Dal Garelli Mosquito al Velòsolex, verso la bici elettrica. Mobilità intelligente

Una breve cronistoria di piccoli veicoli dalle grandi risorse con un occhio al futuro che verrà

Erano gli anni del dopoguerra e una bicicletta faceva la differenza tra l’andare a piedi o avere un mezzo di trasporto, sovente di lavoro. In quegli anni di macerie e un’Italia da ricostruire le idee per accelerare la mobilità individuale erano in fermento. I soldi erano pochi, la Vespa e la Lambretta ancora nell’aria, la bicicletta quasi un lusso. Ma nell’epoca del motore a scoppio, pedalare sembrò un controsenso. Ecco dunque nel 1946, nascere dalla italica inventiva il Mosquito Garelli.

L’idea di applicare un motore ausiliario alla bicicletta, per agevolare lunghi tragitti, è da attribuirsi all’ingegner Carlo Alberto Gilardi, verso la metà degli anni 30. Durante la guerra, Gilardi progettò un 2 tempi di 38,5 cm³ con trasmissione a rulli e alla fine del conflitto, assunto alla Garelli, con un contratto di royalty a pezzo venduto, si accordò per la produzione che risollevò le sorti della Garelli duramente provata dalla guerra.

Capace di spingere la bicicletta a 32 km/h con un consumo di 1 l per 100 km, il Mosquito, venduto dapprima separatamente, ebbe subito successo. Fino al 1960, fu prodotto in oltre 2.000.000 di esemplari, il più venduto motore ausiliario dei suoi tempi.

Un altro propulsore nato come ausiliario è stato il Ducati Cucciolo, pensato nel 1943 e prodotto dal ‘45 al ‘58 dalla Ducati, applicato su un telaio pseudo ciclistico della Caproni. Il Cucciolo era un 48 cm³ a 2 tempi con trasmissione a ingranaggi, capace di 35 km/h, prima a 2, e dal ‘47, a 3 marce, 60 cm³ per  60 km/h, con un consumo di 80 km con 1 l di miscela. Anche in questo caso il Bicimotore fu accolto con successo, venduto in oltre 120.000 esemplari.

Anche la Francia, bisognosa di mobilità dopo la guerra che aveva fatto danni anche al di là delle Alpi, diede vita a una geniale motobicicletta con trazione a rullo sulla ruota anteriore, il leggendario velò-Solèx

l’ingegnere Marcel Mennelsson fondò la Solex nel 1910, iniziando a pensare ad un motore a rulli a trazione posteriore che non ebbe seguito, quindi l’azienda si dedicò ad altro fino al 1941, quando l’ingegnere iniziò a fare esperimenti sulla trazione anteriore per normali biciclette.

Dopo la guerra, nel 1946, l’azienda presentò il VelòSolex, bicicletta con motore ausiliario a 2 tempi e di 45 cm³, della potenza 0,5 cavalli, posto davanti al manubrio, capace di spingere il Solex a 28 km/h con 1l di miscela per 100 km. Uno schema poi sempre aggiornato, con un aumento di potenza e cubatura fino a 49 cm³ per 0,7 cavalli.

Leggendario biciclo rigorosamente nero, è stato venduto in 6.000.000 di esemplari dal 46 al 1988, costruiti poi in Ungheria fino al 2003 e oggi prodotti anche in Cina, protagonisti di una storia non ancora finita. Il Velosloex è dunque uno dei primi veicoli “globalizzati”, surclassando ogni tentativo di copiarlo da parte di prodotti similari.

Un ciclo-motore più attuale, ma che non si allontana dalla filosofia di offrire al mercato un economico e solido mezzo di trasporto di massa è il Ciao della Piaggio. Un 48 cm³ 2T a cilindro orizzontale da 2 CV, montato su un semplice telaio in lamiera stampata. Un ciclo-motore in grado di raggiungere i 45 km/h con un consumo inferiore a 1 l per 100 km.

