Mentre l’economia mondiale (e italiana) sta crollando è importante ricordare il significato del simbolo dell’ENI

Crollo storico del prezzo del petrolio

Ormai ossessionati dal Coronavirus i TG non parlano d’altro, mentre lunedì 20 aprile è stata una giornata storica, economicamente parlando, che verrà ricordata sui libri nei decenni a seguire.

 

Il contratto WTI (ossia, il greggio prodotto in Texas, di riferimento per il mercato americano, ma anche mondiale) con consegna a maggio è stato negoziato sulla piattaforma NYMEX a – 37,63$.

 

Non è un errore di stampa, il greggio WTI ha assunto un valore negativo,

 

Si tratta di una flessione senza precedenti con molti fattori che concorrono a questo crollo.

 

La crisi scatenata dal Coronavirus e il conseguente shock alla domanda stanno portando verso la massima capacità i centri di stoccaggio.

 

A magazzini pieni, i venditori sono disposti a pagare i compratori pur di farsi ritirare la merce, visto che non c’è più spazio per stoccarla.

 

Tiene meglio il BRENT, il petrolio del Mare del Nord, quello europeo, per il quale lo stoccaggio in mare è decisamente più semplice.

 

In questo contesto, una delle più grandi società industriali d’Italia sta soffrendo parecchio.

 

Si tratta di ENI, il colosso petrolifero (e non solo) italiano.

 

Ma perché ENI ha come simbolo il cane a sei zampe ?

 

Il logo venne scelto sotto la presidenza del fondatore Enrico Mattei nel 1952 e, come riporta lo stesso ufficio Stampa di ENI, è una vera e propria sintesi grafica che esprime forza, energia e ottimismo.

 

L’interpretazione ufficiale associa quattro gambe alle ruote dell’auto, mentre le altre due al conducente.

 

Ecco quindi che il simbolo di ENI altro non è che, sempre come sottolinea la stessa società energetica, una sorta di centauro moderno, che identifica il rapporto di simbiosi tra l’uomo, in questo caso l’automobilista, e la tecnologia, rappresentata dalla macchina, che rende più potenti e più efficienti i mezzi di locomozione.

 

Come detto prima, forza, energia e ottimismo.

 

Ne abbiamo davvero bisogno di questi tempi.

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Articolo pubblicato il 22/04/2020