Il dramma dell’uranio impoverito e dell'amianto nelle Forze Armate

La cronaca del Convegno che si è svolto a Vercelli sabato 16 novembre 2019, organizzato dalla Unione Nazionale Mutilati per Servizio (UNMS)

Al fine di contribuire alla diffusione dell’informazione su una tematica di rilevante interesse igienico-sanitario e assistenziale, Civico 20 News ospita la cronaca di questo interessante Convegno svoltosi a Vercelli sabato 16 novembre 2019 e organizzato dalla Unione Nazionale Mutilati per Servizio (UNMS), Sezione Provinciale di Vercelli e dal Consiglio Regionale UNMS Piemonte. Ringraziamo per la cortese collaborazione la dottoressa Micaela Allodi, Presidente Consiglio Regionale UNMS Piemonte (m.j.).

 

RIFLETTORI SU UNA TRAGEDIA

Riflettori su una tragedia? Che significa tutto ciò? Abbi, caro lettore, un po' di pazienza e presto capirai di che si tratta e del perché si è fatto ricorso a questi termini.

Cominciamo col dire che il 16 novembre scorso la Sezione Provinciale di Vercelli, d'intesa con il Gruppo Regionale Piemonte e con la Sede Centrale UNMS, ha organizzato un interessante convegno sul tema "Il dramma dell'uranio impoverito e dell'amianto nelle Forze Armate".

L'evento si è ripromesso, in sostanza, di fare il punto sull'importante argomento in vista, da un lato, dell'individuazione delle più appropriate misure normative volte a sanare quello che a tutt'oggi può essere considerato un "buco nero" nel panorama delle provvidenze a favore del personale militare e, dall'altro, delle necessità di tener vivo l'interesse dell'opinione pubblica su tutti coloro (sono circa 7000 con 370 casi di morte) che hanno contratto gravissime infermità in ragione dell'impiego in teatri operativi lontani e pericolosi.

Ha onorato l'appuntamento una nutrita presenza composta, oltre ai quattro illustri relatori, da autorità civili e militari, da numerosi dirigenti centrali e periferici dell'UNMS e dalla significativa pattuglia dei soci della Sezione di Vercelli.

Particolarmente significativa è stata la presenza del Colonnello Carlo Calcagni, testimone del dramma cui un servitore dello Stato può andare incontro in occasione del servizio prestato in determinati ambienti operativi.

È chiaro a questo punto il motivo che ha spinto chi scrive a ricorrere a termini come "riflettori" e "tragedia" per illustrare i lavori del Convegno? Spero proprio sì. Ma procediamo con ordine, sintetizzando gli interventi, prima, dei relatori e poi di tutti coloro che hanno fornito interessanti spunti di riflessione sul tema in esame.

L'Avv. Silvana Borelli, del foro di Torino, ha parlato sul tema "L'uranio impoverito, esposizione ad amianto e ad agenti patogeni nocivi: la strage dimenticata", evidenziando come le relazioni delle ben quattro Commissioni parlamentari d'inchiesta non hanno portato ad un'organica disciplina della materia.

In particolare quella presieduta dall'On. Scanu e conclusasi nel 2017, ha dato seguito ad un'iniziativa legislativa (AC 3925) che riteneva di poter risolvere il problema affidando all'INAIL non solo la sicurezza e salute dei posti di lavoro del personale delle Forze Armate, ma anche la loro tutela assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali.

Il provvedimento, a parte il fatto che non ha avuto seguito a causa dell'anticipata conclusione della legislatura, si caratterizzava per un'aspra critica nei confronti dell'Amministrazione della Difesa, ventilando soluzioni che non tenevano in adeguato conto le peculiarità dell'ambiente militare.

In assenza, dunque, di una specifica normativa, viene, di fatto, lasciato alla Magistratura il compito di giudicare in merito alla sussistenza o meno del nesso causale tra l'infermità contratta — e nel caso più tragico la morte — e le circostanze vissute dall'interessato.

Dal momento, tuttavia, che non pare corretto lasciare alla Magistratura (ed ai suoi tempi) l'onere di risolvere un problema di così ampia portata, il relatore conclude auspicando che la priorità venga data alle vittime ed ai loro familiari, prevedendo una normativa organica ad hoc che tenga conto delle peculiarità del mondo militare.

L'intervento dell'Avv. Gabriele de Gotzen, del foro di Venezia, si è incentrato sul tema "Prospettive legislative e giurisprudenziali sull'uranio impoverito", prendendo le mosse dai risultati dell'ultima Commissione parlamentare d'inchiesta e sulla conseguente iniziativa legislativa dell'On. Scanu (AC 3925). È stata in particolare evidenziata come l'iniziativa sia in tema di sicurezza sul lavoro, sia in quello della tutela previdenziale del personale, risulti estremamente carente sotto l'aspetto dell'immediata applicabilità: essenziale requisito di ogni legge ed a maggior ragione quando si tratti di risolvere questioni di estrema delicatezza.

