Reggio Emilia - Il bicentenario della nascita di Antonio Fontanesi ricordato con una importante rassegna espositiva

La sua arte la sua figura rivalutata dopo la scomparsa

A vent’anni dalla  memorabile mostra avvenuta alla Gam di  Torino nel 1997,  e di quella altrettanto importante del 1999 organizzata dai Musei Civici di Reggio Emilia, dove veniva posto a confronto la pittura di Antonio Fontanesi con la pittura del paesaggio.

Raccogliendo il testimone la città di Reggio Emilia dedica nuovamente all’illustre concittadino  un’importante mostra: ”Antonio Fontanesi e la sua eredità da Pelizza da Volpedo a Burri” (catalogo Silvana Editoriale).

L’artista che era nato a Reggio Emilia nel 1818  viene considerato una figura centrale nella pittura italiana del secolo scorso.

Il progetto espositivo curato da Virginia Bertone, Elisabetta Farioli e Claudio Spadoni, ci guidano alla riscoperta di questo protagonista della pittura dell’Ottocento  italiano ed europeo, guardando alla pittura di Fontanesi con uno sguardo diverso da quello effimero di una semplice retrospettiva in ordine cronologico, ma indagano sull’eredità artistica che ha lasciato alla pittura del Novecento che va da “Pelizza da Volpedo a Burri, per andare oltre, più lontano verso nuove e audaci espressioni  capaci di farci intravedere la vitalità della lezione fontanesiana”.

 La mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino a domenica 9 luglio 2019, è promossa dai Musei Civici del Comune di Reggio Emilia  in collaborazione con la Fondazione Torino Musei - Galleria  d’Arte  Moderna  e la Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, con la Regione Emilia – Romagna - Istituto per i Beni artistici e Culturali e Naturali, la Fondazione Manodori, Destinazione Turistica Emilia, Unioncamere Emilia – Romagna.

I curatori della mostra  scrivono nel testo del catalogo: “Raccogliendo il testimone delle esperienze - di quelle mostre citate - si è ritenuto opportuno rievocare con poche opere emblematiche tra cui le nubi, il momento di maggiore sconforto, tra il 1880 e il 1882 nella sezione “L’ora più buia” .

Una chiave di lettura che riprende e rilancia spunti emersi in questi ultimi anni con l’ambizione di offrire una riflessione sui momenti decisivi della lezione del maestro reggiano: la riscoperta da parte dei divisionisti, con opere di Giuseppe Pelizza da Volpedo, Vittore Grubicy, Angelo Morbelli; la rilettura della sua poetica negli anni venti con Carlo Carrà ( che le dedicò nel 1924 una monografia), Felice Casorati (che  adotterà come motto araldico per la sua arte) Arturo Tosi ( che di Fontanesi è collezionista e seguace nell’approccio emozionante alla pittura di paesaggio): sino a giungere all’interpretazione di Roberto Longhi e Francesco Arcangeli  che tra il 1952 e il 1954 collegherà all’eredità romantica gli artisti dell’ultimo naturalismo: Pompilio Mandelli, Ennio Morlotti, Mattia Moreni, Sergio Romiti, spingendosi, fino ad Alberto Burri.

A completare la mostra, ci sono  poi due ricchi capitoli allestiti nelle maniche adiacenti l’ala centrale. Il primo consente di seguire, Fontanesi attraverso il complesso dipanarsi dei suoi spostamenti e dei  suoi fitti contatti culturali, ma anche le tappe della sua rivalutazione critica attraverso il racconto delle principali esposizioni, proponendo due approfondimenti che arricchiscono il percorso dedicato al ciclo dei dipinti realizzato da Fontanesi per il Caffè degli Svizzeri tra il 1845 e il 1847 prima di lasciare Reggio Emilia; dall’altro l’esposizione di un capolavoro fontanesiano “A Parella”, della collezione di Giuseppe Ricci Oddi, precoce e appassionato collezionista dell’artista di cui la galleria a lui intitolata a Piacenza conserva un’importante nucleo di opere dell’artista reggiano. 

