 12 anni in compagnia della sorella Anna Maria, destinata a diventare una cantante di una certa fama. Nella Città Eterna il giovanissimo compositore si impegnò anima e corpo per emergere in un ambiente estremamente competitivo e nel giro di poco tempo i suoi sforzi vennero premiati con la nomina a soli 18 anni a maestro di cappella della Chiesa di San Giacomo degli Incurabili e nel carnevale del 1679 dalla messa in scena della sua prima opera, Gli equivoci nel sembiante.

Un lavoro buffo di pregevole fattura, che due anni più tardi fu presentato anche al raffinato pubblico di Vienna. Questo successo trovava spiegazione nella assoluta padronanza delle tecniche compositive del passato (un fatto che piaceva molto al pubblico più conservatore), in un sincero interesse per gli spunti innovativi (che seppe conquistare quanti guardavano con favore allo sviluppo della musica), in una spiccata propensione per la melodia intensa e cantabile e in un grande istinto teatrale, due caratteristiche che lo consacrarono tra gli autori più in vista del momento e gli permisero di ottenere l’attenzione tra gli altri di Cristina di Svezia, una che di musica e di arte la sapeva lunga, che gli offrì il posto di maestro della sua cappella privata.

In questo modo, Scarlatti riuscì a imporsi come una delle figure più importanti del panorama musicale romano e a ottenere un profluvio di commissioni dai mecenati più influenti della capitale, un fatto che spiega la straordinaria vastità della sua produzione, che tra le altre cose comprende circa cento opere teatrali e oltre ottocento cantate da camera di grande raffinatezza.

A Roma Scarlatti conobbe Gaspar Méndez de Haro y Guzmán, settimo marchese del Carpio ed ex ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, che aveva appena ottenuto la carica di viceré di Napoli. Conquistato dall’arte del compositore, il viceré – noto estimatore di arte e di musica – fece di tutto per ottenerne i servigi, spingendolo a trasferirsi nella città partenopea, all’epoca uno dei fari più splendenti della cultura europea, dove lo colmò di favori.

Questo distacco non impedì però al poco più che ventenne compositore di mantenere i contatti con i maggiori protagonisti dell’ambiente romano, primi tra tutti i coltissimi cardinali Pietro Ottoboni e Benedetto Pamphilj.

Oltre a offrire a Scarlatti una gradita protezione, il cardinal Pamphilj collaborò anche in prima persona alle opere del compositore, scrivendo il libretto di diverse sue opere, tra cui Il trionfo della Gratia ovvero la conversione di Maddalena, oratorio in due parti a tre voci con strumenti tenuto a battesimo il 18 marzo del 1685 nel teatro del Seminario Romano, che il 21 marzo alle ore 21 verrà riproposto dall’Accademia del Santo Spirito.

Come si legge in una testimonianza dell’epoca, l’oratorio venne accolto con un grande successo, fatto che si spiega non solo con l’alto lignaggio del librettista, ma anche con la presenza di tre dei cantanti più acclamati dell’epoca come Giuseppe Fede, Giovan Francesco Grossi detto Siface e Giuseppe Ceccarelli, di alcuni musicisti passati meritatamente alla storia come Arcangelo Corelli e Bernardo Pasquini e – tra il pubblico – di ben sei cardinali e di parecchi esponenti dell’aristocrazia romana.

Come è stato affermato in maniera molto convincente da diversi studiosi, l’argomento non era stato scelto a caso, ma aveva contenuti quasi autobiografici, adombrando nella conversione della Maddalena il deciso mutamento di vita dello stesso Pamphilj, prelato in gioventù molto aperto alle attrazioni mondane che – con l’approssimarsi della maturità – aveva deciso di abbracciare uno stile di vita più consono alla dignità di un porporato.

Le finalità agiografiche di questo oratorio vengono sottolineate dalla presenza accanto a Maddalena di due figure allegoriche dal carattere contrastante come la Penitenza e la Gioventù, che intessono un fitto dialogo con lo scopo di fare rifulgere la virtù della protagonista.

