L'angolo della satira del prof. Giancarlo Pavetto - Meglio tardi che mai

Un politicante post comunista pensava di potersi comportare come un satrapo orientale

Finalmente, anche se con anni di ritardo dovuti al riverente e devoto ossequio della magistratura democratica per il personaggio in questione, qualcosa si è mosso.

Matteo Renzi, fino ad ora senatore semplice di Scandicci e da pochi mesi a capo di un piccolo partito di post bolscevichi, come Migliore o Marattin, è stato messo sotto accusa dalla magistratura di Civitavecchia che sta indagando su molte spese folli di Alitalia.

Non era stata finora presa in esame l’abitudine, del Renzi, che sfruttando il suo ruolo di premier, ed agendo da padrone, usufruiva di voli di stato per portare a sciare la sua famiglia. Come era successo per esempio con Courmayeur. Nessuna procura si era attivata in quei casi.

Mentre molto più pronta, questa estate, era stata l’iniziativa di altri magistrati democratici, che avevano svolto indagini sugli agenti che gestivano una moto d’acqua della polizia. Tutti accusati, insieme al veicolo, di avere fatto fare un viaggio di un quarto d’ora al figlio del ministro Salvini.

L’input era partito dai soliti occhiuti seminatori di odio che inquinano il nostro paese, scrivendo per i giornali della famiglia De Benedetti, ed aveva messo in evidenza, una volta di più, gli stretti rapporti che correvano tra le elite progressiste del paese ed alcuni esponenti di magistratura democratica.

Di recente invece l’attenzione della guardia di finanza, e della magistratura (finalmente, come abbiamo scritto), si è riversata  sull’aereo presidenziale  di cui si era dotato Matteo Renzi ai tempi in cui era presidente del consiglio.

Pervaso da uno smisurato ego personale (non per nulla aveva fatto da piccolo il capo scout), e confortato dall’appoggio di quei compagni del PD, che stanno in ginocchio davanti ad una bandiera con falce e martello, e che considerano Rignano, il comune in cui il Renzi è nato, il contro-altare di Predappio, l’allora premier non riteneva adeguato al suo rango uno dei tanti  aerei di stato disponibili.

Lui voleva un mezzo di trasporto personale che non potesse essere usato da altri e tanto meno da ministri e da funzionari governativi senza il suo consenso.

Proponendosi come un vero satrapo della regione toscana, il Renzi si è rivolto ad Etihad, la compagnia degli emirati, e si è fatto noleggiare un grande aereo da circa 300 posti.

Un Airbus 340-500, che ha subito preso il nome di “Air Force Renzi”.

Correva l’anno 2016.

Il rignanese lo ha acquisito con un contratto che prevedeva 168 milioni di euro per otto anni di locazione. Ventisei volte il costo dell’aereo, che lui ha usato personalmente ed affidato solo agli amici più stretti, come Alfano, Gentiloni, ed anche Scalfarotto. Difficile capire perché quest’ultimo abbia potuto usufruire di un aereo così grande per volare in quel di Cuba. Qualcuno parla di nascosti rapporti con il premier, altri di ragioni sentimentali che lo legavano ad affetti cubani. Doveva far colpo all’Avana discendere da soli lungo la scaletta di un AIRBUS 340.

 Ma si tratta di documenti ancora segretati, che gli italiani è bene non conoscano.

L’Air Force Renzi è stato sempre parcheggiato negli Hangar di Alitalia e, nonostante la solita REPUBBLICA. specialista in fake news, neghi lavori di ammodernamento richiesti dal Renzi, le spese, oltre a quelle del leasing, consistono in lavori di manutenzione leggera (381 milioni), pulizia esterna della fusoliera (49 mila euro), addestramento piloti (4 milioni) ed operazioni varie tra le quali compaiono il raffreddamento dell’aereo nei giorni di calura ed anche 300 euro per la cabina di pilotaggio.

Peccato che a queste vadano aggiunte altre spese per 4,5 milioni di euro: sono i lavori siglati IFE (in flight entertainment) voluti dal Renzi per distrarsi e per allietare, durante i lunghi voli, chi era al suo seguito. Pellicole, filmati, giochi ai videogames, ascolti di musiche (per complessivi 43 mila euro).

Nessuna preoccupazione per il capo del giglio tragico.

Erano gli italiani e non solo i fedeli sudditi del Mugello, a pagare i suoi conti.

(Immagini Globalist - in proprio )

 

 

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Articolo pubblicato il 16/11/2019