Elogio della Riconoscenza

La terza Virtù "Capitale", declinata dalla scrittrice Patrizia Lotti

Prosegue la carrellata di considerazioni di Patrizia Lotti sulle Virtù che dovrebbero trovare un'importante collocazione nel Mondo moderno. Un'interessante proposta che invita a riflettere.

 

Elogio della riconoscenza

di Patrizia Lotti

 

Ringraziare va sempre bene; non costa nulla e non danneggia nessuno. Crea un ponte, una felice comunicazione tra chi ringrazia e chi è ringraziato. Perché questo avvenga bisogna però non dare per scontato il bene ricevuto, cioè dare più peso a quello che abbiamo, soprattutto quando possiamo goderne anche grazie all’aiuto di altri, piuttosto che a quanto ci manca.

La solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Può darsi, ma credo che oggi, in una società che sembra aver fatto del lamento a priori, soprattutto nel nostro paese, uno dei suoi sport preferiti, forse una riflessione sulla riconoscenza e sul ringraziamento non è poi così fuori luogo. Il campo della riflessione è veramente ampio, per cui restringerei le mie considerazioni all’ambito etico e religioso, inteso nel senso più laico e tollerante possibile.

Laicità e religione: strano connubio. Vediamo come Claudio Magris in un articolo sul Corriere della Sera del 1998 ha definito l’aggettivo laico:

 

Laico è chi sa aderire ad un’idea senza restarne succube, impegnarsi politicamente conservando l’indipendenza critica, ridere e sorridere di ciò che ama continuando ad amarlo; chi è libero dal bisogno di idolatrare e di dissacrare, chi non la dà a bere a se stesso trovando mille giustificazioni ideologiche per le proprie mancanze, chi è libero dal culto di sé. Una volta mio figlio, vedendomi troppo coinvolto da un astioso attacco personale, mi rimproverò dicendomi: “Sii più laico!”

Sono parole che suggeriscono incursioni dell’etica laica in quella religiosa; quale cristiano, per esempio, un buon cristiano naturalmente, non un bigotto baciapile, non converrebbe con il pensiero di Magris? Perché mai non vorrebbe attribuire anche a se stesso queste caratteristiche? Insomma, la religione può essere laica? Al di là della contrapposizione (sacrosanta dal punto di vista lessicale) che ogni vocabolario indica fra i due termini, Io penso di sì: credo sia possibile credere che la vita abbia un senso, non attribuire tutto al caso, (e quale religione, rivelata o non, non si riconosce in questo concetto?) senza per questo aderire a nessuna religione in particolare. So bene che non è un pensiero così originale: l’ha già raccontato magistralmente Montesquieu nelle sue Lettere persiane e il deismo illuminista, con tutti i doverosi distinguo e invocando il perdono di Voltaire e di Rousseau per la banalizzazione, consapevole, che sto facendo del loro pensiero, in fondo forse si può sintetizzare in questi termini.

Così etica laica e “religione” si avvicinano; l’etica si affaccia sul mondo degli universali e la religione scende sulla terra.

Non voglio convincere nessuno, per carità. Solo ho ritenuto opportuno questo excursus per arrivare a spiegare perché la riconoscenza, e quindi l’’importanza del ringraziamento, attengano sia alla sfera dell’etica laica  che a quella della religiosa.

Sì, perché alla fine qui si sta tessendo la lode del ringraziamento, della riconoscenza.

E se è vero (almeno a parer mio) che, come afferma un celebre aforisma di G.K. Chesterton, “La misura di ogni felicità è la riconoscenza”, il passaggio dalla felicità che ci procura il ringraziamento, inteso come profonda e sincera gratitudine verso chi si è prodigato per noi senza nulla chiedere in cambio, a quella espressa nella lode, nella “lauda” religiosa, medioevale ma eterna nel suo significato più autentico, direi che è quasi inevitabile.   

La cifra fondamentale della preghiera di ringraziamento più bella che sia mai stata scritta, secondo me, il “Cantico di Frate Sole” di San Francesco d’Assisi, è l’umiltà dell’autore nell’esprimere il suo amore incondizionato verso Dio e il creato.

Umiltà, ma anche riconoscenza e soprattutto gioia, gioia di quanto Dio ci ha donato: la “lauda” è un ringraziamento. Francesco non chiede nulla: ringrazia e basta.

? la preghiera più bella. ? quella che sicuramente ciascuno di noi, consapevolmente o meno, ha pronunciato, magari solo con le parole del cuore, quando si è innamorato per la prima volta, quando ha visto la luna sul mare all’improvviso, quando, da adulto, ha sentito un profumo o una musica che l’hanno fatto tornare adolescente per un attimo (ma che meraviglia questo verbo adolesco, che racchiude la fetta fondamentale della vita tra il suo participio presente e quello passato!), facendogli provare emozioni che sembravano ormai perdute. ? quel ringraziamento verso tutti  e verso il tutto, il ringraziamento universale che sono certa ognuno di noi ha pronunciato almeno una volta nella vita, sotto un cielo stellato o quando l’alba biancheggia sulla neve, in una chiesa o in un museo, mentre mormora un mantra o prega con il suo cappello nero davanti al Muro del Pianto; o ancora durante un concerto rock a San Siro  o all’Arena di Verona, riempiendosi occhi, orecchie e cuore con l’”Aida” di Verdi. Impariamo a ringraziare tutti, magari ad aggiungere un “grazie” anche quando salutiamo. Sotto ogni “grazie” che pronunciamo si nasconde quel senso di appagamento, di accettazione profonda di sé e del mondo che può farci sentire meglio. Forse vale la pena di pronunciare tante volte le sei lettere magiche per trovarlo.   

 

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 21/01/2020