Torino. Dinastie Musicali.
Francesco Corti

Nono concerto della tredicesima edizione di Regie Sinfonie, la stagione di musica antica e barocca organizzata dai Musici di Santa Pelagia.

Dopo il primo concerto tenutosi lo scorso 29 marzo sotto la direzione del celebre Barthold Kuijken, venerdì 3 maggio 2019 alle ore 21 Regie Sinfonie presenta nella Chiesa di Santa Pelagia di Via San Massimo 21 il secondo dei quattro appuntamenti con I Giovani dell’Academia Montis Regalis, la prestigiosa formazione di strumenti originali con sede a Mondovì, che questa volta sarà impegnata in un programma interamente dedicato al repertorio del Barocco tedesco.

Alla testa dell’ensemble monregalese ci sarà Francesco Corti, cembalista aretino che nonostante la giovane età porta avanti da anni una intensa attività concertistica e didattica presso alcune delle istituzioni musicali più importanti del mondo.

Protagonisti della serata saranno alcuni degli esponenti più famosi di due vere e proprie dinastie musicali, quella dei Bach – che non ha bisogna di alcuna presentazione – e quella dei Benda, che vanta oltre tre secoli di attività ininterrotta, che da Ji?í Antonín – compositore del XVIII secolo attivo presso la corte di Federico II – arriva fino ai giorni nostri con Christian, violoncellista e direttore e di notevole talento, che ha realizzato per la Naxos diverse registrazioni di opere dei suoi antenati.

Oltre che come direttore, Corti si esibirà anche in veste solistica, nel concerti per clavicembalo di Johann Sebastian Bach (BWV 1056) e di Benda.

Il programma si chiuderà poi nel nome di Johann Sebastian Bach, con la splendida Suite in do maggiore BWV 1066, uno dei brani meritatamente più conosciuti e amati del sommo Cantor lipsiense. 

Programma della serata

 

Dinastie Musicali

 

Johann Bernhard Bach (1676-1749)

Ouverture n. 2 in sol maggiore

Ouverture – Gavotte en rondeau – Sarabande – Bourrée – Air – Menuet – Gigue

 

Johann Sebastian Bach (1685-1750)

Concerto in fa minore per clavicembalo, archi e basso continuo BWV 1056

[Senza indicazione di tempo] – Largo – Presto

 

Wilhelm Friedemann Bach (1710-1784)

Sinfonia in fa maggiore F. 67

Vivace – Andante – Vivace – Menuetto I e II

 

Ji?í Antonín Benda (1722-1795)

Concerto in fa minore per clavicembalo, archi e basso continuo

Allegro – Larghetto (con sordini) – Allegro di molto

 

Johann Sebastian Bach

Ouverture n. 1 in do maggiore per orchestra BWV 1066

Ouverture – Courante – Gavotte I e II – Forlane – Menuetto I e II

– Bourrée I e II – Passepied I e II

 

 

I Giovani dell’Academia Montis Regalis

 

Francesco Corti, clavicembalo e direzione

 

Nota di Sala

 

La storia della musica conta parecchie dinastie di compositori, un fatto che si spiega semplicemente con la consuetudine di passare il mestiere di padre in figlio, cercando di mantenere e di rafforzare i contatti con istituzioni e mecenati, in modo da avere una fonte di reddito (abbastanza) sicura.

 

In Italia si segnala tra le altre la famiglia Puccini, che prima dell’immortale creatore della Bohème vide succedersi ben quattro generazioni di maestri di cappella del Duomo di Lucca e – prima ancora – diversi musicisti al servizio della Cappella Palatina della città toscana.

 

Tra tutte le dinastie musicali spicca quella dei Bach, che si distinse sia per lo smisurato livello artistico di diversi suoi membri – non solo Johann Sebastian, ma anche almeno due suoi figli e diversi altri zii e cugini – sia per la straordinaria ramificazione della famiglia, che con i suoi numerosi membri si diffuse in gran parte della Germania e – grazie a Johann Christian – giunse anche prima a Milano e poi a Londra.

 

Johann Sebastian tenne in altissima considerazione l’arte dei suoi antenati, raccogliendone devotamente le opere migliori nell’Altbachisches Archiv, una collezione di 34 brani, che ha permesso di mantenere viva almeno una parte della produzione di Johannes, Johann Michael e Johann Christoph Bach – purtroppo, la stessa cura non venne adottata da Wilhelm Friedemann, il figlio primogenito del sommo Cantor lipsiense, che ne vendette gran parte della produzione per coprire i suoi debiti, causando la perdita, tra le altre cose, di un centinaio di cantate sacre e di chissà quanti altri capolavori.

