“Episteme, un laboratorio dei saperi e delle pratiche educative”

La scrittrice Patrizia Lotti, nella sua veste di Caporedattrice, presenta la nuova versione digitale della della rivista "Episteme"

La scrittrice milanese Patrizia Lotti, Caporedattrice della rivista Episteme, annuncia la prossima uscita della versione digitale degli ultimi numeri della rivista, che accompagneranno le versioni cartacee. Si tratta di una vera proposta culturale che rende interattivi scrittori e lettori, proponendo delle originalissime interpretazioni di testi classici, recensioni di libri e proposte culturali che si determinano in un concreto laboratorio di ricerca che mette a confronto docenti e studenti.

Dalle sue parole i dettagli del Progetto culturale:

 

Pubblicazione dell’e-book  del numero 9 e 10 della rivista 

Episteme, un laboratorio dei saperi e delle pratiche educative”

di Patrizia Lotti

 

Da qualche giorno sono disponibili sul sito dell’editore Mimesis le versioni digitali e cartacee dei numeri 9 e 10 di Episteme, un laboratorio dei saperi e delle pratiche educative, rivista edita a cura del Liceo Agnesi di Merate (Lecco).

Una novità, visto che fino ad ora la pubblicazione era stata solo cartacea. Siamo così arrivati all’undicesimo volumetto, considerato che il primo è indicato come numero 0.

Cos’è Episteme? Innanzitutto chiariamo che ogni numero è un volumetto di circa centocinquanta pagine che ospita contributi di ambiti diversi, afferenti per lo più (ma non esclusivamente) all’area umanistica, e si configura come una rivista non monografica. Si compone di tre parti: Ricerca (saggistica), Maieutica (didattica e scrittura creativa) e Recensire (recensioni di libri e di film). La cifra distintiva di Episteme è l’accostamento di contributi provenienti dal mondo accademico ad altri proposti da chi opera nella realtà della Scuola Secondaria Superiore; l’obiettivo è di contribuire al dialogo fra i due maggiori ambiti di trasmissione del sapere alle nuove generazioni.

Come è nata l’idea di questa rivista? E’ nata un po’ per caso, un po’ per rabbia, un po’ per amore.

Tutto è cominciato, per caso, appunto, in una scuola del lecchese, dove un preside siciliano e una docente milanese un giorno si incontrarono in sala professori: il preside raccontava la sua esperienza nella scuola di provenienza, uno  storico liceo classico milanese e la docente gli raccontava la sua, risalente a molti anni prima, quando abitava ancora  a  Milano, dove era nata e vissuta fino al matrimonio, e dove aveva frequentato proprio il medesimo liceo. Riflettevano insieme sul concetto di aggiornamento. Erano ancora i bei tempi in cui presidi e docenti parlavano molto e digitavano poco. Sedutisi poi intorno alla scrivania della presidenza, arrivarono alla stessa conclusione: l’aggiornamento migliore consiste nello studio serio e rigoroso di nuovi aspetti ed argomenti della propria disciplina e passa attraverso la scrittura di saggi, proposte didattiche e recensioni sui libri più importanti del panorama editoriale contemporaneo. Questo pensiero fu alla base della nascita della rivista del liceo del lecchese, pensiero a cui aderirono con entusiasmo anche altri docenti dell’istituto. E presto anche contributi provenienti dal mondo accademico arricchirono la rivista, pubblicata dall’autorevole casa editrice  Mimesis.

Naturalmente la docente milanese sono io, il preside di allora era il prof. Andrea Filloramo e il l’istituto è il Liceo M.G.Agnesi di Merate, ente  promotore e sostenitore  della rivista .

Un po’ per rabbia, dicevo. Perché? Perché volevamo dimostrare quante forze buone e positive esistano all’interno della scuola pubblica italiana, quanti docenti svolgano la loro attività con impegno e serietà, come preparino con diligenza le loro lezioni; insomma eravamo, e siamo, molto seccati della scarsa considerazione sociale dei docenti e abbiamo voluto dimostrare, con i nostri lavori, quanto studiamo e quanto amiamo il nostro lavoro. E al diavolo chi parla male della scuola pubblica e degli insegnanti!

Ma Episteme è nata anche per amore, dicevo. Certo, per amore della cultura, degli studenti e dell’insegnamento. Di cosa hanno bisogno soprattutto i ragazzi, oggi? E non solo i ragazzi, tutti noi, uomini e donne pensanti, di cosa abbiamo bisogno? Di pensare, appunto, di conoscere, di esercitare le nostre menti su argomenti non banali, ma che forse potranno aiutarci a dare un senso a quello che facciamo ogni giorno.

Episteme tratta argomenti diversi: chi volesse può digitare il seguente link

https://mimesisjournals.com/magazine_item_master_detail.php?magazine=54  

per acquistare il cartaceo o l’e-book dei numeri 9 e 10 della rivista. E magari dare anche un’occhiata ai precedenti. Forse, tra un articolo su Filumena Marturano, un altro sul menù completo dei Promessi sposi, un altro sulla possibilità della filosofia come metafisica oggi,  un altro sulla formazione scolastica di Manzoni, un altro ancora sulla musica in Aristotele e un lavoro su L’età dell’innocenza, di Edith Wharton, da cui il bellissimo film di Martin Scorsese,  potrà trovare il suo filo di Arianna e uscire dal labirinto. E magari aiutare anche i suoi studenti leggendo qualche articolo insieme a loro, se ha la fortuna, come è capitato in sorte a me, di fare il più bel mestiere del mondo. Ma torniamo a noi; non abbiamo scelto a caso, infatti, né titolo né simbolo.

Episteme, ovvero il sapere scientifico; un antico termine per indicare un vero e proprio laboratorio dei saperi e delle pratiche educative. E il nostro simbolo è il labirinto raffigurato sulle antiche monete cretesi, il labirinto di Cnosso, quello da cui secondo la leggenda Teseo uscì vittorioso, dopo aver ucciso il Minotauro, con l’aiuto del filo di Arianna. In realtà l’iconografia tradizionale ci presenta il labirinto di Cnosso come unicursale, consistente cioè in una sola strada tortuosamente aggrovigliata, del tutto priva di biforcazioni o incroci, dove non è possibile perdersi, perché non ci sono alternative o scelte. La meta è quindi sicura, ma la strada è lunga e difficile. Questo significato è coerente con il nostro: un percorso lungo, tortuoso e ineluttabile verso una meta definita, cioè la conoscenza di sé e del mondo, che passa attraverso tappe diverse. Forse, una volta raggiunto quello che credevamo il nostro obiettivo,   scopriremo che dovremo ripartire di nuovo, come Ulisse una volta tornato ad Itaca.  Ma questa, si sa, questa è la strada della vera ricerca, quella di chi vuol seguire “virtute e canoscenza.  Auguro buona lettura a tutti!

Chi volesse proporre un proprio articolo può spedirlo in formato Word all’indirizzo patrizia.lotti@liceoagnesi.edu.it   oppure    lottipatrizia@libero.it.

 

 

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Articolo pubblicato il 11/04/2020