Dialoghi sul senso della vita – 3.6 di n.

Poche indicazioni corrette invece di infinite presunte verità.

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: l’ignoto dentro di noi.

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Ogni vita che si voglia prendere in considerazione, del singolo o di tutti coloro che hanno vissuto, possono coincidere con gli ultimi istanti di un lungo processo di preparazione e trasformazione prima che, raggiunto finalmente il punto di massa critica, accada in un baleno la trasformazione finale! Sono gli ultimi istanti prima che il quadro, l’opera, il progetto, possano essere terminati!

Solo che non sapendolo o essendocene dimenticati, noi ci trastulliamo nel guardare questo e quello e a fare ogni sorta di cose anziché l’unica cosa che ci è richiesta per chiudere quel lavoro! 

 

Per quel sistema dell’essere umano che ha vissuto tutti i quasi 365 giorni meno quei tre minuti, quei tre minuti conclusivi sono rappresentati dalla vita di esperienze vissuta grazie a quell’ultimo trapianto di essere umano biologico!

 

IDP… e questa è la storia di tutto il genere umano dal primo uomo mezza scimmia ad oggi, a poi … non oggi!

 

“Il mio popolo si perde per mancanza di conoscenza!”, anche se usare citazioni sembra volontà di voler tagliare corto sulla questione!

 

IDP… però qualche volta servono! Spiegano!

 

Sono scappate al censore, che non avendone compreso l’enorme portata, le ha lasciate nelle scritture anziché eliminarle! Cosa che è avvenuta in ogni parte del mondo in molte scritture a cura di molti censori! È così che molte cose, non essendo state comprese, si sono salvate! E, grazie alle poche indicazioni corrette che si sono salvate, è stato nuovamente possibile ritrovare la retta via! Esattamente come accade lungo la strada che percorriamo per andare da casa nostra ad un luogo qualsiasi; non occorre che ci siano indicazioni dettagliate ad ogni metro, bastano poche indicazioni corrette nei punti strategici e la volontà di andarci veramente!

 

Bastano poche indicazioni, a chi conosce quale sia la meta da raggiungere, per tenere la giusta direzione!

 

Il resto ha poca importanza!

 

Infatti si possono descrivere il tipo e il numero di alberi che costeggiano la strada, indicare quanti e quali colori di terreno si incontrano, quanti fiori e frutti nascono qua e là, ma quello che serve veramente è fare attenzione ai cartelli che indicano il nome del luogo e la direzione da seguire!

 

Pensate ad alcune indicazioni alle quali non facciamo più attenzione!

 

In una nota preghiera, vi è un versetto che dice ”rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”; debiti… non peccati!

Il che fa una bella differenza, anche se sembra un semplice cavillo!

 

Il debito non è relativo ad una colpa, ma a qualcosa che si possiede e che deve ancora essere pagato! Come quando si acquista una casa e poi si debba terminare di pagarla pur potendoci contemporaneamente abitare dentro.

 

Così avviene per la nostra vita; ovvero ne stiamo godendo ma dobbiamo finire di pagarla facendo il lavoro che ci compete!

 

Vivere come serve gli ultimi tre minuti di cui si parlava vuol dire, chiudere il conto, azzerare il debito verso la vita!

Concludere tutto ciò che non è stato concluso in precedenza!

Dare significato allo sforzo compiuto da tutti i predecessori per poter arrivare fino a quei tre minuti dall’epilogo, dall’apoteosi!

 

Noi oggi ragioniamo solo sul nostro modo di vedere in questi istanti che non sappiamo dove collocare temporalmente in quel processo. Chiaramente non c’è solo questo modo di ragionare e non ci siamo solo noi!

 

Se solo potessero parlare le nostre cellule direbbero: “L’uomo? Non lo vedo! Mi dicono che c’è ma io non l’ho mai visto!

 

IDP… è come mi sento io a volte … e la cellula in effetti vive poco in confronto alla mia intera vita … stessa cosa! …

 

Per questo dicevo che le parole sono inadeguate quando le vogliamo usare per definire qualcosa che non è definibile! Ma ciò che le parole non possono definire può essere provato attraverso tutto il sistema, non solo con una sua parte, testa o cuore che sia!