Questa specie di “teatro senza teatro”, che non comprende una vera e propria vicenda, ma si esaurisce in una serie di riflessioni di personaggi ideali basate su temi ben noti al pubblico, affonda le sue origini addirittura nelle sacre rappresentazioni di epoca medievale, che avevano lo scopo di edificare in maniera tanto piacevole quanto di immediata comprensione un pubblico in gran parte illetterato, e avrebbe raggiunto uno dei suoi vertici più alti proprio a Roma nel 1707, con lo splendido Trionfo del Tempo e del Disinganno del ventiduenne Georg Friedrich Händel.

L’opera si apre con Penitenza che esorta Maddalena a cambiare vita, ricordando quanto siano fugaci le gioie terrene rispetto all’eternità della felicità celeste, un topos che trova espressione in immagini fosche di “aspre catene” e di “duri sentieri”, tradotti mirabilmente in musica da Scarlatti.

L’assenza di interminabili arie con il da capo consente al compositore di mantenere un passo più agile e spedito, in grado di garantire un ascolto molto gradevole anche per il pubblico dei giorni nostri, ormai alieno alle “divine lunghezze” del repertorio vocale del XVIII secolo.

L’ingresso di Gioventù evoca fresche atmosfere primaverili, con l’immagine ricorrente di fiori, alla quale si contrappone la tetra evocazione dei “dardi di morte” da parte di Penitenza. Avvezza alla vita lieta e mondana, Maddalena esalta i pregi della giovinezza, augurandosi «Sia lunga, gradita / festiva la vita. / Non sia mai chi del seno / mai turbi il sereno / Donami tutti, o sorte, i doni tuoi», un lungo concetto festoso a cui Penitenza risponde con un conciso e inquietante «Ma poi?».

Alla fine della prima parte l’aria «Risolvo di più non vedervi» annuncia la definitiva decisione di Maddalena di mutare vita e di abbandonare la vita facile e comoda in favore dell’erta ascesa alla santità. La seconda parte rivela una Maddalena ormai avviata sulla strada della vera fede, una scelta che viene lodata dalla stessa Gioventù, che dialoga dolcemente con Penitenza, dimostrando che nella concezione del librettista non esistono un Bene e un Male l’un contro l’altro armati, ma una realtà morale più complessa e non lontana dalla coscienza moderna. Prima della fine, Maddalena esprime il desiderio di farsi tagliare i lunghi capelli corvini, per sfuggire definitivamente la vanità della vita che aveva condotta fino a quel momento.

Ma Penitenza interviene prontamente: «Ferma, ferma, che tenti? Ah tu non sai / A qual uso il tuo crin serbaro i cieli. / Tempo verrà, che due pentiti rai / Saranno ai piè d’un Dio fonti d’amore / e a questo crine è dato / di rasciugar così felice humore», chiaro riferimento all’episodio narrato nel Vangelo di Giovanni.

Questa ripresa dell’oratorio di Scarlatti si basa sulla trascrizione realizzata da Andrea Banaudi, direttore artistico dell’Accademia del Santo Spirito, sulla base dei tre manoscritti giunti fino ai giorni nostri, una collazione che non era mai stata effettuata in tempi moderni e che consente di offrire una versione completa di questo lavoro di rarissimo ascolto.

Per ovviare alla mancanza della sinfonia iniziale, Banaudi ha inserito un brano di un autore contemporaneo, un fatto che si pone perfettamente in linea con la prassi esecutiva del XVIII secolo, mentre per la conclusione delle due parti ha scelto di non aggiungere alcun brano strumentale, ritenendo che i due recitativi – accompagnato il primo e secco il secondo – possano dare una maggiore intensità emotiva, che si adatta alla perfezione al sobrio spirito pasquale di questa bellissima pagina.

Per finire, va sottolineato il fatto che nei giorni immediatamente precedenti al concerto, l’Accademia del Santo Spirito provvederà alla registrazione della Maddalena (di cui esiste una sola edizione discografica, risalente a ben 25 anni fa), che andrà a costituire il primo volume della nuovissima collana Tesori musicali di Napoli varata dall’etichetta torinese Elegia.

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Articolo pubblicato il 16/03/2018