 

Cugino secondo del padre di Johann Sebastian del ramo di Erfurt, Johann Bernhard ricevette dal padre Johann Aegidius una accurata educazione musicale e – vista la buona propensione allo studio – nel 1690 si iscrisse all’Università di Erfurt, sogno proibito di Johann Sebastian.

 

Nel 1695 il non ancora ventenne Bernhard ottenne il posto di organista alla Kauffmannskirche della sua città, incarico che mantenne per quattro anni per poi trasferirsi prima a Magdeburgo e poi a Eisenach.

 

Nel corso di questi anni Bernhard compose parecchie opere organistiche, andate purtroppo perdute, al punto che la sua fama postuma è oggi legata quasi esclusivamente alle sue quattro suites per orchestra, che compose dopo essere stato nominato nel 1712 Kapellmeister alla Georgenkirche di Eisenach, al posto – si potrebbe quasi dire ovviamente – di un altro membro della famiglia Bach, Johann Christoph, per la precisione cugino di secondo grado di Johann Sebastian, nonché zio della sua prima moglie Maria Barbara.

 

L’Ouverture n. 2 in sol maggiore di Johann Bernhard è un’opera elegante e di gradevole ascolto, che si colloca nello stesso solco francesizzante delle ben più famose Suites per orchestra di Johann Sebastian, con una brillante ouverture seguita da una serie di danze dal carattere contrastante, che la dicono lunga sull’arte di questo membro della dinastia.

 

A proposito della biografia di Johann Sebastian, non c’è molto da aggiungere che non sia già risaputo, per cui in questo caso possiamo considerarlo come una sorta di pietra di paragone stilistica per valutare la figura e la produzione del cugino di cui si è appena detto e del suo primogenito Wilhelm Friedemann, il talentuoso scavezzacollo di casa, esatto opposto di suo fratello Carl Philipp Emanuel.

 

Composto nel 1742, il Concerto in fa minore per clavicembalo BWV 1056 deriva come tutte le altre opere di questo genere da un lavoro orchestrale composto in precedenza, un concerto per violino andato perduto, e presenta una struttura di chiara ascendenza vivaldiana, caratterizzata dall’alternanza tra gli interventi del solista e i ritornelli orchestrali.

 

Il carattere dell’opera è però inconfondibilmente bachiano, con una scrittura basata su frasi semplici, ritmicamente nitida e con costruzioni armoniche che lasciano spazio ad ampi sviluppi. Il baldanzoso movimento centrale viene seguito da un delizioso Largo sul pizzicato degli archi, tratto dalla sinfonia della cantata del 1729 Ich steh mit einem Fuß im Grabe BWV 156 (Ho già un piede nella fossa), e l’opera si conclude con una vivace giga.

 

Tra le opere più conosciute di Bach, l’Ouverture BWV 1066 ha dato parecchio filo da torcere agli studiosi, alcuni dei quali – la maggioranza – ne fanno risalire la genesi ai primi anni della permanenza a Köthen, mentre secondo altri sarebbe stata composta dopo il suo arrivo a Lipsia. La struttura non si discosta in maniera sostanziale dall’Ouverture di Johann Bernhard, dalla quale si differenzia nella straordinaria invenzione melodica e soprattutto nel ruolo di grande importanza affidato agli oboi e al fagotto.

 

Conosciuto anche come “Bach di Halle”, la città in cui trascorse la fase più felice della sua carriera, Wilhelm Friedemann dimostrò fin dalla più tenera età uno spiccato talento musicale, che spinse suo padre a scrivere per lui un gran numero di opere, tra cui le invenzioni a due voci, le sinfonie a tre voci, alcune parti delle Suites francesi e il primo libro del Clavicembalo ben temperato.

 

Purtroppo, a differenza del più metodico Carl Philipp Emanuel, Wilhelm Friedemann aveva un carattere irrequieto e facile all’ira, due caratteristiche che vennero peggiorate da una certa consuetudine con l’alcol.

