Perché comperare sul Web costa meno? Retroscena e risvolti

La nuova passeggiata per lo shopping si pratica seduti davanti al video. Particolari di un commercio dopato e antisportivo

Che il commercio telematico sia la nuova frontiera degli acquisti è un dato di fatto; dal vestiario a ogni tipo di oggetto, fino alla spesa quotidiana, ormai con un clic si compra di tutto. È il prodotto della inarrestabile evoluzione della specie umana, ma sarebbe corretto che si individui il giusto tributo sui ricavi e una ridistribuzione economica da parte di un'attività che si muove sul mercato in modo diseguale e crea molta disoccupazione. 

Infatti, siamo di fronte a un ennesimo paradosso: il finanziere indaga con meticolosa dovizia l’eroico superstite che monta ogni giorno il suo banco al mercato del quartiere,  mentre il colosso del Web si arricchisce a dismisura, favorito per questioni di accordi politici e commerciali, operando al di fuori di adeguate normative; leggi mai scritte per regolare l'immensa, nuova galassia del mercato telematico.

Da Google a Facebook, ad Amazon & company, secondo un rapporto di Mediobanca, nel 2018 i 15 giganti del Web hanno versato all’erario italiano 64 milioni di euro. Sono aziende definite “Websoft”, in crescita esponenziale a livello mondiale, che registrano aumenti di fatturato anche del 300%.

Dai dati di Mediobanca, il loro fatturato in Italia è di circa 2,4 miliardi di euro, quindi il loro contributo alle casse dello Stato risulta piuttosto misero, non oltre il 2,7% del ricavo. Ecco dunque facile proporre un prezzo imbattibile per ogni cosa, per lo più facilmente reperibile con una ricerca da casa, ma tutto questo ha un altro costo.

Sempre secondo la stessa indagine, l’aliquota media effettiva, per il 2018 è stata del 14,1%, mentre negli Stati Uniti è del 21%, in Cina del 25%. Questa possibilità di versare poco in Italia è dovuta a una serie di escamotage aziendali; scatole cinesi di spostamenti dei ricavi tra varie filiali e poi con altre sedi, site in nazioni dalla fiscalità agevolata.

Manca poi una tassa specifica sui fatturati; la Web tax è stata introdotta con la legge di bilancio del 2019, ma i decreti attuativi necessari per l’entrata in vigore non sono mai stati emanati, e l’ultimo comma della medesima legge recita che, in mancanza di accordi internazionali per disciplinare le aliquote, la Web tax italiana è da considerarsi abrogata.

E mentre il dibattito politico si impantana in dichiarazioni contrastanti, il buon senso vorrebbe che si indirizzasse verso la categoria dei commercianti; tradizionali servizi un tempo non lontano riferimenti di quartiere, oggi quasi scomparsi dalle piazze e delle vie, sconfitti anche dalle aliquote Irpef e dai loro scaglioni, e da tutte le grandi e piccole tasse comunali, dalle grandi concentrazioni commerciali e dal fascino luccicante dei supermercati. Troppi nemici per una sola categoria; mancava anche il Web?

Il 17 gennaio, la Bose, storico marchio di alta gamma dell’HI FI ha annunciato la chiusura di tutti i negozi Bose in Europa, Stati Uniti, Giappone, Australia. La multinazionale della riproduzione audio ha preso la decisione proprio a causa della crescente popolarità degli acquisti on-line, che ha allontanato i consumatori verso l’interesse del negozio e del contatto fisico con i venditori. Una decisione di portata mondiale che dovrebbe far riflettere su quanto “sia cambiata la musica” del commercio e il nostro modo di adoperare il tempo, che in apparenza, sempre più è denaro.

È una realtà da accettare senza compromessi? Io, figlio di onesti commercianti, che mi diedi da fare imparando il mestiere, portandolo avanti fino a una certa età, ricordo con piacevole nostalgia il contatto con il cliente affezionato, le quattro amabili chiacchiere con i rappresentanti e certe abituali cerimonie tra persone, non sempre e solo legate alla trattativa dell'acquisto; stille di quotidianità che ormai sono consegnate al passato. A quel tempo erano forse e solo dei gratuiti “rapporti umani?” Brevi, impagabili momenti di vita; cose senza prezzo.

https://quifinanza.it/fisco-tasse/amazon-perche-giganti-web-pagano-poche-tasse-in-italia/331633/

https://www.pmi.it/impresa/contabilita-e-fisco/52519/irpef-scaglioni-e-aliquote.html

 

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Articolo pubblicato il 18/01/2020