L'angolo della satira del prof. Giancarlo Pavetto - La donna che sussurrava ai pomodori

E che ora si occupa delle strade

Si aggira, rumorosa ed agitata, nelle stanze del governo giallorosso una donna che parla di sè stessa come se interpretasse il ruolo di una grande statista. Afferma che è stata insediata sulla poltrona di “ministra delle infrastrutture e dei trasporti”, per sistemare, una volta per tutte, la viabilità del paese.

 

Vuole infatti che siano immediatamente aperti i cantieri per tutte le infrastrutture strategiche e chiede subito tre miliardi per finanziare il suo progetto di legge relativo alla costruzione della tratta ferroviaria ad alta capacità tra Salerno e Reggio Calabria.

 

Per ora, il ponte sullo stretto può attendere, ma sarà l’argomento di quel“ bel tavolo” che compare sempre in questi frangenti.

 

Racconta di avere viaggiato molto nella sua vita allo scopo di affinare quelle capacità amministrative che ha dovuto mettere in evidenza in passato, quando operava come manager in una coop rossa che si occupava di lavorazione e di commercio di pomodori.

 

Peccato che sia subito fallita.

 

Si è data allora alla politica ed ha iniziato una promettente carriera nelle file del partito comunista piacentino.

Nonostante la sua stazza, ha preso a volteggiare come una cinciallegra alla corte di quegli esponenti del partito che le erano più utili ed ha messo in campo tutte le doti che possedeva.

 

Ha scalato, un passo dopo l’altro le gerarchie del partito mettendosi in scia dietro a Bersani, Letta, Renzi, Gentiloni e Zingaretti.

 

Davvero una vita per il partito, anche se lei afferma che è per il bene della nazione.

 

Paola De Micheli riesce finalmente ad emergere nel 2017, quando quel Gentiloni che ora, sta lavorando a fianco della nuova presidenta dell’UE, la tedesca Orsolina Quattr’ossa, (per far capire che l’Europa c’è, e non è una visione onirica) l’ha nominata “Commissario Straordinario alla ricostruzione delle aree del centro Italia colpite dal terremoto”.

 

La buona Paola ha assolto questo compito con un rigore ammirevole e con una precisione encomiabile.

Non una pietra, non un masso, non un cumulo di macerie è stato spostato di qualche centimetro.

Ed alla fine del suo mandato i paesi colpiti dal terremoto sono stati restituiti nelle stesse identiche condizioni in cui si trovavano il giorno successivo al sisma.

 

Gli abitanti di Amatrice gliene saranno grati in eterno.

 

La buona ministra, nel mostrare con orgoglio uno stato fisico piuttosto debordante, si dice convinta che l’esuberanza delle sue forme abbia un effetto benefico sulla condizione del suo stato mentale.

Ma il problema ora è un altro.

 

Perché c’è il rischio che la nostra Vispa Teresa, si trovi davanti ad un epocale dilemma: lasciare alla famiglia Benetton la gestione della rete autostradale o far pagare allo stato i 53 miliardi previsti dalla rottura del contratto?

 

Dice che c’erano meno problemi nella gestione dei pomodori.

 

E c’è il dubbio che, anziché seguire l’esempio del collega ministro Fioravanti, che, dopo il rifiuto del governo di fargli avere i miliardi richiesti, si è dimesso, lei non pensi affatto a dimettersi.

 

Ma voglia, a tutti i costi, rimanere seduta sulla sedia che ha conquistato, adottando lo stesso, identico  “modus operandi” impiegato nel cratere dei paesi terremotati.

 

Lasciando cioè tutta la viabilità del paese nelle condizioni in cui l’ha trovata.

 

(immagini Globalist Syndacation - The New York Times)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 19/01/2020