 

Dopo il ventennio trascorso alla Marienkirche di Halle, il compositore trascorse una vita raminga, cercando senza successo un impiego stabile, fino a morire in uno stato di grave indigenza a Berlino nel 1784.

 

Le difficoltà della sua esistenza non devono però fare dimenticare che Wilhelm Friedemann fu un organista e compositore di eccezionale talento e di straordinaria originalità, come dimostrano le poche opere giunte fino ai giorni nostri, tra le quali si segnalano le nove sinfonie e i sette concerti.

 

Scritta con ogni probabilità nel 1735, durante la felice parentesi di Dresda, la Sinfonia in fa maggiore F. 67 può essere considerata una sorta di ouverture per orchestra in quattro tempi, con un movimento iniziale in stile francese seguito da un Andante ancora chiaramente legato agli stilemi barocchi (nel quale alcuni commentatori hanno voluto intravvedere una sorta di omaggio al padre), da un Vivace dall’incedere molto brillante e da un Minuetto dai tratti formali, che sembra evocare un esclusivo ricevimento dell’ancien régime – in effetti, Wilhelm Friedemann morì appena cinque anni prima dello scoppio della rivoluzione francese.

 

Per finire, passiamo a un’altra dinastia, quella dei Benda, una famiglia di origine boema che si distinse soprattutto in Germania e che – pur contando meno musicisti dei Bach – si è rivelata molto più longeva, essendo arrivata fino ai giorni nostri con il violoncellista e direttore Christian Benda, che vanta al suo attivo anche diverse registrazioni di opere dei suoi avi.

 

I membri più famosi di questa dinastia sono i fratelli František e Ji?í Antonín, che nei decenni centrali del XVIII secolo prestarono servizio per parecchi anni alla corte di Federico II di Prussia con un’altra coppia di fratelli, i tedeschi Carl Heinrich e Johann Gottlieb Graun, e a Carl Philipp Emanuel Bach, ennesima dimostrazione di quanto sia piccolo il mondo della musica. Sebbene oggi sia ricordato soprattutto per i suoi melologhi, che suscitarono l’interesse del giovane Mozart, Ji?í Antonín è autore anche di un cospicuo corpus orchestrale, che conta tra le altre cose una trentina di sinfonie e una ventina di concerti per clavicembalo e violino, tra i quali spicca il Concerto in fa minore per clavicembalo, un’opera di notevole interesse, il cui stile italiano sembra già guardare al futuro.

 

Academia Montis Regalis

La Fondazione Academia Montis Regalis è un’istituzione piemontese impegnata da vent’anni nella diffusione della musica antica, nel 1994 ha dato vita a un’orchestra barocca e classica con l’intento di promuovere il repertorio sei-settecentesco secondo criteri storici e con l’utilizzo di strumenti originali. È nata così l’Academia Montis Regalis, che fin dall’inizio della propria attività è stata diretta dai più importanti specialisti internazionali nel campo della musica antica tra cui Ton Koopman, Jordi Savall, Christopher Hogwood, Reinhard Goebel, Monica Huggett, Luigi Mangiocavallo, Enrico Gatti, Alessandro De Marchi e molti altri.

Negli anni successivi l’Orchestra ha iniziato un importante sodalizio discografico con la casa francese OPUS 111 ed è stata invitata dall’Unione Musicale di Torino a collaborare alla realizzazione della rassegna concertistica l’Altro Suono, dedicata interamente alla musica antica.

Queste collaborazioni hanno dato prestigio e visibilità all’Orchestra, divenuta una realtà professionale tra le più apprezzate a livello nazionale e internazionale, con presenze regolari presso alcune istituzioni concertistiche e festival di grande importanza. Molti sono inoltre i riconoscimenti ottenuti in campo internazionale per quanto concerne l'attività discografica: Diapason d’Or, Choc Musique, Gramophone Choice. Da alcuni anni l’Academia Montis Regalis ha affidato il ruolo di direttore stabile ad Alessandro De Marchi, affermato direttore d’orchestra italiano con il quale l’orchestra ha partecipato a un importante progetto discografico, la Vivaldi Edition, che ha come scopo l’incisione di tutti i manoscritti vivaldiani conservati presso la Biblioteca Nazionale di Torino.

Il primo CD della collezione, la Juditha Triumphans, realizzato dall'Academia Montis Regalis ha riscosso un successo straordinario in tutto il mondo. A questa prima incisione se ne sono aggiunte altre quattro fra cui l’opera teatrale Orlando finto pazzo e una serie di concerti per violino e archi realizzati con Enrico Onofri.

