Viaggio virtuale nel mondo onirico degli Aborigeni

Il tempo del sogno

Durante la quarantena non fa male viaggiare un po’ con la mente.

Immaginiamo di essere in Australia. Non nell’Australia spaventata e colpita dal coronavirus, ma in quel continente vastissimo in cui gli Aborigeni, con le loro diverse etnie, hanno costituito un tempo un insieme variegato di miti e tradizioni.

Popoli che, come quelli della Nuova Zelanda e della Nuova Guinea, sono rimasti isolati per molto tempo da un punto di vista geografico e di conseguenza si sono evoluti lentamente, rispettando e seguendo il ritmo della natura e tutelandosi dalle contaminazioni -non sempre positive- dei coloni olandesi ed inglesi.

L’elemento che ha sempre accomunato tutte le tribù è il pensiero aborigeno secondo il quale ogni uomo ed ogni donna appartenente alla tribù faccia parte di una grande famiglia a cui, oltre ai membri stessi della comunità, appartengono anche gli animali, le piante e qualsiasi altro elemento naturale.

Vi è un insomma una grande differenza dal mondo occidentale d’oggi: la visione secondo cui tutto ciò che vive è famiglia.

La disciplina di queste tribù è caratterizzata da due concetti: non prendere di più rispetto a quello che può essere consumato, e non distruggere mai quello che non può essere riprodotto. 

Gli aborigeni all'interno della loro società hanno sempre avuto il compito di prendersi cura della terra, della propria collettività e di presenziare le cerimonie attraverso le quali viene ulteriormente sancita la loro forte connessione con il cosmo.
La stessa ritualità è scandita dai ritmi della natura, dal susseguirsi delle stagioni e soprattutto dal passaggio del tempo dal giorno alla notte.

Gli Aborigeni di Australia si sono definiti creature del mondo dei sogni, perché secondo il pensiero comune: il mondo in cui viviamo non è altro che la rappresentazione di un grande sogno, scaturito dal dio primigenio, alle origini del tempo.

Il complesso insieme di credenze degli Aborigeni è fortemente legato al Totem, un’entità con la quale gli uomini avevano un profondo legame spirituale, quasi di parentela. Ogni tribù aveva un Totem di riferimento identificato da un animale sacro o da una creatura metafisica.

Il totemismo può senza dubbio essere considerato un’istituzione, in quanto si tratta di un sistema che racchiude una serie di regole che definiscono i comportamenti del singolo individuo all’interno della propria comunità, le relazioni che intercorrono tra le varie tribù e, come già detto, l’imprescindibile rapporto con la natura.

Gli Aborigeni rispettavano con grande cura i momenti particolari dell’esistenza di ognuno, soprattutto quelli legati ai riti di passaggio e alla ritualità legata alla morte.
Il totemismo inoltre ha stretti legami con la mitologia del Tempo del Sogno: strumento fondamentale per comunicare con gli spiriti e per comprendere le dinamiche che regolano la vita e la natura.

Per gli Aborigeni l’aldilà non era concepito come il luogo fisico del “dopo la vita”, ma come “luogo del sogno”.

Determinante punto di contatto tra la dimensione del sogno e quella reale è incarnato dallo sciamano, il quale, dopo la morte, accompagnava l’anima del defunto per farlo rientrare nel ciclo eterno della vita.
Subito dopo l’accertato decesso era usanza tenere una cerimonia funebre molto sentita dalla comunità, nella quale la salma veniva adagiata su un letto precedentemente purificato con il fumo di foglie bruciate. È interessante notare come gli stessi arbusti venissero bruciati per le donne della tribù al momento del parto.

Particolare che esprime perfettamente la forte connessione tra la vita e la morte, e l’idea secondo la quale il decesso non era altro che il momento di passaggio da uno stadio all’altro, e non la fine inevitabile della vita.

Purtroppo, l’idillio di una terra incontaminata e di una comunità in profonda relazione con la natura è stato infranto dalla politica di sterminio e dallo sfruttamento economico dettati dai coloni.

Oggi, gli Aborigeni e la loro affascinante cultura costituiscono soltanto una piccola minoranza della popolazione australiana, per lo più relegata ai margini della società.

Ed è un vero peccato, in quanto si tratta di una vera e propria inevitabile perdita di un patrimonio culturale, anche in considerazione del fatto che la trasmissione dei loro miti e delle loro tradizioni è sempre avvenuta oralmente e quelli ritenuti più importanti sono rivelati solo a gruppi ristretti della tribù di appartenenza o solo a particolari individui.

Un vecchio proverbio aborigeno recita: “Siamo tutti visitatori di questo tempo, di questo luogo. Lo stiamo solo attraversando. Il nostro scopo è osservare, imparare, crescere, amare, per poi tornare a casa”.

Parole ciniche, estremamente saggie, beffardamente reali, se lette oggi nel momento storico che stiamo attraversando.  

 

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Articolo pubblicato il 13/04/2020