Le piante sentono la musica? Suggestioni o fondatezza?

Plantasia: un bizzarro disco che divenne oggetto di culto

I primi esperimenti che studiarono gli effetti della musica sulle piante risalgono agli anni 40 e furono effettuati dalla Muzak corporation, una società colosso negli studi sulla musica.

In seguito, vennero svolti altri esperimenti coinvolgendo Mozart, Bach, il Rock, ecc..

Nei vegetali non ci sono organi paragonabili al cervello, quindi secondo alcuni studiosi, su di essi l’azione, ammettendo che ci sia, è di tipo diretto. Ovvero, la pianta non “ascolta” la musica, ma viene sollecitata dalle onde sonore.

Un po’ accade in India con il Sitar, uno strumento musicale composto da due serie di corde: una serie composta da 7 corde, sulle quali le dita del musicista agiscono direttamente, l’altra composta da 13 corde dette simpatetiche, che entrano in vibrazione come conseguenza del movimento delle prime.

Nel 1973, una certa signora Retallack, della quale non si conoscono eventuali titoli accademici, pubblicò un libro intitolato “The Sound of Music and Plants”, nel quale riferisce una serie di esperimenti da lei effettuati – mai confermati però dal mondo scientifico- secondo i quali le piante reagiscono in modi diversi in base alla musica a cui vengono sottoposte.

Per fare un esempio, il Rock apparse nefasto per le piante, in quanto il fusto si inclinò in direzione completamente opposta alla fonte sonora.
Positivo per la vegetazione sembrò essere invece il suono del sopracitato Sitar indiano. In altri esperimenti risultò positivo Mozart, mentre in altri di dimostrò come la musica classica moderna fosse invece negativa.

Nel 1976 anche Mort Garson si chiese la stessa cosa: le piante ascoltano la musica? Se sì, quale preferiscono?
Garson, pioniere della musica elettronica canadese scomparso nel 2008, compose proprio a questo proposito l’album Mother Heart’s Plantasia: musica di sottofondo da ascoltare in compagnia delle proprie piante da appartamento, entrando in una cosmica armonia con il verde.
Si trattava di musica stravagante, un po’ kitsch, ma estremamente orecchiabile.

Plantasia non ebbe molto successo, conseguenza forse della sua poca diffusione sul mercato; il disco veniva infatti dato in omaggio a chi acquistava una pianta in un negozio di Los  Angeles “Mother Heart” (letteralmente: madre terra).

Divenne un oggetto di culto solo nel 2019, riscoperto e ristampato dalla Scared Bones records.

19’40’’, una piccola etichetta londinese di musica classica contemporanea realizzò una versione acustica dell’album di Garson, facendola risplendere in tutta la sua grazia bizzarra, ripulendo le tracce da quella patina di elettronica vintage un po’ lounge.

In questi giorni, il tempo e la vicinanza con le proprie piante di casa non mancano.
Consigliamo quindi di approfittare di questo momento di immobilità per dedicare qualche minuto all’ascolto di entrambe le versioni di queste particolari sinfonie.

 

 

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Articolo pubblicato il 28/04/2020