Giro d’Italia 2019. Piloti e motociclette, atleti e biciclette

Abilità degli operatori Rai che seguono la corsa e qualche curiosità.

Giro d’Italia 2019, è sempre uno spettacolo che riempie gli occhi di ammirazione. Le salite sudore e lacrime tra due ali di folla, le volate a vita persa, le discese ardite tra curve e tornanti, sfiorando il guard-rail col precipizio a una spanna, sono immagini eccezionali che ci portano nel cuore della corsa e che giungono fino a noi grazie all’organizzazione professionale della Rai. I suoi motociclisti sono tra tutti i più vicini ai corridori.

Non è affatto facile pilotare una moto in mezzo al gruppo, così come l’operatore deve essere un ottimo passeggero, prima ancora che un valente addetto alle riprese. Ecco perché, andando ad approfondire il ruolo dei motociclisti Rai al Giro d’Italia si scoprono interessanti particolari.

Per prima cosa, gli equipaggi sono sempre gli stessi da tantissimo tempo, proprio perché l’affiatamento pilota-passeggero deve essere perfetto poiché si tratta di un lavoro a quattro mani. Ogni coppia d'equipaggio dialoga continuamente attraverso l'interfono dei caschi ed è sempre in collegamento sia con gli altri punti mobili che con la regia.

Prova è che, dalla Milano Sanremo alla Tirreno-Adriatica e le altre corse trasmesse in tv, che si svolgono prima del Giro d'Italia, l’attività degli operatori e dei motociclisti Rai è quasi una esercitazione in vista dell’appuntamento con le tre settimane di maggio.

Il fatto poi, che le corse ciclistiche siano un servizio puntualmente offerto solo dalla Rai, è anche legato alla difficoltà di formare equipaggi così addestrati, da molto tempo in sintonia tra loro e con il resto dell’apparato tecnico che segue il Giro.

Infatti, le riprese sono effettuate da cinque telecamere mobili: quattro sulle motociclette, ciascuna attrezzata per la trasmissione all’elicottero che, oltre a essere il quinto punto di ripresa mobile, fa da ponte con i vari punti regia, concentrati all’arrivo.

In alcuni casi di tappe montane, in alta quota può esserci anche un velivolo, ulteriore ponte di trasmissioni tra motociclette e il punto regia, dove viene montata la trasmissione in tempo reale.

La ripresa televisiva nasce nel '54. Dopo gli anni pionieristici della pellicola e quelli dell’analogico, introdotto nel '57 (RVM), nell’era digitale tutto è più rapido e richiede mezzi di regia sempre più contenuti, così come le cineprese degli operatori Rai appollaiati sulle motociclette. Molto più agili da maneggiare e dotate di stabilizzatore d'immagine, utile per i sobbalzi in buche e dossi, consentono migliori riprese da posizione eretta, di fianco e all’indietro da parte del passeggero che si muove con più leggerezza sul sedile posteriore.

Infine i piloti, gente in gamba. Sebbene i ciclisti siano privi del motore, soprattutto nelle discese raggiungono velocità molto elevate e nelle curve più strette, sovente sono più rapidi di una moto, di una corpulenta BMW. Ecco perché vi sono regole precise. Su tracciati più stretti o scivolosi, la moto deve seguire e mai anticipare. Nelle discese in cui precede i concorrenti, oltre a dover rispettare prefissate distanze, è fondamentale la conoscenza del percorso da parte del pilota, esattamente come lo è da parte del gruppo di corridori.

Piccole informazioni strappate a un uomo Rai che ha scelto un fortunato mestiere: segue eventi sportivi di ogni tipo e in ogni dove. Non è poca cosa, sia concesso valutare: svolge un lavoro che suscita un po’ di bonaria invidia.

A questo punto, un sommesso commento da parte di chi scrive, è dedicato a quei motociclisti di "mamma Rai" che a loro volta, intraprendono un mestiere decisamente fortunato, almeno così è agli occhi di chi ama la guida delle moto & quello scorrazzare per le strade tutte curve.

Fin qui limitandoci solo alle motociclette delle riprese Rai, ma occorre menzionare anche le staffette che seguono la carovana del Giro effettuando altro genere di servizi e che quest'anno vedono impiegate le Yamaha Niken, moto ufficiali Giro d'Italia, Tour de France e Vuelta.

Giro d'Italia, la carovana dei ciclisti ci accompagna per immagini in luoghi bellissimi di quel lungo "Bel Paese" che non sempre rispettiamo come merita. Un ringraziamento e un ultimo pensiero.

Pilotare nel mezzo di una discesa a perdifiato riprendendo le prodezze dei ciclisti richiede abilità, professionalità e molta attenzione. La responsabilità è tanta e il lavoro importante. Ci consente di entrare nel centro della corsa, con primi piani tra volti, gesti, prodezze e particolari tecnici di un altro, bellissimo sport delle due ruote. Un colorato mondo emozionante, talvolta commovente, che esalta le imprese di immortali eroi, i leggendari campioni delle biciclette.

 

 

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Articolo pubblicato il 30/05/2019