 

Noi, nel migliore dei casi, attraversiamo la nostra esistenza con una piccola parte attiva e il resto addormentato!

 

Così come involontariamente fa la famiglia verso il nuovo nato: cerca di farlo addormentare così non crea problemi a nessuno, né a sé né ai suoi genitori!

 

E lo stesso fa la società!

 

In sintesi nasciamo per farci una bella dormita!

 

E durante questa bella dormita, sogniamo di vivere!

 

Così nessuno sa più cosa sia un essere umano sveglio, né tantomeno sveglio e libero!

 

Infatti come la cellula dice di non veder l’uomo, così l’essere umano biologico dice di non vedere alcun essere umano originale!

 

IDP…Tarzan…

 

…direi di no, visto che la prima cosa che ha imparato è scappare!

 

IDP… in base a ciò che dice …  quindi … noi non apportiamo niente!

 

IDP… secondo me la famiglia in buona fede non è che voglia tarpare le ali … ma cerca di proteggere … poi se poi non ci riesce…

 

… scusami se mi scappa da ridere … abbiamo detto che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni …

 

IDP… da quello che hai detto sembra che ci sia intenzione … cattiveria!

 

No, c’è solo ignoranza! Non è questione di buono o cattivo! Infatti i maggiori danni si fanno a fin di bene!

 

IDP… devo dire una cosa e poi non parlo più! Se i genitori hanno fatto questo da sempre, cioè fornire gli schemi e le regole di comportamento, c’è un motivo … probabilmente non saremo qui a parlarne se non l’avessero fatto, no?…è una condizione di sopravvivenza come suggerito dalle regole dell’evoluzione … regole per muoversi nel mondo … che pur essendo limitative della libertà … hanno permesso la sopravvivenza della specie … poi si può mettere in discussione questo …

 

…è chiaro che sono stimoli, provocazioni! Toccare i pilastri della nostra società non può che suscitare reazioni! Ed è il mio sport preferito! Però tu hai ragione nel dire ciò che dici! Quello che stai dicendo è la fotografia di come la società agisce per garantirsi la sopravvivenza. Però la sopravvivenza, non la vita! Va bene! Però la sopravvivenza sta alla vita, come, dicevi prima, la tua vita sta all’intera vita dell’universo, come l’essere umano biologico sta all’essere umano originale; le imitazioni, le copie, anche se ben fatte, non sono come l’originale! Possono comunque convivere, ma non sono la stessa cosa!

 

Se mi serve un bicchiere per poter bere dell’acqua, anche se potrei farne senza bevendo direttamente l’acqua da dove sgorga, non è detto che debba sempre utilizzare un bicchiere per ogni altra cosa che devo fare! Giusto?

 

Noi stiamo facendo così: vogliamo che ogni cosa passi da quel bicchiere!

 

IDP… da quel ponte che tentiamo di costruire!

 

… non per dove deve passare, ma per dove noi vogliamo che passi! Non vogliamo che le cose vadano come devono, né vogliamo comprendere perché devono andare come devono; devono andare come vogliamo noi e cosa succede di conseguenza non ci interessa in quel momento!

 

Solo quando le conseguenze di questo folle agire ci ricadono addosso ci chiediamo perché! Ma anche in quel caso tendiamo a cercare le cause di tale stato al di fuori di noi! Battaglia e guerra perse! Ricerca inutile! Siamo il prigioniero e il carceriere di noi stessi!

E spesso la situazione ci piace, anzi la cerchiamo per poi giustificare il nostro stato! Così abbiamo uno schema, che noi stessi abbiamo impostato, da gestire! Così ci sentiamo sicuri!

 

Sicuri?!?

 

Continua nel prossimo articolo 3.7 di n dal titolo:

Libero arbitrio o libertà indiscriminata?

 

Foto e testo

Pietro Cartella

 

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Articolo pubblicato il 12/09/2019