San Giorgio Monferrato (AL) - Coronavirus: incontro con l'Assessore Enrico Escher

L’Amministrazione Comunale interviene sul delicato momento che sta vivendo e sulle conseguenze dell’emergenza

“Ogni giorno, da quando siamo coinvolti in questa emergenza, veniamo tempestati da ogni canale d’informazione di notizie che dicono tutto ed il contrario di tutto.
Chiunque abbia accesso ad un media, e qualunque sia la sua competenza e specializzazione (spesso non esistono nè la prima nè la seconda) si sente in diritto di declamare la sua ricetta, la sua statistica la sua verità. Quanta importanza assume oggi la frase:
"Un bel tacer non fu mai scritto
”.

 

Così esordisce l’Assessore comunale Enrico Escher sull’attuale e quanto mai critica situazione che sta vivendo insieme con i suoi concittadini, una situazione in cui troppi si arrogano il titolo di "depositari delle verità assoluta".

 

Un esempio, riteniamo, che deve far riflettere; abbiamo perciò proseguito nel dialogo costruttivo chiedendo all’Assessore:

 

Quali le conseguenze ed i comportamenti?
 

“La conseguenza l’abbiamo sotto gli occhi: una popolazione con comportamenti diametralmente diversi.
 

Da una parte quelli che, incapaci di distinguere l’informazione giusta da quella sbagliata, hanno adottato la linea spavalda ed hanno proseguito la loro vita come se nulla stesse accadendo.
 

Dall’altra quelli che hanno estratto solo il peggio dell’informazione e si sentono terrorizzati, in balia di una sciagura biblica: la “prima piaga d’Italia”.

 

A San Giorgio, l’amministrazione ha deciso di abbassare i toni, di agire così come dovrebbe chiunque sia investito di una responsabilità nei confronti di terzi (responsabilità … usiamo il tempo libero per studiare il significato di questo termine). Ciò non significa che non si sia agito”.

 

Cosa si sta facendo a San Giorgio?
 

“Poche ore dopo l’emissione del primo decreto ministeriale abbiamo messo in atto tutte le misure che ritenevamo necessarie. E così stiamo facendo con le nuove che si susseguono a ritmo serrato.  

 

Prima fra tutte la comunicazione (quella sintetica ed asettica, scevra di ogni inutile ed ingiustificato allarmismo).
Abbiamo informato tutta la cittadinanza – con una lettera recapitata a mano a tutte le famiglie – delle direttive ministeriali, abbiamo dato indicazioni sul come e sul dove approvvigionarsi, abbiamo messo a disposizione i recapiti telefonici del Comune ed anche i nostri privati mettendoci a disposizione in prima persona.

 

Abbiamo anticipato la messa on line di una APP interattiva che consente di portare in tutte le case le informazioni istituzionali in tempo reale.

 

Abbiamo da subito attivato i canali di comunicazione con gli enti preposti alla gestione ed al supporto dell’emergenza.
 

Abbiamo ritenuto indispensabile salvaguardare la discrezione delle persone (oggi si usa il termine privacy) e, sebbene in un paese di mille abitanti sia compito arduo, non abbiamo intenzionalmente diffuso gli elenchi “del contagiato”.

 

A chi ed a cosa potrebbe servire sapere chi è in casa in quarantena?

 

“Non vogliamo certo assumere un “untore” per dipingere le porte degli "appestati". Appestati che manifestano una patologia così grave da poter essere tranquillamente lasciati a domicilio a curarsi in autonomia.

 

Noi ci siamo “limitati” a fornire incondizionatamente la nostra piena assistenza a tutti coloro ne avevano necessità.
Ogni giorno alcuni ci suggeriscono e caldeggiano iniziative di profilassi la cui utilità ed efficacia viene subito dopo messa in dubbio da altri.

 

Parafrasando il bellissimo apologo di Farinetti, dobbiamo apprezzare la fortuna di vivere a San Giorgio, la campagna e la bassissima densità abitativa costituiscono la più formidabile linea di difesa contro il diffondersi del contagio.
 

Analizzando uno dei pochi presupposti certi – un virus ha un tempo di sopravvivenza nell’ordine dei minuti all’esterno di un essere vivente:

 

“Considerando che il territorio comunale non ha punti di aggregazione critici, abbiamo deciso, almeno fintanto che una chiara indicazione scientifica non né prescriva la necessità, di non adottare misure di sanificazione massiva
 

Per le mascherine vale quanto sopra premesso. Camminare da soli indossando una mascherina può servire solo a rimpiangere il carnevale”.

 

Come fare prevenzione?
 

“Se tutti rispettassimo alla lettera le istruzioni impartite dal Governo – molte ce le avevano già insegnate le mamme – e quindi ci mantenessimo a debita distanza l’uno dall’altro, usassimo un fazzoletto per parare starnuti e colpi di tosse (triste pensare che ancora pochi anni fa era necessario affiggere sugli autobus le indicazioni: non sputare … ) e ci lavassimo spesso le mani, avremmo già fatto la miglior prevenzione.
 

Ciò nonostante, in osservanza delle nuove disposizioni, distribuiremo agli over 65 le mascherine, resta ancora da capire quando, che tipo e soprattutto quante ne avremo a disposizione.

 

Senza strillare, continuiamo a lavorare con il buon senso”.

 

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Articolo pubblicato il 25/03/2020