Così parlò Guido Ceronetti

Correva l’anno 1996. Ventiquattro anni or sono

Da La Stampa di quel tempo.

Non si capisce perché un’immigrazione, in gran parte o del tutto in mani mafiose, che interessa i capitoli droga e armi, lavoro e alloggi, sanità e ambiente, sicurezza interna debba avere tanta angelica protezione da parte di vescovi e Caritas cattolica, per i quali guai a metter limiti a tutta questa grazia di Dio in arrivo.

In quale vangelo canonico è scritto che il continente africano debba trasferire il meglio del suo prossenetismo in questa ospitale penisola, ed i battaglioni delle sue prostitute con i loro comandanti e servizi logistici?

Quale Madonna apparsa avrà proclamato la necessità che tutta quanta l’Albania, insieme a varie Slavie sfinite dalla sciagura, abbia per Terra Promessa la Puglia?

E’ necessario spiegare perché sia ritenuto punibile l’accoltellare, il rubare, lo sparpagliare cadaveri prodotti artigianalmente, se a fare questo siano i nostri connazionali, mentre l’azione penale, la perseguibilità del reato, eccetera, si perdono in una nebbiolina che consente il salvataggio mimetico dei colpevoli, con scarcerazioni facili ed espulsioni di pura carta, quando si tratta di albanesi, di zingari o di magrebini?

Il solidarismo pro-tutto-il-mondo è una follia autodistruttiva della Chiesa che può essere ancora compresa con il suo tragico soggiacente, ma diventa arduo capire governi e partiti demotivati, svuotati perfino di energia autodistruttiva.

Frenare ad ogni costo la violenza e fermare con una massiccia vigilanza l’ondata clandestina, scoraggiare le presenze scomode, sembrerebbe una faccenda da incaricati di stato per cose simili.

Ah no, troppo naturale!

L’invasione, subito dichiarate inesistente, cessa di essere un pericolo, non è neppure un fatto. La violenza, dichiarata ben controllata, cessa di essere allarmante: dilaghi pure senza museruola e aggredisca dove e quando gli capita. E’ “controllata”.

Considerata violenza di poveri contro gente straricca  (si sa quanto sia ricca e meritevole di botte una vecchia pensionata nella sua cucina solitaria) la violenza, oltre all’illimitato perdono dei religiosi, gode anche della grintata, strepitante tutela dei partiti e dei movimenti di sinistra, in testa le loro squadre di specialisti, verdi e comunisti riformati e mai fonduti.

Il procuratore di Roma è arrivato a dire: non li arrestate più, se non hanno documenti né lavoro, perché ormai è una massa incontrollabile e si perde solo tempo. Resta tuttavia una macchina preventiva -repressiva che gira a vuoto, sempre più a vuoto e fiaccamente, quando si tratta di stranieri indesiderabili: e questi non sono tonti, lo sarebbero se non ne approfittassero.

Ma in assenza di legge la giungla avanza: la voglia di crimine trova sfogo, in risposta, nelle condotte bestiali dei giustizieri ideologici e razzisti.

Il rifiuto di giustizia alla vecchietta scippata e alla ragazza stuprata genera altro crimine. Anche il dottor Watson lo capirebbe.

Guido Ceronetti ha scritto questo articolo nel 1996, ventiquattro anni or sono, su “La Stampa.” Descrive in modo perfetto quella che ancor oggi è la condizione del nostro paese.

Si può essere sicuri che non verrebbe pubblicata dall’odierno direttore del quotidiano, e che i suoi padroni, gli editori, che, ancora per poco, sono il padre ed i figli De Benedetti, glielo censurerebbero.

Ceronetti verrebbe subito accusato da individui come Delrio, Franceschini e Faraone,  comunisti d’antan o di nuovo conio, di fascismo, xenofobia, razzismo ed anche di diffusione dell’ideologia nazista.

Ed infine le sardine dell’Emilia Romagna, allevate negli acquari rossi del PD, e cammellate dal Bonaccini e dal Mortadella, lo accuserebbero, cantando bella ciao, di seminare odio e gli intimerebbero, certo democraticamente, non solo di parlare ma anche di ascoltare.

Proprio come avveniva nella Germania dell’Est, quella comunista di cui sono nostalgici.

(Immagine Globalist Syndication)

 

 

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Articolo pubblicato il 04/12/2019