Primo Levi moriva 33 anni or sono, nella sua casa di Torino

L’uomo che ci raccontò l’abisso più profondo mai toccato dall’uomo

Torinese di origine ebraica, chimico e partigiano, grande scrittore e intellettuale, autore di una delle più celebri opere sull’Olocausto, “Se questo è un uomo”: testimonianza autobiografica della prigionia nel lager nazista di Auschwitz.

Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio del 1919, frequentò il Liceo classico e la facoltà di Chimica presso l’Università degli Studi del capoluogo piemontese.

Nel 1943 si unì a un gruppo partigiano in Valle d’Aosta. Venne arrestato dalla milizia fascista e quando all’interrogatorio si dichiarò ebreo invece che partigiano, fu portato al campo di Fossoli, in provincia di Modena, da cui poi venne trasferito ad Auschwitz su un treno merci che trasportava 650 ebrei.

Il 22 febbraio del 1944 arrivò nel campo, dove venne marchiato con il numero 174517, secondo la pratica che privava i detenuti della loro identità sostituendola con una cifra tatuata sul braccio.

Fu poi spostato al campo Buna-Monowitz, anche noto come Auschwitz III, situato nei presso di uno degli stabilimenti chimici più grandi d’Europa, nel quale i detenuti vennero utilizzati come forza lavoro.
Qui, in quanto chimico, Levi ottenne un incarico come specialista di laboratorio, così da ottenere condizioni di vita meno faticose.

La prigionia durò poco meno di un anno, fino al gennaio del 1945.
Dei 650 ebrei arrivati al campo con Levi, uomini e donne, soltanto in venti sopravvissero al lager.

Tornato in Italia, nella sua Torino, cominciò la stesura del suo esordio, un racconto memorialistico della sua esperienza nel lager: “Se questo è un uomo”, con il quale si inserì nel filone memorialistico del neorealismo italiano del tempo.
L’opera riscosse grande successo solo qualche anno dopo la sua prima pubblicazione. Ancora oggi letto, studiato, apprezzato per l’intrinseco valore culturale, testimone di un qualcosa da ricordare in modo che non venga ripetuto mai più. Primo Levi è, ancora oggi -e dovrebbe essere per tutti in futuro- un vero maestro di coscienza.

Uno struggente viaggio nella memoria dell’autore. L’abisso più profondo toccato dall’uomo raccontato dall’autore nel modo più distaccato possibile, nonostante gli orrori vissuti.

Anche nelle sue opere successive, l’Olocausto e la prigionia rimangono un tema fondamentale.
“La tregua” narra il viaggio di ritorno dal campo di concentramento all’Italia.

Un altro filo conduttore ricorrente nella sua produzione artistica sono le conoscenze chimiche e scientifiche che penetrano la sua opera generando un effetto curioso, spesso originali soluzioni narrative.
Ne è un esempio “Il sistema periodico”, raccolta di racconti autobiografici e di fantasia del 1975.

Nel 1978 vinse il Premio Strega con il romanzo “La chiave a stella”, con il quale si inserì con destrezza in un filone letterario molto in voga negli anni sessanta, quello della letteratura industriale.

Nel 1986 pubblicò il saggio “I sommersi e i salvati”, nel quale torna a parlare del Lager, analizzando con acuto distacco e razionalità la logica dietro il comportamento dei singoli detenuti; interrogandosi su cosa abbia fatto la differenza tra chi è sopravvissuto e chi no; cosa abbia distinto i “sommersi” dai “salvati.”
Questo saggio porta il titolo che inizialmente Levi scelse per “Se questo è un uomo”.

Primo Levi è scomparso a Torino, nella sua casa in Corso Re Umberto 77, esattamente 33 anni fa.
In quei giorni lo scrittore stava lavorando alla propria biografia, narrando la propria vita a Giovanni Tesio, studioso torinese, a cui spesso chiese di fermarsi, in quanto questo ricordare era per lui troppo doloroso, somigliando molto a un’operazione psicanalitica.

Nell’ultimo periodo della sua vita non fu sereno: dovette sospendere la terapia antidepressiva a seguito di un intervento chirurgico, ed era inoltre molto preoccupato per la salute della madre novantaduenne e per la suocera.

Morì l’11 aprile 1987 a seguito di una caduta dalle scale.
Era un sabato mattina.
Tra le ipotesi, mai confermate: il suicidio.

Lo ricordiamo con grande orgoglio, riportando una frase tratta dal suo capolavoro “Se questo è un uomo”:
 

“Il mondo in cui noi occidentali oggi viviamo presenta molti e gravissimi difetti e pericoli, ma rispetto al mondo di ieri gode di un gigantesco vantaggio: tutti possono sapere subito tutto su tutto. L’informazione è oggi «il quarto potere»: almeno in teoria.”
Primo Levi

 

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Articolo pubblicato il 11/04/2020