Storia postale del Regno di Sardegna: Le lettere «in corso particolare» e i «cavallini»

Ricerca di Francesco Aragno - Seconda Parte - Terza Puntata

15 febbraio 1827. Lettera in corso particolare da Caluso a Torino. Bollo di porto pagato P.P. CALUSO n ”N°9” in alto a sinistra della registrazione e sotto aggiunto “reg.in C°part.”.

Sul retro la cifra “3” del porto pagato e la scritta  “Hanno la chiusa già fatta all’ufficio di posta dovei franchirla”.

 

L’Ufficio di Caluso, sito sulla strada per Aosta aveva una quantità di traffico postale decisamente inferiore rispetto a quello di Chivasso, del quale subiva la concorrenza: questo, sulla più importante tratta Vercelli- Novara - Lombardia era servito meglio, con corse più frequenti e meglio organizzate e la distanza con Torino era inferiore e da Chivasso per Torino si pagava 5 centesimi in meno.

 

Riprova ne sarebbero le lettere del febbraio 1822 da Mazzè, presentate sopra, che furono spedite dal più lontano ufficio di Chivasso anziché dalla più vicina Caluso. Dove forse c’era anche un po’ di disorganizzazione, se questo mittente ha portato prima la lettera aperta all’ufficio, qui gliela hanno chiusa ma non ha potuto pagare il porto (affrancarla) ed ha lasciato l’incarico al corriere.

 

 

Con la riforma postale del Regio Editto del 30 marzo 1836, ogni località capoluogo di Mandamento fu dotata di Ufficio postale ed il servizio  ulteriormente migliorato.

L'art. 72 i stabiliva: "Non sono soggette alla privativa delle nostre Poste: 1° Una lettera semplice di cui un individuo sia latore...".

 

Le lettere per espresso erano quindi esentate da ogni tassa postale e nel successivo art. 73 "Per le facilitazioni, di cui all'articolo precedente, rendendosi superflua quella della carta postale bollata, l'uso della medesima resta soppresso".

 

Rimaneva però sempre in vigore il "corso particolare". Nel Regolamento annesso al predetto R. Editto, all'art. 47 si precisava:

"Il trasporto delle lettere, che sono di privativa delle Poste, potrà farsi con mezzi estranei alle medesime, presentandole preventivamente all'Uffizio di Posta locale, e pagandone il diritto relativo, ove non si tratti di lettere, che godano di franchigia. L'Uffiziale di Posta noterà sul registro a ciò destinato, le lettere presentate, le bollerà colla stampiglia del suo Uffizio, ponendovi in un angolo dell'indirizzo un numero d'ordine eguale a quello del suo registro."

 

Nulla di cambiato dunque ma, essendo migliorato molto il servizio, queste lettere dopo il 1836 diventarono sempre più rare.

 

Lo stesso R. Decreto 30 marzo 1836 all'art. 94 stabiliva che:

"Le lettere, che dall'interno dei nostri Stati di Terraferma si vogliano spedire, per via- di mare, all'estero, vanno sottoposte al bollo in corso particolare, e vi si applica la tassa a seconda della tariffa per l'interno."

 

Francesco Aragno - Seconda Parte - Terza Puntata - Continua

 

 

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Articolo pubblicato il 16/03/2020