Zlata Filipovic: Umile testimone della guerra etnica

L’Anna Frank di Sarajevo

Zlata Filipovic nasce a Sarajevo nel 1980. E’ solo una bambina quando la sua quotidiana realtà infantile viene scombussolata dalla guerra in Jugoslavia.

In questo terribile momento, Zlata trova nel suo diario un’amica alla quale poter confidare i propri segreti, le proprie angosce, i propri pensieri e sentimenti. Ne è così affezionata da chiamarlo per nome: Mimmy.

Sulle pagine del suo diario descrive quello che i suoi occhi da bambina vedono e a mala pena comprendono: la guerra scoppiata nella sua città che ha distrutto tutto, ha allontanato lei e altri milioni di persone dai propri parenti e amici. Racconta il coprifuoco, i bombardamenti, le corse con il cuore in gola per rifugiarsi con i genitori nel seminterrato buio e freddo, la mancanza di acqua e cibo, di luce elettrica e di gas.

Nel Diario di Zlata è scritto tutto quello che una bambina di 11 anni ha vissuto nel momento in cui la guerra è arrivata e le ha rubato l’infanzia.

Successivamente l’autrice ne autorizzò la pubblicazione, così che molti potessero leggere e capire cosa significhi la guerra per chi si trova a viverla. Ne furono vendute milioni di copie e venne tradotto in 35 lingue.

Nonostante l’importanza e l’insegnamento morale della sua opera, nelle scuole italiane non si parla di Zlata Filipovic.

Zlata scrisse sul suo diario:
“Alcune persone mi paragonano ad Anna Frank, e ciò mi sgomenta. Ho paura di fare la stessa fine.”

E in effetti, molti le aggiudicarono l’appellativo di “Anna Frank di Sarajevo”, anche se lei e la sua famiglia sopravvissero al conflitto riuscendo a scappare a Parigi, dove vissero per un anno.

Iniziò per lei una nuova vita: studiò e si laureò nel 2001 all’Università di Oxford.

Attualmente Zlava vive a Dublino e la sua testimonianza scritta continua a far riflettere ed emozionare lettori da tutto il mondo.

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 30/04/2020