Prodotto dalla Piaggio dal 1967 al 2006, Il Ciao è stato il capostipite di una serie di modelli simili ma più evoluti e paragonabili a un vero e proprio cinquantino. Venduto in Italia e all’estero in oltre 3.000.000 e mezzo di esemplari il Ciao è stato il ciclomotore italiano più venduto al mondo.

Un ulteriore esempio di semplicità destinata questa volta a una utenza giovane, è stato un ciclomotore oggetto di numerosi kit di potenziamento. Elaborazioni in teoria eccessive per un mezzo così precario, ma di molto successo, capaci di spingere il Ciao fin oltre i 100 km/h.

Fin qui la storia di un trasporto a buon mercato distribuito in grandi numeri, cronaca di un bisogno soddisfatto con piccoli motori a combustione interna, ma nel frattempo, molto è cambiato.

Oggi il problema incalzante è di origine ambientale. Viviamo in un mondo avvelenato dalle emissioni inquinanti e i colpevoli motori a scoppio stanno intravedendo un necessario tramonto. La risposta intelligente alla mobilità individuale pulita si sposa di nuovo col vecchio partner, la bicicletta a pedali con un motore applicato. Questa volta però si parla di bicicletta elettrica o a pedalata assistita, o ancora, della E Bike, come si usa dire adesso, applicando acronimi a tutto e possibilmente in inglese.

Le E Bike sono senz’altro una brillante invenzione, è capace di abbassare moltissimo le emissioni inquinanti nelle grandi città e non solo. Certo il loro avvento dovrebbe diffondersi accompagnato da una presa di coscienza di ogni singolo utente. Nei paesi nordici, la bicicletta è molto più gradita che in questa Italia innamorata di motori e macchinoni. Egualmente la bici elettrica, che nel Bel Paese di tutti in fila al semaforo, uno per auto, meglio se 4WD, tarda nel farsi apprezzare.

La direttiva europea 2002/24/CE definisce bicicletta con pedalata assistita da motore elettrico ausiliario se possiede le seguenti caratteristiche:

  • potenza massima del motore elettrico 0,25 Kw
  • alimentazione del motore progressivamente ridotta raggiunti i 25 km/h
  • alimentazione ridotta prima dei 25 km/h se il ciclista smette di pedalare
  • i mezzi che superano queste caratteristiche sono considerati ciclomotore e quindi vanno immatricolati

Il mercato è vasto, l’offerta è ampia, spazia dalle piccole bici pieghevoli alle mountain-bike, a veri e propri ciclo-motori dall’aspetto di una motocicletta.

Le prestazioni variano a seconda dei kW, da un minimo di 18 km/h fino a mezzi capaci di 50 km/h, l’autonomia varia da circa 20 km fino a 150 km nei modelli più performanti, anche a seconda della ripartizione del lavoro tra l’azione del ciclista e quella del motore. Una variabile spesso stabilita dal ciclista stesso.

I prezzi sono abbordabili e variano da circa € 350 a un massimo senza fine, ma con un migliaio di euro ci si procura un mezzo capace di portarci molto lontano. La scelta di una bici a pedalata assistita è legata al volere di ognuno, la speranza di chi scrive è che muoversi elettrico non si trasformi in una corsa a chi avrà il fuoristrada da 250 Hp, 200 km/h, più lungo e più grosso. Le incertezze sull’impatto ambientale collegate alla produzione e allo smaltimento delle nuove batterie al litio, e non solo, sono ancora tante.

La E Bike tiene poco spazio, rende molto servizio, non inquina, la sua batteria è piccola, è estraibile e si ricarica a casa o in ufficio, controindicazioni non ha. La speranza è che le due ruote elettrificate per andare a spasso, a scuola, in ufficio, diventino un sapiente modo di muoversi rispettando l’ambiente. L’emblema del trasporto della gente sagace e perché no, anche una moda chic, come fu per il VelòSolex e per il Ciao, o una conquista, come per il vecchio Garelli Mosquito, capostipite d’altri tempi certamente più poveri e modesti, ma di sicuro più orgogliosi e intelligenti.

Un bellissimo esemplare di Garelli mosquito applicato a una bicicletta con freni a bacchetta anni 50

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Articolo pubblicato il 05/06/2019