Dialoghi sul senso della vita – 4.10 di n.

Ci sono cartelli indicatori ovunque, ma non basta saperlo; occorre prestare attenzione alle indicazioni!

Prosegue dal precedente articolo dal titolo: L’apprendista stregone opera nella materia come in un cartone animato.

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Possiamo arrivare ad ammettere che ciò che abbiamo fatto per 40, 50 o più anni non si può tenere in piedi a dispetto delle evidenze! Giusto o sbagliato che sia, è ora che finisca!

 

Non occorre altro! Solo prenderne coscienza! Il resto viene da sé! Smetterla di tenere in piedi i propri punti di vista a tutti i costi! Finirla con la cocciutaggine!

 

IDPe quel momento avviene in quel centro in cui si incontrano la trave orizzontale e quella verticale della croce simbolica! …

 

… proprio così!

 

IDPahi, mi ha beccata! … è riuscito a cuccarmi! … però lei mi fa tribolare, eh!

 

… pensi a me, che sono costretto a stare con me stesso tutto il tempo! (risate!)

 

IDPposso chiedere … che ruolo hanno i numeri?

 

Hanno la stessa importanza dei cartelli indicatori che troviamo lungo una strada; quelli che ci dicono: attenti alla curva, senso obbligatorio, dare la precedenza! Il cartello di per se è un semplice pezzo di lamiera senza gran valore con alcuni segni dipinti sopra; però ha valore l’indicazione che esso richiama in relazione al contesto in cui è inserito!

 

Il cartello indicatore di una curva in sé non ha gran valore; essere messi sull’avviso della presenza di una curva e così poter evitare di giungere impreparati o disattenti in prossimità della curva è chiaro che è un’altra cosa!

 

La posizione nel contesto ne determina il valore. Il numero zero posto davanti ad un altro numero ne diminuisce il valore, posto dietro di esso lo aumenta!

 

Abbiamo bisogno di strumenti che ci aiutino a mantenere l’attenzione perché ci distraiamo facilmente!

 

IDPperché ho letto trattati sui numeri….

 

… siamo diventati specialisti nel farci del male leggendo ogni tipo di trattato su ogni tipo di argomento dietro al quale si cela ogni tipo di verità speculativa e suggestiva, cercando (invano) lo spunto per trovare la soluzione a cose che nel profondo non vogliamo veramente risolvere.

 

Se veramente volessimo risolverle, basterebbe leggere nel “libro di carne del nostro cuore” in cui è scritto “da sempre” ciò che non occorre andare a cercare in capo al mondo.

 

Però così, di fronte all’evidenza di cosa occorre veramente fare, non avremmo più vie di scampo, nessun tipo di alibi. Questo non possiamo accettarlo … non possiamo accettare che non ci sia un’alternativa … più comoda, giusta o rimandabile!

 

Numeri, simboli, segni, conoscenze … tutte indicazioni che abbiamo usato per riempire biblioteche … ma che ci siamo guardati bene da utilizzare per il loro vero contenuto!

 

IDPma da qualcosa occorre pure partire se vogliano andare da qualche parte! …

 

…sì!

 

Il valore di tutte queste cose sta nel lavoro che noi siamo costretti a fare per produrle! Nella fatica di farle, anziché essere passivi! Nel usare una forza, quella che abbiamo ricevuto dalla vita, per compiere uno spostamento, dalla nostra posizione consolidata, ed eseguire un lavoro, quello di partecipare al mutamento, al divenire di ogni cosa!

 

È una legge della meccanica: forza x spostamento = lavoro!

 

Solo se siamo obbligati accettiamo di fare esperienze; quindi, avendo ricevuto gratuitamente dalla vita la forza per farle, siamo “gentilmente obbligati” a spostarci, muoverci, dall’esperienza precedente per farne una nuova al servizio del divenire della vita!

 

Molte di queste esperienze hanno anche un altro valore: quello di mostrarci l’inutilità di un certo modo di vivere e agire e farci arrivare ad un bivio della nostra esistenza di fronte al quale troveremo i cartelli che ne indicano il nome: una è la via delle abitudini, delle esperienze che si ripetono sempre uguali, di una esistenza da “morti viventi” gestiti dalle autorità, comoda e mortalmente subdola e velenosa, l’altra è la via della vita in cui ogni esperienza è sempre imprevedibile, sulla quale ogni cosa che serve per realizzarla è sempre presente ma non può essere trattenuta o accumulata, sulla quale il lavoro incessante reca con sé la sua paga ed un tipo di beatitudine inconcepibile e duratura se paragonata alla fugace soddisfazione dei sensi che possiamo provare qualche volta, quando ci va bene, sull’altra via.

 

Ancora pochi sono coloro che si trovano davanti a questo bivio; la maggior parte degli esseri umani è convinta che esista solo una strada!

 

A tal proposito mi viene in mente una famosa storiella piemontese che recita così:

 

“Questa è una storia così bella che fa piacere raccontarla; vuoi che la racconti?”

“… No!”

“Perché non vuoi che la racconti se … questa è una storia così bella che fa piacere raccontarla; vuoi che la racconti?”

“… Sì!”

“Allora la racconto! … questa è una storia così bella che fa piacere raccontarla; vuoi che la racconti?”

 

… qualunque sia la risposta il ritornello è sempre lo stesso!

 

Tutto quello che diciamo di fare “per vivere” non serve, e quello che serve davvero diciamo che non serve perché non è “pratico”!

 

Così quando qualcuno chiede cosa deve fare praticamente per uscire da una certa situazione e gli viene indicato di muoversi, anziché muoversi da quella situazione, fare la cosa pratica che gli viene indicata, dice di sì, che la farà, ma solo quando gli sarà indicato cosa deve fare praticamente per uscire da quella certa situazione.

 

Quindi la maggior parte delle cose che facciamo per vivere non serve per vivere ma per costringerci a fare, prima o poi, “esperienza cosciente”! Ci preoccupiamo di fare cose che ci separano dall’affrontare realmente la vita! Facciamo una cosa convinti di farne un’altra! Qualunque cosa facciamo serve ad altro rispetto a quello che pensiamo che serva, mentre la vita se ne infischia di qualunque cosa facciamo pensando che serva ad essa!

 

Continua nel prossimo articolo 4.11 di n. dal titolo:

Libertà condizionata nel cortile di una prigione a volte divertente.

 

 

Foto e testo

Pietro Cartella

 

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Articolo pubblicato il 24/10/2019