Dialoghi sul senso della vita – 2.7 di n

Una incalcolabile successione di esperienze a senso unico.

dal precedente articolo dal titolo: Un’unica esperienza in circostanze diverse.

 

Il discorso prosegue …

 

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Noi, esseri umani biologici, facciamo parte di questo complesso sistema “microuniverso” che è il vero essere umano completo anche se non ancora correttamente funzionante! Perché possa funzionare nuovamente occorre che vengano ripristinate alcune sue funzioni che si sono deteriorate. In questo processo di ripristino l’essere umano biologico gioca un ruolo fondamentale! Quando l’essere umano biologico viene temporaneamente adottato (il tempo di una vita) all’interno di questo “microuniverso” può permettergli di funzionare correttamente e di ritornare così alla sua origine.

 

 

Però, più o meno come avviene in un trapianto di organi all’interno di un corpo, se l’organo trapiantato che noi siamo, non si adegua rispondendo coerentemente alle funzioni richieste, dopo un po’ di tempo sarà rigettato dall’organismo che lo ha temporaneamente adottato! Si produce quindi quello stato che consideriamo morte. Tuttavia non si tratta mai di uno stato definitivo; il processo verrà quindi ritentato adottando un altro organo in una prossima esistenza!

 

Tale nuovo processo costituirà una nuova possibilità di realizzazione dello scopo originale a partire da quanto disponibile nella banca dati aggiornata alle esperienze compiute con l’organo precedente cercando di farne tesoro per non ripetere più gli stessi errori! 

 

Ecco perché possiamo percepire l’esistenza di qualcosa di precedente al quale non sappiamo dare una caratteristica convenzionale! Non possiamo dare risposte convenzionali a ciò che percepiamo! Ma essendo collegati a questa banca dati percepiamo l’esistenza di qualcosa di più grande! Qualcosa di più forte! Rischiando anche di prendere degli abbagli!

 

Infatti, nella maggior parte dei casi, quando pensiamo al divino, allo spirituale, a qualcosa di trascendente, in realtà non stiamo pensando ad esso, ma a quanto di più simile ad esso sia concepibile ed esista per noi! Nella banca dati disponibile esistono talmente tante esperienze, di miliardi di vite piccole e grandi, che la nostra esperienza specifica sembra veramente poca cosa; non è difficile trovare all’interno di tale banca dati qualcosa che per noi possa essere preso per divino, spirituale, trascendente, unico, originale, anche se non lo è davvero!

 

Quella che universalmente è nota come teoria della reincarnazione prevede una qualche continuità biologica dell’essere biologico precedente. Per esempio i lama tibetani vanno a cercare il nuovo nato in cui si è incarnato il lama precedente, cosa che è possibile fare, ma non ha nulla a che vedere con lo spirituale: è una semplice forzatura di processi biologici ottenuta mediante tecniche di preparazione e ottenimento di tale situazione a cominciare dalla esistenza precedente! Un altro esempio simile, ma formulato diversamente, è esistito nel cattolicesimo fino a quando durante un concilio (secondo concilio di Costantinopoli) è stata presa la decisione di trasformare tale credenza nel dogma della resurrezione della carne!

 

La reincarnazione a cui accenno in queste righe non ha niente a che vedere con quanto appena esposto! Infatti si tratta della reincarnazione del complesso microuniverso dell’essere umano e non dell’ultima personalità che egli ha adottato! Quindi ciò che viene adottato da tale microuniverso è una nuova personalità che non ha continuazione biologica con la precedente.

Il microcosmo, che avrà in dotazione la banca dati aggiornata con le esperienze della personalità precedente, potrà utilizzare la nuova personalità adottata per fare nuove esperienze, nuovi tentativi di ritornare all’Origine, sulla base di questo ultimo aggiornamento.

 

Questo non è il vero compito dell’essere umano; è solo il modo in cui funziona adesso a causa di un problema insorto durante lo svolgimento del suo vero compito! Ecco perché stiamo continuamente cercando il senso di tutto ciò che accade! Abbiamo il sentore che le cose non siano a posto e cerchiamo il modo di ripristinarne la funzione corretta!

