Strage di Bologna - Condanna Cavallini: un altro tassello a una teoria improbabile

Gigi Cabrino per Civico20News

Con la condanna all’Ergastolo a Gilberto Cavallini per la strage di Bologna del 1980 prosegue una linea testarda e ottusa che fin dall’inizio ha deciso, tra i muri del tribunale emiliano, di stabilire una pista di indagine a tavolino ignorando scientificamente ogni evidenza che potesse portare ad altri scenari; i NAR appoggiati da servizi segreti, deviati e non, di mezzo mondo hanno messo la bomba che ha causato oltre ottanta morti.

Che di vero in questa teoria ci fossero solo le tristi morti dell’attentato lo hanno capito subito molti osservatori e non solo appartenenti all’estrema destra; tra i firmatari dell’appello per la revisione del processo ci sono noti esponenti della cultura di sinistra, tanto per dirne uno Furio Colombo; la pista che ha seguito ostinatamente la Procura di Bologna traballa nelle fondamenta e appena si mette il naso fuori dalla città non c’è una sola anima, non viziata da pregiudizi, che creda a questo teorema.

Qualche ragazzino di appena vent’anni, appartenente al mondo dell’estrema destra a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 sarebbe diventato il punto di connessione tra servizi segreti deviati, CIA, Mossad, P2 e chi più ne ha più ne metta; avrebbero tenuto tutto nascosto ai loro compagni di lotta armata salvo confidarsi con un ladro stupratore, Sparti, che denunciandoli si è guadagnato la libertà.

Tanto quei ragazzi, diventati nel frattempo sessantenni, stanno scontando altri ergastoli per omicidi – peraltro tutti riconosciuti e ammessi – e quindi uno più uno meno non fa la differenza; bel concetto di giustizia, non c’è che dire.

E dire che esponenti del mondo di Governo di quegli anni , da Cossiga a Zamberletti (non certo estremisti di destra), hanno pubblicamente sconfessato questa teoria ridicola indicando nero su bianco altre piste, Cossiga con documenti parlamentari da senatore a vita, Zamberletti scrivendo un libro in cui manifestava la convinzione che fossero coinvolti i servizi libici.

Se non sbaglio erano rispettivamente ministro e sottosegretario all’epoca della strage, forse le loro dichiarazioni avrebbero meritato di essere almeno prese in considerazione, ma niente.

Inoltre la cosiddetta pista “trotzkista” che vede collegamenti tra i Servizi della ex DDR, agenti italiani alle loro dipendenze ed elementi del Fplp in rotta con l’OLP ( Fplp che secondo molti rilievi risulterebbe essere una creatura del Mossad sfuggita di mano), su cui ci sono fior di elementi che non potrebbero essere raccolti in queste poche righe; ebbene, questa pista, soprattutto, è oggetto di un’inchiesta giuridica internazionale, i documenti sono al vaglio di fior di magistrati e giuristi internazionali e la magistratura italiana non si è nemmeno degnata di provare a fare almeno finta di interessarsi.

Alle tesi della Procura di Bologna, tradotte ostinatamente in sentenze in oltraggio alla più banale logica e utili solo a garantire un determinato clima politico nella città, non crederebbero nemmeno bambini di tre anni se venissero spiegate.

L’atteggiamento di magistrati – volutamente minuscolo - che sul fumo costruiscono verità giuridiche con sentenze non rende onore alla giustizia eroicamente servita da altri eroici Magistrati – volutamente maiuscolo – che per servire lo Stato e perseguire il crimine vivono da anni sotto scorta o addirittura hanno pagato con la vita.

E non rende nemmeno giustizia al lavoro silenzioso delle migliaia di magistrati non ideologizzati che nel silenzio e lontano dai riflettori svolgono onestamente il loro servizio.

Ma nella rossa Bologna quella bomba deve essere necessariamente nera, e se tutto porta a guardare altrove non importa, anche dopo 40 anni.

(immagine Globalist Syndacation)

 

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Articolo pubblicato il 10/01/2020