Antonio Fontanesi come abbiamo detto nasceva  a Reggio Emilia nel 1818  e vi rimase fino all’età di trent’anni, sentendo la sua partecipazione all’attività patriottica, nel 1850 vi si rifugia in Svizzera stabilendosi a Ginevra,  nella residenza ginevrina segnerà una tappa importante della sua vita dopo il peregrinare per il delfinato a dipingere i paesaggi  e nel medesimo tempo compiere  viaggi europei importanti per la sua arte, nel 1855 vi si recherà a Parigi,  e nel 1865 a Londra.

Tornato in Italia effettua un breve soggiorno a Firenze, nel 1866 una breve esperienza a Lucca, per poi finalmente nel 1869 ottenere la cattedra di insegnamento di paesaggio presso l’Accademia Albertina di Torino, offrendogli così anche una stabilità economica.

La sua inquietudine di artista non si da tregua ,e tra il 1876 e il 1878 si trasferisce a Tokyo dove insegnena alla Scuola d’Arte. Tornato definitivamente a Torino, nel 1882 avverrà il decesso, e in questi ultimi anni trascorreranno tra difficoltà e incomprensioni.

Gli ultimi anni della vita del Maestro Fontanesi furono segnati da amarezze e delusioni. All’esposizione nazionale di Torino del 1880 l’artista presenta l’opera “Le Nubi”, l’esito più ambizioso del suo percorso artistico, ma il verdetto della giuria lo boccia senza appello.

Così pure, dopo la morte avvenuta nel 1882, il busto realizzato in suo onore da Leonardo Bistolfi, non venne accolto nello scalone centrale dell’Accademia Albertina di Torino. Sarà, in futuro ( l’allievo personale Marco Calderini),  che dal 1886 inizia la stesura di un monumentale studio sull’arte di Fontanesi assumendo il ruolo di sostenitore appassionato della sua opera artistica.

Il volume del Calderini verrà pubblicato nel 1901, segnando il primo vero riconoscimento dell’artista da parte della critica e del pubblico. Si avverrò quanto pare che Fontanesi avesse confidato ad un suo allievo: “Felice l’artista che nasce dopo morto”.

Foto:

Foto 1 Leonardo Bistolfi “Busto di Antonio Fontanesi”, 1883 bronzo 80x59x35 cm. Torino Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti 

Foto 2 Antonio Fontanesi “Il Mulino” 1858-59 olio su tela 46,3x57,4 cm.  Torino GAM

Foto 3 Antonio Fontanesi “La Quiete” 1860 circa olio su tela 81,5x119 cm Torino GAM

Foto 4 Antonio Fontanesi  “Campagna” 1867-1868 olio su tela 151x192 cm. Firenze Galleria degli Uffizi, Galleria Palatina e Appartamenti Reali e Imperiali

Foto 5 Antonio Fontanesi “A Parella paesaggio con figure” 1870 circa olio su tela 71,5x108 cm Piacenza Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi”

Foto 6 Antonio Fontanesi “Solitudine” 1875 olio su tela 115x150 cm. Reggio Emilia Musei Civici

Foto 7Antonio Fontanesi “Bufera Imminente” 1874 olio su tela 100x141 cm. Reggio Emilia  Collezione Giorgio Zamboni

Foto 8 Antonio Fontanesi “Le nubi” 1880 olio su tela 200x300 cm Torino GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Foto 9 Vittore Grubicy de Dragon “Inverno” 1908 olio su tela 47,1x 39,5 Venezia Fondazione Musei Civici di Venezia. Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Foto 10 Giuseppe Pelizza da Volpedo “La statua a Villa Borghese”, 1906, olio su tela, 67,2x67 cm Venezia Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro

Foto 11 Felice Casorati “Ragazza in collina”(Ragazza di Pavarolo) 1937 circa olio su tela 130x90 cm Torino GAM Galleria Civica s’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris

Foto 12 Ennio Morlotti “Paesaggio sul fiume”(Adda) 1955 olio su tela 55x80 cm Parma Collezione Barilla di Arte Moderna

Musei Civici di Reggio Emilia “Antonio Fontanesi e la sua eredità” fino al 14 luglio 2019. Tel. 0522.456477-456805

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Articolo pubblicato il 12/05/2019