In seguito l’orchestra ha registrato per l’etichetta inglese Hyperion il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel, San Giovanni Battista di Alessandro Stradella e il Davidis pugna et victoria di Alessandro Scarlatti.

Dal 2010 l’Academia Montis Regalis è il gruppo residente presso il prestigioso Festival Innsbrucker Festwochen dove ogni anno mette in scena un'opera barocca e realizza progetti cameristici.

Le quattro opere eseguite fino a ora, l’Olimpiade di Pergolesi, il Flavius Bertaridus di Telemann, la Stellidaura Vendicante di Provenzale e La Clemenza di Tito di Mozart, sono state accolte trionfalmente dalla critica internazionale e sono state registrate dal vivo da Sony Classic. Nel corso del 2013 l’Academia Montis Regalis ha inciso due CD con i controtenori David Hansen e Franco Fagioli, rispettivamente con le case discografiche Sony Classic e Naïve. È stata ospite del Festival di Potsdam Sans-Souci e nel mese di ottobre eseguirà un'opera di Provenzale presso il Theater an der Wien di Vienna. Nel 2005 l'Academia Montis Regalis ha conseguito il Premio Abbiati per l'attività artistica svolta nel settore della musica antica.

Francesco Corti

Francesco Corti è nato ad Arezzo in una famiglia di musicisti. Studia Organo e Clavicembalo presso i conservatori di Perugia (Wijnand van de Pol), Ginevra (Alfonso Fedi) e Amsterdam (Bob van Asperen).

Nel 2006 ottiene il primo premio assoluto al XVI Concorso Johann Sebastian Bach di Lipsia e nel 2007 si aggiudica il secondo premio al concorso di musica antica di Bruges. Come solista e in formazioni da camera, suona in alcune delle sale più famose al mondo, tra cui il Concertgebouw di Amsterdam, il Konzerthaus di Vienna, il Bozar di Bruxelles, il Mozarteum e la Haus für Mozart di Salisburgo, la Tonhalle di Zurigo, la Salle Pleyel e la Salle Gaveau di Parigi, ed è invitato regolarmente da Festival come il Festspiele e la Mozartwoche di Salisburgo, Il Bachfest di Lipsia, il Festival di Musica Antica di Utrecht e il Festival Radio France di Montpellier.

 

La sua attività concertistica lo porta a esibirsi in tutta Europa, negli Stati Uniti, in America Latina, Estremo Oriente e in Nuova Zelanda. Dal 2007 è continuista e solista in seno a Les Musiciens du Louvre, diretti da Marc Minkowski, con cui ha partecipato a numerose tournée e incisioni e ha eseguito concerti solistici di Bach, Händel, Haydn e Mozart. Dal 2015 dirige regolarmente questo ensemble, in un repertorio che va da Alessandro Scarlatti a Mozart.

 

È direttore invitato principale dell’orchestra Il Pomo d’Oro, ed è chiamato a dirigere gruppi come B’Rock, Holland Baroque Society e la Nederlandse Bach Vereniging.

 

È chiamato a far parte non solo di ensemble specializzati come Le Concert des Nations (Jordi Savall), il Bach Collegium Japan (Masaaki Suzuki), Les Talens Lyriques (Christophe Rousset), l’Ensemble Zefiro (Alfredo Bernardini), Harmonie Universale (Florian Deuter), ma anche di orchestre moderne come la London Symphony Orchestra, la Orchestra of the Royal Opera House di Londra, la Filarmonica della Scala e i Wiener Philharmoniker.

 

La sua discografia comprende le suites di Louis Couperin, le partite di Johann Sebastian Bach, i quartetti con pianoforte e il Concerto K. 488 di Mozart (registrati con il pianoforte originale del compositore, conservato a Salisburgo) e un disco di sonate di Haydn. Insegna regolarmente in masterclass in Europa, Asia e America. Dal 2016 è professore di clavicembalo e basso continuo alla Schola Cantorum Basilien.

 

Il prezzo dei biglietti è di 10 euro (6 euro i ridotti . Per avere ulteriori informazioni, si può inviare una mail all’indirizzo info@musicidisantapelagia.com.

 

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Articolo pubblicato il 29/04/2019