In sostanza, il DDL "Scanu" era caratterizzato da così tante criticità che, ove approvato nella iniziale formulazione, avrebbe costituito uno strumento non prontamente operativo e soprattutto viziato da dubbi interpretativi con il rischio di penalizzare l'intero sistema previdenziale.

In tempi più recenti, degno di nota è stato l'intervento dell'ex Ministro della Difesa Trenta che si è fatta carico di istituire un "tavolo tecnico" con lo scopo di avviare a soluzione il problema attraverso provvedimenti interni all'Amministrazione. Il sopravvenuto rimpasto governativo ha finito — per quanto se ne sappia - per vanificare l'iniziativa, i cui contenuti, peraltro, non sono stati resi noti.

Tra i provvedimenti legislativi sul tappeto nella presente legislatura vanno segnalati quelli presentati dall'On. Rizzo (AC 81) che ricalca quello presentato dall'On. Scanu nel passato e del quale si è già detto e dall'On. Dal Monaco (AC 2224) i cui contenuti non sono noti in quanto non ancora pubblicati dalla Camera.

Anche l'Avv. De Gotzen ha concluso con l'auspicio che, per risolvere definitivamente il grave problema delle vittime dell'uranio impoverito sia necessario ed urgente il varo di un provvedimento legislativo che tenga conto della peculiarità delle Forze Armate e che sia prontamente applicabile.

Per contro, L'Avv. Andrea Bava, del foro di Genova, parlando sul tema "Equiparati a vittime del dovere per malattie da amianto ed agenti nocivi: novità della Cassazione", ha espresso il convincimento che la tutela del personale militare colpito da uranio impoverito o da amianto debba essere ricercata nell'ambito della normativa riguardante le vittime del dovere, tenuto anche conto delle recenti favorevoli sentenze della Corte di Cassazione.

Naturalmente, considerando la formulazione della normativa che, come noto, lascia ampio margine interpretativo, sia all'Amministrazione che alla Magistratura, il problema fondamentale è quello di far affermare un'adeguata giurisprudenza in tema di vittime da uranio impoverito, di contesti operativi in cui esse si sono trovate ad agire e di situazioni di insicurezza cui sono andate incontro.

Particolarmente significativo lo spunto di riflessione avanzato dal Dott. Domenico Donadello, medico legale, che ha sottolineato la necessità che venga rivista la Tabella A di cui al DPR 915/1978, introducendo nuove e più aggiornate infermità tra le quali quelle connesse con gli agenti patogeni nocivi tipo uranio impoverito, amianto, ecc. e che vengano adeguatamente disciplinate le relative modalità di verifica del nesso di causalità (certificazione dei rischi, verifica dei rapporti informativi, criteri da seguire nella definizione del nesso di causalità, titolarità dell'azione giudicante).

Il Dott. Maurizio Mirto, responsabile dell'Ufficio legislativo dell'UNMS, ha poi ricordato che all'esame del Parlamento sono stati depositati le seguenti iniziative legislative: AC 133 (primo firmatario On. Cirielli) e AS 374 (primo firmatario Sen. lannone) che prevedono la possibilità di scelta tra i provvedimenti previdenziali forniti dall'INAIL ovvero dall'Amministrazione, ove ritenuti più favorevoli, nonché il riconoscimento del nesso di causalità, salvo parere contrario, nel caso di patologie dovute ad agenti patogeni nocivi.

Ad ogni buon conto, un sano senso di realismo induce a ritenere che — ove non intervengano fattori di rilevante portata sociale o mediatica — detti provvedimenti non andranno al di là della fase di presentazione.

Da ultimo è intervenuto il Col. Carlo Calcagni che, dopo la proiezione del pregevole e toccante video "Io sono il Colonnello", concreta testimonianza della sua vita, dei suoi valori e delle sue sofferenze, ha ricordato le sue drammatiche vicende iniziate con l'impiego in Bosnia Erzegovina nel 1996 in qualità di pilota di elicotteri.

Gravemente ammalatosi nel 2002, le sue patologie sono state riconosciute dipendenti da causa di servizio ed ascritte alla 1^ categoria. Successivamente gli è stato riconosciuto lo status di vittima del dovere e nel 2009 viene transito nel Ruolo d'Onore. Negli ultimi anni il Col. Calcagni viene seguito da vari specialisti, si sottopone a particolari cure in UK, necessita quotidianamente dell'assunzione di 300 compresse e di praticare 7 iniezioni di immunoterapia in aggiunta al costante apporto di ossigeno.

Grande appassionato di ciclismo, ha vinto anche numerose gare a livello internazionale quale appartenente al Gruppo Sportivo Paraolimpico Difesa.

Il suo motto "Non arrendersi mai" sintetizza come meglio non si potrebbe il suo amore per la vita nonché la via da seguire da parte di tutti coloro che, come lui, hanno dovuto sacrificare al bene comune la propria integrità fisica.

Onore, dunque, al Col. Calcagni e che il suo esempio possa contribuire a risolvere definitivamente e nella maniera più appropriata i tanti problemi che tuttora assillano le vittime dell'uranio impoverito e degli altri agenti patogeni nocivi!

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Articolo pubblicato il 11/02/2020