 

Ritornando alle possibilità di prendere abbagli nel cercare tale senso, consideriamo ora il tentativo di conoscere coscientemente cosa è successo in precedenza in quell’essere umano mentre cercava di raddrizzare “volontariamente” la situazione.

 

Per esempio risalendo nel passato con tecniche appropriate o interpretando l’universo esterno a noi per conoscere analogamente il nostro universo interno.

 

Ciò avrebbe potuto, e potrebbe funzionare, se non ci fossero state, e continuino ad esserci, molte altre interferenze di sistemi, informazioni e funzioni di cui neppure sospettiamo l’esistenza. Universi, vite, condizioni particolari sono in grado di falsare le nostre percezioni interferendo senza farlo di proposito; tuttavia accade così a causa della nostra ignoranza del tutto. Se questo principio è valido, significa che ci inganniamo in buona fede e ancor peggio accade se deleghiamo un altro, un intermediario, a farlo!

 

In tal caso due ignoranze non faranno una conoscenza, ma un’ignoranza maggiore! Le conseguenze saranno disastrose perché ci fideremo ciecamente di tali errori, perdendoci ancora di più nelle sabbie mobili dell’ignoranza credendo di sapere cosa stiamo facendo!

 

Già solamente cercando chiarezza nei rapporti tra sé inferiore e sé superiore si rischiano abbagli clamorosi; figuriamoci quando nel gioco entrano cose che non sospettiamo neppure che esistano!

 

Non nego che si possano far funzionare anche cose non corrette! Solo che il prezzo da pagare non è proporzionato: se voglio a tutti i costi credere a qualcosa potrò farlo fino a che ne avrò la forza; poi però, quando non ne avrò più per sopportare la situazione che avrò volontariamente creato, come avviene se cede una diga, tutto quello che c’era dietro di essa mi travolgerà! Questo è il disastro che succede quando si crede ciecamente a qualcosa senza averlo compreso!

 

Il discorso sull’empatia, che aveva evidenziato una di voi la scorsa volta, è talmente forte da far passare il controllo della situazione dal paziente al medico; però il paziente sta bene solo fino a quando dura questa situazione di empatia, poi tutto torna come prima, se non peggio, a causa della disillusione conseguente! Finita l’empatia la diga cede!

 

Nessuno ne ha colpa perché ognuno sta percorrendo la sua strada e non potrebbe fare altrimenti; ciononostante dico ciò che sento assumendomene la responsabilità pur sapendo che, non essendo tutta la verità, forse farei meglio a starmene zitto!

 

Abbiamo bisogno degli altri, ma non direttamente! Nessuno può dirci cosa dobbiamo fare per andare qua o là o per guarire da quella malattia o situazione. Possiamo comprenderlo solo da noi stessi, apprendendolo come fa un bambino, guardando intorno a noi (fuori e dentro). Analogamente anche noi non potremo aiutare nessuno che non chieda aiuto. Non potremo aiutarlo pensando da noi stessi quale aiuto gli serva, perché non conosciamo neppure noi stessi e i nostri reali bisogni; figuriamoci come possiamo conoscere un altro e aver chiaro di quale aiuto necessiti veramente!

 

Quindi l’unica cosa che possiamo fare è essere disponibili a dare l’aiuto che ci verrà chiesto, come e quando ci verrà chiesto e non come crediamo o vorremo noi! Tornano utili queste parole che molti conoscono ma che sono applicabili e comprensibili solo se siamo disposti realmente ad amare ogni cosa (così com’è) come noi stessi: “non la mia, ma la tua volontà sia fatta” e “non la mia, ma la tua fede ti ha guarito!”

 

Occorre aprirsi realmente alla vita senza riserve se vogliamo vivere anziché far finta di vivere!

 

Segue nell’articolo 2.8 di n dal titolo:

cosa è giusto fare.

 

Foto, schemi e testo

Pietro Cartella

 

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Articolo pubblicato il 20/08/2019